restauro libri antichi, stampe,legatoria artistica Utente anziano
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Buongiorno a tutti!
Avrei bisogno di un consiglio, l'altro giorno in laboratorio un cliente mi ha portato un piccolo disegno metà ottocento inizio novecento fatto con inchiostro manoscritto (sembra china o qualcosa di simile). Durante un precedente restauro qualche tempo fa era stato sbiancato, a detta del cliente con acqua ossigenata, il risultato è che ora l'inchiostro è diventato color giallo-bronzo e in qualche punto il disegno è quasi scomparso. Esiste un modo per ravvivare il colore dell'inchiostro? Per cercar in qualche maniera di far tornare il disegno visibile. Qualsiasi suggerimento è ben accetto.... grazie a tutti!
dovresti essere più sicura del tipo di inchiostro, anche se dubito che ci possano essere qualche trattamento, più probabilmente sarebbe possibile fare uso di qualche tecnica di restauro virtuale per poter vedere il disegno senza interagire con l'originale, ma immagino che non sia proprio di tuo interesse. intanto ti metto il link a un'altra discussione recente sul riconoscimento degli inchiostri http://www.forum-restauro.org/forum/m-1237962714/s-4/ inoltre potresti postare delle foto così da facilitarci un saluto Ale
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non mi dire così! speravo che qualcuno tirasse fuori dal cilindro qualche strana pozione magica! In giornata cerco di mandarvi le foto, grazie comunque Stella
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Ecco una foto del disegno, spero che sia decente. Qui non si vede bene però in alcuni punti l'inchiostro è un pò più scuro in altri e quasi giallo...consigli? Un mio amico restauratore mi ha suggerito di provare a tamponare con dell'acido citrico in soluzione acquosa al 5%....che ne dite? Stella
Il disegno sembra fatto a bistro. Ovviamente visti i dubbi sulla qualità della resa del colore sul mio schermo non posso pronunciarmi con sicurezza. In effetti essendo un disegno moderno anche le possibilità di un inchiostro metallo gallico o persino di una seppia non sono del tutto trascurabili. Certamente l'aspetto "sbiadito" cui fai cenno contribuisce proprio a suggerire l'idea che si tratti di un bistro (in pratica si tratta di un infuso di fuliggine ottenuta dalla combustione della legna di faggio, con o senza legante). In teoria potresti verificarlo col test sul Fe2+ di Neevel ma in pratica vi sono dei casi di risposta positiva in caso di inchiostri "inquinati" da particelle metalliche del pennino o del calamaio. L'identificazione migliore è quella al microscopio, possibilmente avendo accanto confronti sicuri. Sinceramente, a costo di apparire presuntuoso o antipatico, non capisco cosa il tuo amico "restauratore" pensi di ottenere tamponando con una soluzione acquosa di un acido organico.... soprattutto se dici che il foglio ha già subito una sbianca ossidante all'acqua ossigenata. Mi viene in mente che, magari per un'errata associazione di idee o di materiali, il "restauratore" possa aver scambiato il tuo probabile pigmento per un colorante sbiadito... e stia considerando l'acido citrico come una sorta di fissativo. Se l'inchiostro del disegno è un pigmento (bistro o seppia) rischi semplicemente di sciogliere tutto. Se è un inchiostro metallo gallico non ottieni nulla, anzi l'acido può agire da sequestrante sottraendo gli ioni metallici e sbiadendo il disegno ancora di più. In tutti i casi, comunque, deteriorerai la carta. Se hai la pazienza di leggere la letteratura moderna sul restauro della carta potrai notare che da molti decenni si scoraggia qualunque intervento diretto con soluzioni acide. In realtà la questione che hai illustrato è piuttosto delicata e meriterebbe un approfondimento maggiore: vorrei quindi chiederti se sono state fatte rilevazioni di pH sulla carta e se hai verificato l'eventuale presenza di fenomeni di fluorescenza agli UV. Certamente, dal punto di vista etico, ti sconsiglio di ricorrere a trucchi o segreti di bottega per ottenere un buon effetto temporaneo (come la già citata sbianca ossidante) ma deleterio sul lungo periodo.
Io consiglierei di fare almeno una riflettografia e una immagine della fluorescenza UV per tentare di vedere se vi siano segni divenuti invisibili ed eventualmente applicherei altre tecniche di imaging non distruttivo.
Dopo aver documentato tutto mi limiterei a fare un restauro digitale e conserverei il disegno originale il più possibile al riparo dalla luce, in ambiente controllato e al riparo da fonti di degrado.
E' molto accademico, lo so, ma in un caso così io non mi sentirei di toccarlo con nulla per paura che scompaia del tutto (nel breve o nel lungo periodo) e se, nonostante le cure, si perdesse comunque, le tracce documentali potrebbero rivelarsi preziose.
