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NUOVO Forum Restauro@Conservazione  /  Restauro carta  /  VELATURA
Spedito da: 488 (Guest), Ottobre 13, 2007, 10:32pm
Ho una decina di libri non preziosi, solo "vecchi", che vorrei consevare e sui quali vorrei provare la velatura con carta giapponese e colla Tylose, perchè la carta è di colore quasi marrone e si sbriciola solo a guadarla.
Mi è stato detto di cercare la carta giapponese color paglierino, ma l'ho trovata solo bianca, bianchissima, e una volta incollata lascia un "effetto nebbia" sulle pagine che non mi piace.
La negoziante mi ha consigliato di colorarla con the o caffè.
Avrei alcune domande e spero che qualcuno mi possa chiarire le idee!
1- Qual è il termine professionale per indicare questo tipo di danno della carta?
2- In quali problemi posso incorrere se tingo la colla tylose?
3- Quale colorante è meglio usare? il the e il caffè non mi convincono...

Grazie!
Santi Francesca
Spedito da: catia, Ottobre 18, 2007, 10:45am; Replica: 1
Ciao Eulalia,
la velina giapponese la puoi trovare da Ivano Francavilla 06.98.48.309 e-mail:ivanofrancavilla@infinito.it
Per quanto riguarda la "tintura" fai bene a non essere convita di quello che ti hanno detto, il mio consiglio è lascia perdere.
Spedito da: 488 (Guest), Ottobre 18, 2007, 8:05pm; Replica: 2
Grazie Catia per il numero che mi hai indicato, mi informerò al più presto!
Non è che mi sai dire qual è il temine tecnico del problema che hanno i miei libri e se la velatura è la soluzione giusta???
Ciao
Spedito da: catia, Ottobre 19, 2007, 2:56pm; Replica: 3
Ciao Eulalia,
il fatto che la carta sia marrone può dipendere da diversi fattori, ma credo che i tuoi libri siano "affetti" da imbrunimento, causato dal tipo di pasta di carta, probabilmente meccanica, che risulta essere particolarmente acida. Questa acidità, nel corso degli anni porta alla conseguente perdita di struttura della carta. Non so se esite un termine specifico per lo sbriciolamento della carta.
Catia
Spedito da: eflaia, Ottobre 20, 2007, 7:54pm; Replica: 4
Cara Eulalia,

Onde evitare troppi luoghi comuni penso che qualche chiarimento sia necessario. Se i libri in questione risalgono agli anni 20-60 del XX secolo è probabile che l'imbrunimento e l'infragilimento della carta dipendano principalmente dalla materia prima utilizzata (di solito pasta di legno) e dai procedimenti ad alta resa che impedivano la rimozione della lignina. A costo di essere molto "scolastico" e con molta approssimazione posso dire che il fenomeno dell'imbrunimento è dovuto all'ossidazione della cellulosa. La diminuzione della resistenza della carta è invece dovuta all'idrolisi acida che spezza le catene polimeriche della cellulosa... i sottoprodotti di questa reazione sono a loro volta radicali acidi e ossidanti e accellerano le reazioni cui accennavo.
Rinforzare la carta con una velatura non risolve il problema dato gli adesivi a base acquosa usati nell'intervento causano la migrazione dei radicali anche sulla velina che nel lungo periodo (qualche anno) si deteriora.
Esistono, è ben vero, alcune veline trattate con tampone alcalino ma sono molto costose e particolarmente bianche e opache.
Il concetto di utilizzare una velina non bianca ma giallognola è sensato dal punto di vista estetico perché si diminuisce il forte effetto di contrasto che le veline bianche provocano sulle carte scure.
L'uso di tannini (per esempio té) o coloranti (es. caffé) per tingere le veline  non è in genere accettabile accettabile per una buona conservazione. Però funziona (e se il materiale è di un privato e non ha valore non ne vedo problemi). La difficoltà sta nell'applicazione alle carte.
Esistono per la verità alcune alternative: la più ovvia è quella di usare speciali colori per la carta (proprio quelli che si usano nell'industria per preparare le carte colorate).
Molto importante è il tipo di adesivo che si sceglie: la tylose così diffusa in Italia, pur avendo interessanti proprietà in alcune applicazioni, provoca su questo specifico intervento sgradevoli effetti ottici. Molto meglio sono le colle a base di amido.
Mi permetto infine di criticare l'iniziativa di scrivere sul forum aperto (e non in un messaggio privato) il nome e l'indirizzo di uno dei vari (nè il migliore , nè quello con più scelta, nè il più economico) venditori di carte da restauro. Di nomi ce ne sarebbero altri: es. KAMI, CPR, CTS, Bresciani che cito per pura informazione senza voler fare alcuna pubblicità. Posso fornire a parte (se interessa) ulteriori riferimenti.
A parte questo: Eulalia se non hai pratica di restauro rischi di fare un pasticcio lavorando da sola. A meno che i danni in questione non siano limitati a poche pagine (e allora non credo che varrebbe la pena di intervenire) per risolvere in modo soddisfacente la questione occorrerebbe smontare i libri... e dopo una velatura sta pur sicura che non è facile rimettere le pagine nella legatura originale.
Spero di aver offerto un panorama meno generico della questione e scusate fin d'ora se mi sono permesso di esprimere delle opinioni così drastiche in merito alla questione.
Saluti

