Salve a tutti, vorrei porvi un quesito! Parlando di lucidatura a gommalacca, sento dire che alcuni usano olio di lino cotto, altri olio paglierino, altri ancora olio di vasellina, e ognuno asserisce i propri motivi!A parte l'olio di vasellina che ritengo sia troppo "grasso" e mi ha dato problemi di affioramento, uso gli altri due ma non ho ben chiari pregi e difetti! L'olio di lino polimerizza a differenza di quello paglierino, che ,per contro, si disperde nel legno e non si sà che fine faccia;usando l'olio di lino, per quanto detto prima, c'è il rischio che si leghi alla vernice...!!Ma è un rischio e un male??Io vedo che la superficie che stò lucidando si "riempie" prima, assume una pienezza e una compattezza che l'olio paglierino non mi dà!!! Vorrei che qualcuno mi dicesse se esiste UNA VERITA', e per quale motivo è tale....o se è tutto a discrezione dell'utilizzatore! Grazie a tutti!
Ciao Valerio e grazie di aver risposto!Non ho capito bene (scusa ma sono un pò ottuso) che c'entra la cera con la gommalacca... Io parlavo di olio che si usa a gocce in fase di lucidatura, quello da mettere sul tampone!Come la usi la cera con la gommalacca?Ti riferisci al dopo?cioè una passata di cera dopo la lucidatura a gommalaccca? Grazie, Marco
In effetti il problema è se sia meglio, durante la lucidatura a tampone, usare un olio minerale, cioè un olio che non catalizza e che, quindi, ha il solo scopo di facilitare lo scorrimento del tampone, oppure usare un olio vegetale che catalizzando conferisce maggiore resistenza alla gommalacca. Posto così il problema sembrerebbe di facile soluzione. Vi sono però pro e contro. Senz’altro un olio come quello di lino cotto conferisce più brillantezza, ma può avere qualche problema dovuto alla lenta essicazione se si esagera nelle dosi. Inoltre probabilmente non è filologicamente corretto: gli artigiani dell’800 vivevano l’inizio dell’industrializzazione con tutti i suoi retaggi. Era importante realizzare lavorazioni veloci e non aveva più molta importanza la durata dell’oggetto, quindi è probabile che la maggior parte di loro optasse per l’olio minerale. Vi è poi il discorso turapori. Su ciò ho più certezze. La consuetudine di dare un fondo di gommalacca a pennello seguito da pagliettatura è senz’altro moderna ed i risultati sono scadenti. Le vernici tipo Megylp, vernici cioè olioresinose, sono state usate diffusamente sino agli inizi del 900, e come fondo per la gommalacca vanno benissimo, conferendo una protezione totale al legno ed una tonalizzazione più calda della gommalacca. Inoltre, se date a regola d’arte, la successiva lucidatura risulta molto più semplice e veloce. Che poi ogni bottega avesse le sue varianti è indiscutibile. Per esempio se si deve trattare un legno particolarmente poroso basta aggiungere alla vernice una piccola quantità di cera d’api che andrà a chiudere i pori molto bene; vi era poi chi aggiungeva piccole quantità di altre resine, per esempio sandracca per aumentarne la brillantezza. È l’artigiano che in base alle proprie attitudini ed al proprio gusto sceglierà quelle varianti e quelle modalità che gli permetteranno di raggiungere il risultato voluto, ed anche, perché no? di sbagliare. pierpaolomasoni
Grazie P.Masoni, era questo quello che volevo sapere! P.S:ho acquistato da pochi giorni il suo libro "Le antiche vernici per il legno"...complimenti! Marco
Dottore in Chimica - Consulente Restauro Moderatore
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giusto una puntualizzazione al tuo bell'intervento, Pier Paolo:
cosa intendi esattamente con olio minerale che non catalizza e olio vegetale che catalizza?
