Cennino Cennini nel suo libro dell'arte descrive la preparazione delle tavole a gesso e colla. Dopo l'incollaggio di una tela alla tavola (incamottatura) passaggio che spesso veniva tralasciato, seguiva uno strato di gesso grosso e colla e poi la stesura di anche 8 strati di gesso sottile misto a colla. Domando a chi ha analizzato preparazioni antiche: in genere lo spessore dellle preparazioni a gesso e colla nei dipinti su tavola a tempera del 300 e 400 è meno o di più di un millimetro? Che spessore avevano in genere? Uno spessore grosso della preparazione garantisce una miglior solidità al dipinto e meno crettature?
Ciao Fabio, il restauro fornisce l'occasione migliore per studiare la "materia e la maniera" di un dipinto, liberato dalle vernici tarde e dalle ridipinture.>Il colore originale appare in vista, offrendosi ad un'osservazione accurata e approfondita. lo studio di risultati, di analisi chimico fisiche eseguite su campioni di colore prelevati nel corso del restauro da alcuni dipinti su tavola del Bergognone. il numero dei prelievi è stato esiguo ma mirato e sufficente a mettere in luce alcuni aspetti del dipingere del Bergognone. Nella tavola di Sant'Ambrogio e in quella della Crocifissione, entrambe datate 1490, la preparazione, stesa sul supporto ligneo come base al colore, risulta composta da gesso e colla animale secondo la tecnica tradizionale. Lo spessore non supera i cento micrometri. Si notano due strati sovrapposti: la preparazione tradizionale, composta da gesso e colla animale, spessa circa un centinaio di micrometri; uno strato sovrammesso omogeneo e compatto, di spessore uniforme (30 - 40 micrometri), composto da carbonato di calcio e colla animale. il carbonato di calcio , usato come preparazione nei dipinti fiaminghi coevi, è del tutto insolito in opere italiane di questo periodo. Il motivo del suo impiego al di là delle alpi è il clima più umido, causa prima di una rapida alterazione del gesso. forse una sperimentazione o una replica delle tecniche fiaminghe. In tutti i dipinti sulla preparazione si osserva una sottile stesura di biacca ( 5 - 20 micrometri): ha funzioni di impermeabilizzazione e cossente inoltre di ottenere particolari effetti di luminosità, qualora sia ricoperta da pennellate traslucide. E a volte unita a pigmenti colorati... spero di esserti stato d'aiuto.
Affreschista Conoscitore Tecniche del Restauro Alessandro FIGUS
Per quanto rigurda la crettatura (craquelure) hanno varie cause ancora non totalmente indagate. sono costituite da caratteristiche linee visibili sulla superficie dei dipinti, causate da screpolature e rotture dello strato pittorico. Le screpolature provocate dal ritiro del colore sono dovute all’essiccamento ed all’ossidazione. I granuli dei pigmenti agiscono come tanti punti fissi ancorando il colore al fondo ed obbligandolo, quando si ritira per l’essiccamento, a fratturarsi scorrendo sulla preparazione liscia. Le crettature da ritiro si presentano come fessure, che possono superare il millimetro, ed interessano lo spessore del colore ed a volte superficialmente lo strato di preparazione; ma non raggiungono mai strati profondi rimanendo superficiali. Per tale motivo esse tendono ad essere dello stesso colore della preparazione. L’entità di tali crepe dipende dalla tecnica usata dal pittore. Esse possono assumere vari andamenti: a reticolo, a pelle di coccodrillo, a spirale; Vi sono poi le microcrettature, che si possono generare negli strati delle riprese dopo la prima stesura, e quelle da pennellata, che si formano nel punto dove il colore è più sottile all’interno della pennellata. Le crettature da ritiro sono più frequenti nei dipinti eseguiti tra il Seicento e l’Ottocento, più raramente in quelli precedenti; compaiono nelle pitture italiane del Cinquecento e del Seicento, che già utilizzava l’olio di noce soggetto a ritiri, in alcune lacche, come i rossi nelle tavole medioevali, e di rado nei fiamminghi del Quattrocento. Spesso le ridipinture, i ripensamenti e le copie successive presentano crettature da ritiro più evidenti. E mia personale opinione, che uno spessore grosso della preparazione non garantisce una miglior solidità al dipinto e meno crettature.
Affreschista Conoscitore Tecniche del Restauro Alessandro FIGUS
Esistono preparazioni del '300 - '400 anche più spesse di 1 mm (talvolta comunque sono più sottili).
Ti riporto la fotografia della sezione di un microcampione prelevato da una tavola di un pittore piemontese della seconda metà del '400 che abbiamo analizzato qualche anno fa.
Ho scelto questa sezione perchè non è sempre facile o possibile distinguere i singoli strati di preparazione ma in questa sezione si distinguono nettamente (al SEM si ottenevano immagini ancora più chiare).
Nella foto, in basso puoi vedere due strati di preparazione a "gesso grosso" spesse circa 2-300 micron. Più sopra si distinguono almeno 5 stesure di gesso a macinazione più minuta e di spessore dell'orine di grandezza dei 100 micron. Ancora più sopra uno strato probabilmente a base di colla animale e quindi lo strato pittorico spesso circa 20 micron.
Mi scuso per la risoluzione piuttosto bassa della foto e per la sfocatura ma per tenere dimensioni ridotte sul forum ho dovuto ridimensionare l'immagine. Mi sembra che comunque le stesure che ho descritto continuino ad essere chiaramente distinguibili.
Per quanto riguarda le crettature il dipinto comunque ne aveva anche se era complessivamente in buono stato di conservazione.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
Vi ringrazio tantissimo per le vostre risposte molto esaurienti. Mi sono state molto d'aiuto nel comprendere meglio le tecniche antiche sulla preparazione delle tavole e sull'origine delle crettature. Grazie!