Enrico
Spedito da: catia, Ottobre 22, 2007, 8:31am; Replica: 5
Buongiorno Enrico,
la mia non voleva essere una pubblicità ad un fornitore, ma semplicemente, visto che spesso mi sono trovata in difficoltà nel reperire materiale, la via più breve per un contatto. I fornitori li conosciamo e allora che male c'è a nominarli? :)
A presto
Catia
Spedito da: eadg, Ottobre 23, 2007, 11:13pm; Replica: 6
Egr. Sig. Flaiani, la chiarezza della sua risposta ai dibattiti di Catia e Eulalia dimostra una competenza professionale indiscutibile, ma mi permetto di unirmi allo stupore di Catia nell'affermare che la citazione da lei criticata non aveva particolari riferimenti pubblicitari.
Piuttosto mi stupisco come lei invece pubblicamente esprima dei pareri commercialmente lesivi nei confronti della sopracitata ditta (che peraltro non conosco e sulla quale non so dare pareri) e poi non considera pubblcità invece la citazione pubblica degli altri fornitori da lei indicati.
E poi infine citare il nome commerciale del prodotto ("Tylose") non è anche questa pubblicità per l'azienda che lo produce?
Spedito da: 488 (Guest), Ottobre 24, 2007, 8:19pm; Replica: 7
Buonasera Sig.Enrico,
La ringrazio per il suo intervento e per avermi dato numerose indicazioni.
Effettivamente i miei libri risalgono agli anni 40-50 e sono libri che provengono da paesi stranieri (Russia, Polonia...) e, purtroppo, il problema si presenta su tutti i fogli.
Ho avuto occasione di effettuare delle velature di fogli singoli e da qui nasce l'idea di farla sui libri. Avevo pensato di smontarli e farli in seguito rilegare in una legatoria....ma leggere che  "Rinforzare la carta con una velatura non risolve il problema dato gli adesivi a base acquosa usati nell'intervento causano la migrazione dei radicali anche sulla velina che nel lungo periodo (qualche anno) si deteriora" ha decisamente gelato le mie intenzioni!
A questo punto devo considerarli irrecuperabili?
Proverò ad informarmi sulle veline trattate con tampone alcalino, ma mi sembra di capire che il problema sia anche negli adesivi a base acquosa.
A proposito, non conosco "colle a base di amido" si usano con la stessa procedura della Tylose?
Vedremo, ci penserò un po'.
Eulaia

Spedito da: eflaia, Ottobre 24, 2007, 9:38pm; Replica: 8
Cara Francesca (o Eulalia, o Eulaia),

