ciao, io penso che Roberto metta troppa carne al fuoco con troppi argomenti che sono bisognosi di analisi distinte: per quanto concerne la visione di restauratore-artista il discorso è molto delicato. La disciplina del restauro vuole che il restauratore, nello strudio dell'opera da restaurare, ne estragga i valori che ritiene propositivi per le presenti e le future generazioni e li riproponga. Perchè ciò avvenga debbono essere verificate alcune condizioni: l'autenticità documentale, il valore storico e subordinatamente artistico etc.. E' evidente che il restauratore apporta del proprio nell'operazione, ma è anche vero che questo proprio deve restare in sottolettura tale da non inficiare il valore documentale dell'opera. Altra cosa è l'arte dove l'artista utilizza un mezzo per comunicare un proprio mondo interiore. E' evidente che le due cose non hanno alcuna possibilità di convivenza. un approccio artistico in una operazione di restauro, a mio sommesso avviso, è quanto di più sbagliato possa esserci. Per quanto attiene alle tecniche da utilizzare il ragionamento è più complesso: per quella autenticità documentale richiamata, le tecniche devono essere quanto meno mimetiche possibile e più reversibili possibili, proprio per discretizzare la lettura tra "l'oriiginale" e "l'operazione di restauro". Questo, tuttavia non deve confliggere con una visione unitaria dell'oggetto del restauro che deve conservare un apetto "gradevole" alla vista. Quindi quali tecniche utilizzare? Il regionamento si complica ulteriormente perché anche le tecniche tradizionali o antiche hanno un loro valore e, quella del restauro, è l'officina che le tiene in vita. Qundi anche queste sono un valore degno di conservazione ed esercizio. In definitiva, penso che esse vadano privilegiate a patto di non utilizzarle per fini mimetici e guardando sempre al criterio della massima reversibilità. Una ultima considerazione è quella di esercitare un accanimento terapeutico; sappiamo che questi beni non possono resistere all'infinito; viene anche per loro il momento in cui l'unica scelta possibile è l'archeologizzazione che conclude la sua storia in termini di restauro, iniziando quella della pura conservazione. ermanno di ferrante  |