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NUOVO Forum Restauro@Conservazione  /  Restauro ligneo  /  antiche ricette
Spedito da: claudio marziali, Settembre 30, 2007, 9:19pm
mi rivolgo agli utenti di questo forum ed in particolare a chi ha una notevole esperienza nella formulazione e utilizzo di vernici oleoresinose . il problema è l'ambra e il come scioglierla.
l'ambra che è una resina fossile, compare spesso nelle formulazioni di antiche vernici. si scioglie per pirogeneazione ossia la si brucia portandola a temperatura elevatissima dopo di che la si fa sciogliere lentamente in olio. questo produce una vernice molto scura. Oggi si può produrla in sottovuoto e con questa tecnica si ottiene una vernice di colore giallo trasparente. Alcuni dicono che si possa sciogliere amche in alcool, io non ci sono mai riuscito, l'ho lasciata in infusione per mesi senza alcun risultato. voi cosa ne pensate? è possibile produrla diciamo in maniera artigianale nei nostri laboratori?

pensate che possa essere utile unire le nostre conoscenze relativamente alle oleoresine e in generale al trattamento e finitura del legno secondo quelle che possiamo definire antiche ricette?
Spedito da: claudio marziali, Settembre 30, 2007, 9:32pm; Replica: 1
ho spostato qui questo messaggio, parliamone

Citato da robertocamurri
Sono giunto alla conclusione che sarebbe importante, creare un data base di informazioni sulle tecniche usate dai partecipanti al forum, affinche tutti ne possano accedere, e da queste perfezionarle, per sempre una migliore proposta per il restauro conservativo, da offrire.
Una pagina, nel sito del forum, in cui si inserisce, metodi, ricerche, divise per categorie, cosi se un partecipante ha un problema in un determinato settore, entra nel data base, nella pagina delle tecniche di restauro che gli interessa, per cercare, per argomenti, la migliore azione da compiere.
Un archivio , dove immagazzinare le esperienze fatte.
Sar� un archivio di interesse per tutti  coloro che si avvicinano al restauro, con la testimonianaza di esperienze professionali.
Si pu� inserire una relazione sul restauro compiuto,  di ogni lavoro che il singolo professionista o amatore fa o che ha fatto, con la descrizione  di tecniche  di studio preparatorio, metodi preventivati e successivamente modificati, per talune e  altre cause, inseritesi durante la fase del restauro, con tutte le conseguenze che ne derivano, i prodotti utilizzati  singolarmente , e in associazione, una descrizione delle problematiche subentrate e lo sbilanciamento nei costi, le problematiche che si trova ad affrontare, per bilanciare la situazione , la descrizione delle vie burocratiche da prendere per effetture un lavoro, e i metodi da usare nelle modifiche che si riscontrano.
Relazioni sintetiche , ma chiare, per non appesantire.
Poi inserire alla fine , una risposta alla domanda, in che cosa potevo migliorare?
Questo per dare allo studente , all'appassionato e al professionista un aiuto per conoscere il mondo del restauro, e tutto il lavoro che viene svolto per dare bellezza all'arte del passato e la bellezza delle tecniche di conservazione, la risoluzione dei problemi.
Questo affich� resti un documento storico dei lavori di Restauro della nostra generazione, affinch� non vadano perse le conoscenze delle tecniche e i prodotti usati per il  restauro.