Puoi darmi senza dubbio del "tu" omettendo titoli e signorie varie (il feudalesimo sembra fuori moda da un pò di tempo).... posso confermarti quello che ho scritto a proposito del deterioramento delle carte del XX secolo anche se, ovviamente, senza avere visto direttamente il tipo di problema non mi è possibile quantificarne l'entità reale. Per intenderci: può darsi che una carta su due dei tuoi libri si spezzi alla prima piega. O una su 10. Nel primo caso ti direi che l'intervento sarebbe estremamente costoso e difficilmente giustificabile se si trattasse di libri senza particolare valore (almeno affettivo). Nel secondo caso la faccenda sembrerebbe fattibile anche se il materiale non avesse particolare pregio. Non mi sento di dirti di considerare a priori come irrecuperabili i tuoi libri. Piuttosto, anche per serietà professionale, vorrei sconsigliarti di tentare interventi "casalinghi" e di mostrare il materiale a qualcuno più esperto di te su questi problemi.
La "dottrina" illustra che il miglior trattamento dovrebbe consistere in un lavaggio seguito da una deacidificazione. POI si può procedere alla velatura dei fogli (e solo a questo punto hanno senso problemi come la scelta delle veline e degli adesivi).
Purtroppo la descrizione del tuo materiale e alcuni accenni che fai qua e là mostrano che il problema non è di facile ed immediata risoluzione.
Il discorso della migrazione dei radicali acidi in presenza di soluzioni acquose (le colle in questione) è una realtà abbastanza poco discutibile. Inoltre nel precedente messaggio ho omesso di accennare alla (realistica) possibilità che anche la sporcizia presente sulla carta (e se i libri hanno 50 anni sta sicura che ce ne sta tanta) oltre a quegli strati superficiali di collatura e carta deteriorati possano lasciare evidenti e sgradevoli aloni sui tuoi fogli. Tutte queste sostanze devono essere eliminate dal lavaggio. La deacidificazione serve a neutralizzare le sostanze acide non idrosolubili presenti nella carta... e a lasciare il famoso tampone alcalino... come vedi non accenno neppure i problemi di ossidazione che necessiterebbero di ulteriori trattamenti.
Dal punto di vista del restauro, infatti, il solo intervento di velatura NON risolve il problema.
Mi sono permesso di suggerire la colla d'amido perché avendo un potere adesivo maggiore della Tylose e non formando un film che "lucida" la superficie altera meno l'aspetto esteriore della pagina trattata (aspetto fondamentale se l'interesse per i tuoi libri è di tipo estetico). Sarai sicuramente informata del fatto che l'amido è un apprezzato nutrimento da parte di alcuni insetti e batteri ma lo è anche la Tylose (anche se in misura minore). Certo se dopo tutto questo sforzo avessi l'intenzione di abbandonare i tuoi libri in una cantina umida e sporca ti consiglierei invece la Tylose....
La preparazione delle colle d'amido è molto diversa da quella della Tylose. Diversi sono il colore e la consistenza  dei preparati. Non diversissimo è invece l'uso nella velatura.
Spero di non averti scoraggiato troppo ma ho pensato che discutere su questo tema potesse esserti utile per una scelta "informata" sul da farsi.
Saluti
Enrico
Spedito da: eflaia, Ottobre 24, 2007, 9:51pm; Replica: 9
Caro Eadg,

La mia replica a Catia non verteva sull'invio del semplice nome di un'azienda (una delle varie, senza infamia e senza lodo) ma sul fatto che mi permetto di non ritenere equo l'invio sul forum pubblico di informazioni relative al diretto contatto dell'azienda stessa. Certamente mi rendo perfettamente conto che l'iniziativa non è stata presa a scopi pubblicitari (immagino che i moderatori sarebbero intervenuti) ma continuo a pensare che il canale del messaggio privato (perfettamente possibile in questo forum) sarebbe stato spazio più consono a tali informazioni.
Per quanto riguarda la Tylose non sono d'accordo: si tratta di un nome commerciale che qualifica un'ampia gamma di derivati della cellulosa dalle proprietà molto diverse (alcune sono solubili in acqua, altre in solventi organici). Il nome di per se stesso non permette di risalire all'azienda produttrice ed inoltre è utilizzato (con minime varianti grafiche) anche da aziende concorrenti che hanno immesso prodotti similari sul mercato.
Cordialmente,

Enrico
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