A poche settimane dalla conclusione dei costosissimi lavori di restauro della Galleria Principe di Napoli, annunciata dall'amministrazione locale come il nuovo salotto della città, si ammirano già gli straordinari effetti del pessimo intervento di restauro estraneo ad ogni metodologia di conservazione dei Beni Culturali. E' avvenuto un vero e proprio scempio! Le parti basamentali in pietra lavica (piperno grigio) presenti sui tre ingressi Galleria Principe di Napoli (patrimonio mondiale Unesco) sono stati completamente verniciati con pitture di colore nero!!! A tutti quelli che amano l'arte, la storia e il restauro invito a vedere i video e a leggere l'articolo che riporto:
Per chi fosse interessato a comprendere nelle mani di chi sono finiti i nostri beni culturali invito a leggere la risposta data dalla Romeo Group (che ha eseguito questo "intervento")
ROMEO GROUP: "In merito a quanto pubblicato sul restauro effettuato dalla Romeo sulla Galleria Principe a Napoli pensiamo sia necessario puntualizzare alcuni aspetti. Qualunque attività di trasformazione e di restauro della galleria Principe di Napoli è per legge sottoposto all’approvazione preliminare ed all’alta sorveglianza in fase esecutiva da parte della Soprintendenza ai Beni architettonici di Napoli; il restauro attualmente in fase conclusiva è stato regolarmente autorizzato da tutti gli enti preposti e l’esecuzione è stata costantemente supervisionata dai funzionari di zona della Sovrintendenza a garanzia del rispetto delle norme di conservazione dei beni culturali. Tutte le scelte operate nel restauro della galleria Principe di Napoli sono basate su un metodo scientifico ampiamente applicato nella prassi operativa del restauro in campo mondiale, fondato sull’indagine stratigrafica e sulle prove di pulitura dei materiali compositivi. In particolare, le parti basamentali in pietra lavica sono state ripulite dalle incrostazioni e dalle scritte deturpanti; l’intervento è stato particolarmente difficoltoso poiché le vernici sono risultate tenaci, profondamente permeate nei pori della pietra lavica e resistenti anche all’applicazione di impacchi di solventi specifici. Il trattamento finale è consistito nell’applicazione a pennello di apposito preparato protettivo trasparente antiscritta e antiaffissioni adatto per supporti lapidei; qualunque tecnico con un minimo di esperienza nel restauro dei monumenti conosce la differenza tra una vernice nera e un protettivo trasparente applicato su pietra. Il prodotto protettivo utilizzato nel restauro della galleria è resistente alle aggressioni atmosferiche e chimiche soprattutto di tipo acido e rende estremamente difficile l’applicazione di scritte e graffiti. Pertanto costituisce una valida protezione del materiale costitutivo delle zoccolature lapidee della galleria esposte agli agenti atmosferici ed alle azioni vandaliche particolarmente aggressive nella zona, senza costituire alcun pericolo per la salute del monumento e senza alterare il colore di base della pietra lavica già di per sé di colore grigio scuro prossimo al nero. Vogliamo infine sottolineare che nelle varie fasi dei lavori di restauro della galleria Principe di Napoli i funzionari della Sovrintendenza hanno effettuato numerosi sopralluoghi al fine di controllare l’esecuzione, approvare le scelte metodologiche e coadiuvare la Direzione Lavori nella valutazione dei saggi di pulitura e delle prove di colore; tutti gli interventi della Sovrintendenza sono documentati con verbali, comunicazioni d’ufficio e note sui documenti di cantiere
MI sono "permesso di contro replicare... CONTRO DEDUZIONE DI MARCELLO MOTTOLA
"In merito al dibattito sorto a riguardo del restauro dei basamenti in piperno dei portali d’ingresso della Galleria Principe di Napoli, il Comitato Civico di Portosalvo ritiene manifestare perplessità per l’operazione di restauro e ritiene opportuno fare chiarezza su alcuni punti. In commercio esistono due esempi di prodotti “antigraffito”. I primi vengono definiti antigraffiti sacrificali e sono tutti quei prodotti che una volta applicati sulla superficie da proteggere vengono eliminati con la pulizia della scritta (quindi ogni volta che si elimina la scritta è necessario ripristinare anche il trattamento). I secondi sono detti antigraffiti permanenti e sono tutti quei prodotti che non vengono solubilizzati dal solvente utilizzato per rimuovere la vernice dei graffiti e che mantengono la loro efficacia anche dopo una serie successiva di puliture. Questi ultimi, trattandosi di prodotti inizialmente formulati per l'edilizia civile e industriale, non sempre rispondono ai requisiti richiesti per il restauro e la conservazione dei beni culturali. Nel corso di questi anni il Laboratorio di Prove sui Materiali dell’I.C.R. (Istituto superiore per la Conservazione il Restauro) ha condotto una serie di sperimentazioni sui prodotti antigraffito quali cere, polimeri siliconici, polimeri fluorurati, poliuretani, al fine di stabilire quali siano i prodotti maggiormente compatibili nel campo dei Beni Culturali. Da tali studi sono emersi che per l’intervento sulle facciate di monumenti proposti a tutela, i prodotti antigraffito - compatibili e efficaci anche per un azione idrorepellente, oleorepellente, destinati a proteggere supporti dalle aggressioni provocate dalla penetrazione dell’acqua, dei grassi (inquinamento) e delle vernici (graffiti da vernici spray) - sono sostanze non aggressive che penetrando nel supporto per capillarità impediscono all’acqua, ai grassi ed alle vernici di penetrare all’interno dei materiali trattati mantenendo la struttura microporosa delle pietre piroclastiche e lasciando quindi respirare il supporto. Dalla semplice osservazione visiva dei basamenti in piperno, si possono notare vistose colature di “liquido” nero e non di “apposito preparato protettivo trasparente”, in netta contraddizione con le finalità di restauro filologico al fine di garantire integrità stilistica e salvaguardia della valenza storico-formale, il Comitato Civico di Portosalvo sottolinea che tale applicazione non risponde minimamente ai parametri quali la non interferenza visiva, l'inerzia chimica e biologica, oltre che la reversibilità esposti negli studi condotti dall’ ICR, in quanto il materiale visibile ad occhio nudo non è incolore e ha alterato massimamente le caratteristiche cromatiche del supporto trattato."
