Bhe non è che la chimica si usa...
...è proprio infelice come espressione...
la chimica ci aiuta a capire "cosa succede" (il fenomeno) e una volta che capiamo cosa succede possiamo sfruttare i fenomeni a nostro vantaggio, cercare di arrestarli, modificarli, ecc...
Nel caso dell'affresco credo che il fenomeno principale sia la carbonatazione del substrato che permette al pigmento di fissarsi ad esso. L'efficacia con cui il pigmento si lega dipende dalla composizione chimica dei pigmenti... alcuni sono adatti a fissarsi e non danno alcun problema altri nell'ambiente dell'affresco (che è molto basico) si dempongono e/o si alterano.
Per quanto riguarda la conservazione e la diagnostica mi sembrano anche molto importanti il fenomeno di solfatazione dovuto alle pioggie e alle nebbie acide e i fenomeni di dissoluzione e ricristallizzazione di sali e il controllo microclimatico di temperatura e umidità che svolgono un ruolo fondamentale in questo contesto...
Particolare attenzione poi va riservata alle zone "a secco" che pur non essendo strettamente ad affresco spesso ne completano e armonizzano l'immagine e sono spesso chimicamente molto differenti dall'ambiente circostante (gli affreschi ad esempio tollerano abbastanza bene l'acqua e le sue soluzioni mentre le riprese a secco spesso sono solubili in soluzioni acquose).
Di fondamentale importanza per il restauro degli affreschi sono inoltre gli studi di compatibilità riguardanti i materiali da impiegare (compatibilità chimica e anche fisica, soprattutto in termini di permeabilità al vapore). Come non citare tutti gli studi ad esempio riguardanti il metodo Ferroni (o metodo del bario) o più recentemente gli studi per il consolidamento con nanoparticelle di idrossido di calcio? o le migliaia di articoli scritti sull'uso di un vecchio prodotto come il Paraloid B72, con tutti i suoi pro e i suoi tanti contro...
Ma a tutte queste cose non devi guardare come "alla chimica" o all'"uso della chimica"... l'idrossido di calcio è il componente base della calce che ti serve per fare l'intonaco, elementi più "esotici" come il bario sono comunque di origine naturale e piuttosto diffusi, (il bario è presente ad esempio in molti dei pigmenti industriali che usi per dipingere...), il paraloid è un polimero, ok, una plastica... ma ormai quanti sono gli oggetti in plastica che usiamo quotidianamente?
non stiamo parlando di alieni... stiamo parlando di cose che ci circondano e che abbiamo usato migliaia di volte con la più completa naturalezza... si tratta solo di capire cosa fanno quando le mettiamo insieme e come usarle, magari con i più svariati espedienti, al fine di ottenere i risultati voluti senza avere pericolosi effetti collaterali... |