Roberto Camurri
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Ottobre 3, 2007, 9:04pm; Replica: 2
Mi spiace dover contraddire, ma la pirogenazione è un processo che consiste non nel bruciare la resina a temperatura altissima, ma nel portarla ad una temperatura poco più alta della sua temperatura di fusione, altrimenti, appunto, si brucia e diventa scura perdendo la maggior parte delle sue proprietà. Si tratta di un’operazione che, tutto sommato, è alquanto delicata e difficilmente eseguibile in una bottega artigiana, soprattutto, se pensiamo al passato, da artigiani il più delle volte analfabeti e privi di conoscenze scientifiche. E’ anche per questo motivo che non posso credere che gli artigiani del passato si confezionassero le vernici. Al massimo apportavano qualche piccola modifica personale, a volte anche importante per il risultato finale. Per esempio, al Megilp, la vernice più diffusa, gli artigiani erano soliti aggiungere cera d’api quando volevano usarla come fondo per la cera stessa, oppure aggiungevano altra resina nelle mani finali o altro tipo di resina quando volevano risultati particolari.
Certe resine si sciolgono con facilità lell'alcol, perdendo parte delle loro caratteristiche, altre no. L'ambra, che si estraeva anche sugli appennini, effettivamente difficilmente si scioglie lell'alcol.
Spedito da: alessandro sidoti, Ottobre 4, 2007, 7:58pm; Replica: 3
posso aggiungere una cosa ?
secondo me sarebbe molto interessante ampliare la questione delle ricette a tutti i settori... anche perchè farebbe scaturire nuove discussioni. rimane però un grande rischio : il bello di un forum è che è aperto a tutti ma allo stesso tempo abbiamo il rischio di perdere il contatto con gli utenti e soprattutto con l'uso (anche sbagliato) che potrebbero fare delle nostre ricette.
purtroppo le ricette sono armi a doppio taglio

ciao
Spedito da: claudio marziali, Ottobre 8, 2007, 12:24pm; Replica: 4
grazie pierpaolo per la precisazione, l'utilizzo dei termini corretti è importante, con "temperatura elevatissima", mi riferivo all'ambra e ai 320 gradi occorrenti per fonderla, e alla curiosità nata leggendo una tua risposta in cui dicevi di sciogliere in alcool l'ambra.

riporto una parte del testo. " Per esempio, ad una vernice del genere si può aggiungere senza difficoltà della cera, o una resina. Se voglio renderla più dura e translucida posso sciogliere dell’ambra in un po’ d’alcol e aggiungerla alla vernice:"
probabilmente intendevi sciogliere una vernice già pronta, tipo quella che si acquista da Zecchi.

