Restauratrice / Laurenda Scienze Beni Culturali Nuovo utente
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Ho un problema con la brunitura dell'oro in una copia su tavola che sto realizzando. Dopo la doratura, a causa credo del caldo, il bolo si è asciugato molto più in fretta del previsto e adesso passandoci la pietra d'agata si graffia tutto e non si brunisce. A scuola mi pare che mi avessero detto che in questi casi si usava la paraffina.. Ho provato ma l'oro si macchia. Come posso fare?
Grazie
Ambra Nardi Restauratrice di dipinti e sculture lignee
Ciao Spiegati meglio che significa si graffia......non vorrei fosse la pietra d'agata sbeccata.......quella della paraffina io non la conosco...tienici informati.....prova a controllare la quantita di acqua all'interno del bolo, non vorei fosse quella che non ti da la possibilità di brunire...se metti troppa acqua asgiuga molto velocemente formando delle crettature ........sono quelli i tuoi graffi?.Dario
Restauratrice / Laurenda Scienze Beni Culturali Nuovo utente
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No, non è il bolo che cretta, e la pietra non è sbeccata. Ho steso 1 strato di bolo giallo e 4 di bolo rosso, fatto con le dosi che utilizzo sempre. Di solito con questo caldo dopo tre ore dalla doratura posso già brunire, solo che stavolta il tutto si è asciugato molto velocemente, il bolo non è più elastico e passando la pietra sull'oro questo non si brunisce e si creano dei graffi dove passo la pietra. Ho provato pietre di diverse forme ma non fa differenza. Sono disperata...
Ambra Nardi Restauratrice di dipinti e sculture lignee
Passato un certo numero di ore, dipende dal tempo metereologico, l'oro applicato tende a diventare sempre più difficile da brunire, fino a graffiarsi quando si tenta di farlo. In genere si fanno delle piccole prove e si cerca il momento giusto per brunire, che và dalle poche ore nelle giornate estive al giorno successivo per le giornate invernali. Non sapevo del sistema della paraffina, sapevo invece di intrporre un foglio di carta, le stesse veline separatrici dell'oro in foglia o della carta siliconata, ma non è la stessa cosa ovviamente... trascorsi poi alcuni giorni la brunitura risulta impraticabile. Molto dipende anche dalle modalità di applicazione dell'oro, dall'adesivo usato etc. temo che oramai ci sia poco da fare. Prova a sfregare un batuffolo di cotone, dovrebbe almeno eliminare le piccole grinze dell'oro se ci sono e dare un effetto matt.
ti stavo rispondendo e mi hai preceduto, scusa le ripetizioni... potresti descrivere la tecnica che usi: tipo di bolo, tipo colla , tipo di foglia (oro vero o falso etc.)
ti stavo rispondendo e mi hai preceduto, scusa le ripetizioni... potresti descrivere la tecnica che usi: tipo di bolo, tipo colla , tipo di foglia (oro vero o falso etc.)
Allora, utilizzo bolo armeno di una nota marca francese (penso non ci sia bisognio di citarla), colla di coniglio in grani 1:16 e foglia oro zecchino 23 3/4 kt
Comunque il discorso di cinnabrin mi è piuttosto chiaro... ormai penso sia impossibile brunire purtroppo...
Ambra Nardi Restauratrice di dipinti e sculture lignee
Scusate......ma io riesco a brunire d'estate in Puglia....(Santa Maria di Leuca).....quindi quasi Africa, anche dopo due giorni, e la metodologia è la stessa descritta da brina solo che la % della colla di coniglio non sò se è proprio 1:16, la faccio ad occhio.......non sò proprio che dire......provo a sparare una c....a L'ammanitura è troppo dura? visto che si creano dei graffi sull'oro?.........che strano.....però ti prego di tenerci aggiornati..... Dario
potrebbe dipendere da tante cose, gesso troppo duro, oppure fatto diverso tempo prima, qualche difetto nella colla, cotta troppo a lungo...non saprei. Non ho capito se usi la tecnica classica, cioè di bagnare solo con acqua il bolo oppure quella di metterci la colla anche prima di applicare la foglia. Anche il bolo della nota casa l'ho da tempo dimenticato a favore di un bolo in polvere di kremer principalmente per ragioni cromatiche, per i restauri però. Personalmente preferisco la colla di pesce, o al limite il bianco d'uovo alla colla di coniglio, molti doratori usano principalmente la colla di pesce anche per il gesso, che risulta più fragile ma si brunisce meglio.
Interessante al tua tecnica puoi spiegarcela nel dettaglio....e poi dove trovo il bolo che usi e in che tonalità si riesce a trovare....dacci più info ......
Il bolo in polvere che ti ho citato, se steso in strati sottili è più aranciato, quindi risolve molto spesso, anche se non completamente, la difficoltà legata alla differenza di colore del bolo, che in gnere sia quello della nota casa francese, che altre marche minori sono un pò troppo terrosi in confronto a quelli aranciati che si trovano nelle dorature antiche. Per trovarlo penso che se scrivi il nome che ti ho dato nella barra di ricerca di google tu possa facilmente risalire ad una nota e prestigiosa azienda tedesca nota per pigmenti di alta qualità. Le altre tecniche non sono personali ma sono state viste applicare da alcuni doratori. Il bianco d'uovo viene montato a neve,(la schiuma viene gettata via dopo 24 ore di riposo) Il liquido che si deposita sotto la schiuma, un pò diluito viene utlizzato per mescolare il bolo in polvere, (o quello in pasta) e in genere ci si riferisce a questa tecnica come alla tecnica "antica" anche se non sò darti precisi riferimenti. Mi è stato raccontato che i famosi conetti di bolo usati in passato erano preparati con il bianco d'uovo. Lo stesso liquido un pò più diluito si usa per applicare la foglia, anche se non escludo la possibilità di usare solo acqua. Trovo comoda questa tecnica nelle situazioni dove non si può o è scomodo portarsi il fornelletto e il bagno maria. Per la colla di pesce, dipende un pò dal peso delle stecche di per sè, personalmente uso tre stecche e mezza in mezzo litro di acqua, per il bolo. Per il gesso forse necessita di essere un pò più elevata la quantità di colla, ma non ho fatto abbastanza sperimentazioni in merito. Per applicare la foglia acqua da sola o addizionata di poca colla di pesce (1 terzo di stecca per mezzo litro di acqua). Fammi sapere come ti trovi.