Mi pare di aver capito che è di proprietà privata quindi temo che il cliente potrebbe non comprendere bene un intervento del genere... in ogni caso di più non mi sento di consigliare.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
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....scusate se non mi sono fatta più sentire...riprendendo le file del discorso su sul disegno originale mi consigliate di non far nulla in poche parole. Per il resto... mea culpa... non ho fatto nessuna rilevazione del ph della carta ne tantomeno ho la possibilità di fare tutti gli altri test suggeriti dovete tener conto che ho un piccolo laboratorio, abito in una zona (provincia di Ancona) che non offre strutture di riferimento per qualsiasi tipo di restauro e infine la committenza è privata...che ovviamente pretende la minima spesa e il massimo risultato! A questo punto ho un'altra domanda..su praticamente tutti i testi di restauro per sbiancare suggeriscono (storcendo la bocca!) le sostanze classiche... acqua ossigenata, l'ipoclorito di sodio o di calcio....ma qual'è il metodo meno invasivo? Mi potete consigliare qualche articolo di riferimento? Grazie buona giornata Stella
Gli sbiancamenti sono in genere metodi di restauro piuttosto invasivi. NOn andrebbero fatti e basta. La foto che tu hai inviato sembra mostrare la carta in buone condizioni. Quindi sarebbe inutile sbiancare ancora. Per completezza aggiungo che oltre alle sbianche ossidanti che hai citato ne esistono pure di riducenti, molto meno dannose ma pure meno efficienti (e più costose). Potrei citare quella al boridruro di sodio (che però ingrigisce la carta) o quelle al tert-metil-ammino borano (esteticamente migliore della precedente ma abbastanza costosa). Potresti leggere gli articoli pubblicati dalla Bicchieri (in inglese) su Restaurator dove sono discussi gli effetti di vari composti. Nel tuo caso io però lascerei stare: mi limiterei ad una deacidificazione non acquosa dal verso e restituirei tutto quanto al committente magari facendogli notare che per i miracoli non sei attrezzata... né lui può permettersi di pagarli. Saluti
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Scusate se riapro la discussione, non vorrei insistere ma mentre cercavo tutt'altro in un manuale degli anni ottanta per ravvivare inchiostri suggerivano un bagno in una soluzione di acqua distillata e ammonio di zolfo al 2% per qualche secondo seguito da un lavaggio piuttosto prolungato (più di 10 minuti ) sempre in acqua distillata. Oppure sempre con la stessa percentuale ma sotto forma di vapore. Le foto del prima del dopo ( un disegno dell'inizio del '900) del restauro erano buone. Che ne dite?Io continuo ad essere un pò perplessa... buona giornata Stella
Il solfuro d'ammonio (credo che sia questo il nome corretto del composto chimico di cui parli) è stato studiato fino dai primi anni del '900 come sistema per ravvivare gli inchiostri FERROGALLICI ( e solo quelli) sbiaditi.
Se vuoi puoi divertirti a leggere cosa ne scriveva Casanova nel 1928... [...]I solfuri, adoperati per trasformare il ferro dell' inchiostro in solfuro di ferro, che, per essere nero, annerisce e fa risaltare la scrittura, hanno generalmente il difetto, appunto perchè ridanno forza alsolfuro di ferro, vale a dire alla combinazione alla quale giustamente s'imputano i danni della corrosione della materia scrittoria, di ricreare un fomite di distruzione per questa materia. Inoltre, come il loro nome indica, contengono una parte sia pure piccola di zolfo che, combinandosi, si trasforma in acido solforico, corrosivo potente ancora della materia scrittoria. Tuttavia, poiché questi effetti non sono immediati, né si vedono subito, e, per contro, il ravvivamento si manifesta immediatamente, diffusa è l'applicazione del migliore di tutta questa classe, vale a dire del solfuro di ammonio.[...] (Eugenio Casanova, Archivistica, Sina 1928 pp. 108-109
Insomma, non sperare di trovare ricette miracolose andando a pescare nella manualistica antica. Ci hanno già provato e i risultati sono stati disastrosi. Un manuale degli anni '80 (non ce ne dai il titolo né la'utore, peccato... potrebbe esser il Johnson) è sicuramente obsoleto per la parte riguardante gli interventi chimici. I contenuti hanno valore puramente storico o di curiosità.
La storia sarebbe lunga e te la voglio fare breve... soprattutto perché non ci hai ancora detto che tipo di inchiostro hai a di fronte. Ritengo che sia la cosa più importante da appurare. I test non mancano e sono relativamente economici.
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Grazie Enrico come sempre le tue risposte sono chiare, quando ho scritto avevo molti dubbi poi ho fatto qualche ricerca qua e la è ho trovato diversi articoli del 1953 circa del Santucci (sul sito dell'Instituto di Patologia) e a quel punto le incertezze sono triplicate... quanto basta per accantonare l'idea! Buona giornata e grazie ancora Stella