l'articolo di l. marconi dal corriere del mezzogiorno il comitato sicuramente sa più di me, è attendibile quello che si dice riguardo agli operai che per chiudere il cantiere e fare presto verniciano di nero? se si allora si può procedere contro la ditta esecutrice per inadempienza al progetto esecutivo?
ancora, il comitato ha contattato la Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO? a giugno si riuniscono gli stati membri dell' Unesco a Siviglia, e pare che il riconoscimento del centro storico di Napoli come patrimonio mondiale dell'umanità verrà messo in discussione
l'articolo di l. marconi dal corriere del mezzogiorno il comitato sicuramente sa più di me, è attendibile quello che si dice riguardo agli operai che per chiudere il cantiere e fare presto verniciano di nero? se si allora si può procedere contro la ditta esecutrice per inadempienza al progetto esecutivo?
ancora, il comitato ha contattato la Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO? a giugno si riuniscono gli stati membri dell' Unesco a Siviglia, e pare che il riconoscimento del centro storico di Napoli come patrimonio mondiale dell'umanità verrà messo in discussione
mi dispiace per quello che sta succedendo a Napoli, ma non so più cosa pensare
Le fonti sono attendibili e la questione degli operai che spiega l Marconi è realmente accaduta.per quanto riguarda la domanda sul procedere tramite procura...rinvio la questione ai membri più esperti di questo forum...
Sarebbe molto interessante poter esaminare la scheda tecnica del prodotto messo sul basamento in piperno lavico.
Edgardo Pinto Guerra. Moderatore. Autore del volume "Risanamento di murature umide umide e degradate" Ed D Flaccovio 2008 Consulente murature storiche edgardopg@gmail.com
Sarebbe molto interessante poter esaminare la scheda tecnica del prodotto messo sul basamento in piperno lavico.
Indubbiamente si!!!Ma non credo proprio che la ditta in questione sia interessata a fornire agli organi di stampa la prova di questo intervento scempio... bisogner attendere la risposta della Sovrintendenza: se conferma o no la versione della Romeo che dice che questo "intervento" stato autorizzato dai Sovrintendenti...
«Vernice sui blocchi di piperno sbagliate le tecniche di restauro»
La polemica Il Comitato Portosalvo: un vero scempio L’impresa: lavori a regola d’arte
Restaurata ma danneggiata. Dopo tre anni di restyling architettonico ed artistico, la galleria più antica del capoluogo partenopeo non sembra ricordare i suoi antichi fasti, secondo quanto denunciato dal Comitato Civico di Portosalvo. A pochi giorni dalla riapertura ufficiale della Galleria Principe di Napoli, avvenuta lo scorso 27 maggio con un ritardo di due anni rispetto al previsto, piovono critiche sulle azioni e le tecniche di risanamento sia dell'area interna che del porticato antistante lo storico monumento ottocentesco. Sotto accusa sarebbero le azioni di intervento di restauro definite «estranee ad ogni metodologia di conservazione dei Beni Culturali», come il risanamento avvenuto sui basamenti d'ingresso della Galleria, patrimonio mondiale dell'Unesco. Si tratta di blocchi di pregiato piperno, una pietra vulcanica tipica della Campania, che sono stati ricoperti da una vernice lucida e nera, alterandone il colore originale e minacciandone la traspirazione, con la possibilità che negli anni possano verificarsi gravi danni alla struttura della pietra, come spiega Antonio Pariante, presidente del Comitato che ha definito il restauro «un vero e proprio scempio». A giudicare dall'occhio dei più esperti, secondo quanto testimoniato da Marcello Mottola e Marianna Vitello, restauratori professionisti aderenti al Comitato, «la verniciatura è contro qualsiasi norma di restauro, perché non realizzata con materiali compatibili e reversibili e potrà essere rimossa solo con azioni abrasive». Se all'interno della galleria mancano le rifiniture ed il recupero artistico sembra improvvisato, all'esterno sono visibili aree con intonaco degradato, pavimentazione scheggiata e infiltrazioni d'acqua coperte da vernice, ma soprattutto balconate pericolanti messe in sicurezza da alcune recinzioni per la caduta di pietre e ciottoli di marmo, le cui tracce sono ben visibili sul marciapiede sottostante, anch'esso recintato ma puntualmente adibito a parcheggio selvaggio di motorini. Mentre esplode la polemica, la Romeo Gestioni - responsabile del restauro - assicura che il trattamento protettivo antiscritta applicato ai supporti lapidei è stato effettuato nel rispetto delle norme di conservazione dei beni culturali.
l'articolo di l. marconi dal corriere del mezzogiorno il comitato sicuramente sa più di me, è attendibile quello che si dice riguardo agli operai che per chiudere il cantiere e fare presto verniciano di nero? se si allora si può procedere contro la ditta esecutrice per inadempienza al progetto esecutivo?
ancora, il comitato ha contattato la Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO? a giugno si riuniscono gli stati membri dell' Unesco a Siviglia, e pare che il riconoscimento del centro storico di Napoli come patrimonio mondiale dell'umanità verrà messo in discussione