circa i tuoi commenti sulla capacità degli artigiani nel farsi le vernici, possiamo solo ipotizzare. Io sono sicuro però di questa capacità, ho conosciuto un liutaio, sono passati ormai 30 anni e all'epoca questa persona era molto anziana, che preparava le sue vernici   con una metodologia molto molto complessa. Ci sono anche molti manuali antichi ( tra '600 e '800 ) che spiegano varie tipologie di vernici e la loro realizzazione. Il problema è che all'epoca c'era una cultura del fare ( non necessariamente letteraria) una conoscenza dei materiali che ormai si è persa. Oggi siamo obbligati ad usare i libri per imparare perchè mancano i maestri e il lavoro non si apprende più "rubandolo", intendento l'apprendimento attraverso l'osservazione.....anni di osservazione.
Spedito da: claudio marziali, Ottobre 8, 2007, 12:45pm; Replica: 5
concordo con te, ritengo che le antiche ricette siano un patrimonio e una fonte di conoscenze che non devono sparire. possiamo solo essere molto rigorosi nella compilazione, citandone le fonti letterarie e dando delle avvertenze.
secondo me non possiamo ritenerci responsabili di un eventuale uso errato.
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Ottobre 13, 2007, 9:53am; Replica: 6
Hai ragione quando dici che è importante usare termini precisi, ed hai ragione anche sulla temperatura di fusione dell’ambra. Sono stato inesatto come molte ricette che scambiavano per ambra certe copali. Il fatto è che sono fondamentalmente contrario ad esperimenti che il più delle volte sono condotti senza alcun criterio scientifico, in modo dilettantesco, ed, oltretutto, spesso basati su ricette il cui fondamento storico è incerto. Proprio a proposito di ambra, per esempio, molti sostengono che non sia stata usata prima dell’ottocento. Ho assistito a feroci discussioni sui termini usati dal De Mayenne, sulla sua succinte ecc. E l’ambra che veniva estratta sull’Appennino?
Non sono riuscito a rintracciarne per poterne fare una analisi chimica. D'altronde qualunque buon chimico sa che analizzando vecchie vernici i risultati sono sempre nebulosi; è quasi impossibile arrivare a stabilire con precisione quali resine contenessero. Insomma, mi sembrano questioni di lana caprina. Come mia filosofia di lavoro ho preferito scegliere una olioresina che reputavo “di tipo classico”, imparare ad usarla il meglio possibile in modo da sfruttarne tutte le possibilità, limitandomi eventualmente ad aggiunte di cere ed a variazioni sulle modalità di lavoro. Anch’io conosco un liutaio che sperimenta oli e resine. Anzi, il maggio scorso ho organizzato un seminario (Dalle antiche vernici ai moderni sistemi di pulitura) ed ho chiesto al mio buon liutaio di intervenire per parlare delle olioresine e dei suoi esperimenti. Ha avuto un successo che non mi sarei mai aspettato! Il pubblico era composto da professionisti del restauro ligneo, la cui sperimentazione era quasi nulla ed ha dimostrato un grande interesse verso quegli intrugli, la maggior parte dei quali non sono applicabili al mobile. Mi risulta che queste sperimentazioni ormai siano appannaggio dei liutai; non so perché, dal momento che anche loro in passato pare usassero soprattutto vernici già confezionate.  In quanto ai nostri bisnonni mobilieri, vi sono alcuni elementi che vanno tenuti presente: in primo luogo la difficoltà di reperire le materie prime ed il loro costo. In secondo luogo l’analfabetismo diffuso e conseguenti difficoltà di dosaggi e tempi delle preparazioni chimiche (concordo, comunque sulla loro grande conoscenza dei materiali). In terzo luogo le difficoltà tecniche che bisogna superare per ottenere una buona vernice.
Se analizziamo la pittura più antica e della quale sappiamo di più, la biacca, scopriamo che veniva fabbricata soltanto da un ristretto numero di ditte che facevano capo alle repubbliche marinare ed agli olandesi che si dividevano il mercato seguendo le più rigide regole del monopolio. Non capisco perché ciò non debba essere capitato anche per le vernici che si avvalevano sia per l’approvvigionamento delle materie prime, sia per la vendita, degli stessi canali. Che poi, come per la biacca che veniva venduta anche in polvere (e spesso le grandi botteghe la compravano ancora in blocchi facendola frantumare al vecchio –la figura del vecchio è importante anche nella società contadina dove veniva adibito a quei lavori di pazienza che era ancora in grado di svolgere, come affilare col martello le falci- ) per poi essere mescolata all’olio ed alle terre, anche certe vernici venissero vendute, come dire…grezze, cioè olio e resina, da addizionare a cere o altro, posso accettarlo, anzi, una quarantina d’anni fa, quando scoprii una bottiglia di Megilp nella bottega di un vecchio restauratore umbro, questi mi disse che quella fantastica vernice che non veniva più fabbricata, veniva usata anche come fondo per la cera, e per tale uso le si addizionava un pò di cera d’api.   Era una vernice tuttofare che veniva usata, con modalità diverse, dal fondo alla lucidatura.
Mi pare importante recuperare questo modo di “usare” le vernici, piuttosto che i loro precisi componenti, la ricerca dei quali mi pare  che non possa portare a risultati importanti. Ribadisco: non reputo importante se in una vernice vi è della elemi o della sandracca, se poi questa vernice non so usarla. E gommalacca e vernici moderne ci hanno portato a disimparare le tecniche delle olioresine.
Me ne rendo conto ogni volta che la faccio provare a qualche collega; la prima volta i risultati sono disastrosi, poi, dopo qualche consiglio, assisto all’entusiasmo.
pierpaolomasoni
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