Non so se ho inquadrato cosa volevi comunicare, in ogni caso forse può essere utile riassumere le diverse tipologie di oli usate nel restauro e nella pittura differenziandoli da un punto di vista chimico:
OLI MINERALI:
Si tratta di frazioni ottenute dalla raffinazione del petrolio. Sono miscele non ben precisate costituite principalmente di idrocarburi alifatici più o meno ramificati e/o insaturi e contenenti in generale anche idrocarburi aromatici. La nomenclatura è varia a riguardo, tra i nomi più comuni ricordiamo white spirit, ragia minerale, mineral spirit, odourless spirit, aquaragia minerale, ecc... le paraffine o cere minerali sono frazioni delle stesse tipologie di idrocarburi ma a maggiore peso molecolare.
In generale la struttura principale degli oli minerali e delle cere minerali non contiene esteri ne atomi di ossigeno.
Gli oli minerali non hanno proprietà siccative, e tendono a evaporare completamente nel tempo senza lasciare residui anche se in alcuni casi questo processo può risultare particolarmente lento.
OLI VEGETALI:
Si tratta in generale di trigliceridi, ovvero di glicerina esterificata tre volte con acidi grassi. I più comuni residui di acidi grassi negli oli vegetali sono relativi ai seguenti acidi:
saturi (non contengono doppi legami C=C):
acido laurico (12 atomi di carbonio) acido miristico (14 atomi di carbonio) acido palmitico (16 atomi di carbonio) acido stearico (18 atomi di carbonio) acido arachidico (20 atomi di carbonio)
insaturi (contengono uno o più doppi legami C=C, detti anche insaturazioni):
acido miristoleico (14 atomi di carbonio, 1 insaturazione) acido palmitoleico (16 atomi di carbonio, 1 insaturazione) acido oleico (18 atomi di carbonio, 1 insaturazione) acido linoleico (18 atomi di carbonio, 2 insaturazione) acido linolenico (18 atomi di carbonio, 3 insaturazione)
Alcuni oli vegetali possono essere definiti siccativi, tendono cioè a trasformarsi in un solido nel tempo (seccare).
Tra questi il più importante è l'olio di lino seguito da altri oli, forse meno famosi, come l'olio di noce, l'olio di papavero e l'olio di tung (quest'ultimo è l'ingrediente "segreto" della vernice cinese ed è molto più siccativo dell'olio di lino).
Tra gli oli vegetali che non hanno spiccate proprietà siccative abbiamo ad esempio l'olio di oliva, l'olio di semi di girasole, l'olio di colza, l'olio di palma, ecc.
Gli oli siccativi sono caratterizzati del fatto di diventare solidi nel tempo mentre i non siccativi rimangono indefinitamente liquidi. Si può spiegare questo comportamento da un punto di vista chimico, infatti gli oli siccativi contengono molti residui di acidi grassi insaturi che a causa dell'interazione con l'ossigeno atmosferico tendono a reagire gli uni con gli altri nei siti in cui sono presenti le insaturazioni. A causa di questo comportamento si forma un vero e proprio reticolo che da taluni è definito linossina ed è in sostanza una sorta di "polimero". E' questa sostanza reticolata che rimane nel legno e gli dona le proprietà di lucentezza e resistenza che conosciamo e di cui si parlava nella precedente replica.
Ovviamente non tutti gli oli vegetali sono siccativi e molti sono quindi destinati a non conferire alcuna proprietà permanente se non fastidiose macchie mai perfettamente asciutte.
Le cere naturali presentano alcune somiglianze con gli oli in quanto in generale presentano anch'esse una struttura ricca di esteri
Per quanto riguarda la "catalisi" l'unica circostanza che mi viene in mente in questo contesto è il fatto che alcune sostanze catalizzano (cioè accelerano) il processo siccativo. Tra queste particolarmente importanti sono i composti contenenti piombo e rame che essendo presenti in molti pigmenti influenzavano le scelte degli artisti e degli artigiani che talvolta li aggiungevano alle loro miscele.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
A discolpa di un tale lapsus posso solo addurre il fatto che dopo giorni di lavoro con resine epossidiche (nei confronti delle quali ho sviluppato forti allergie, quindi sono costretto a lavorare in condizioni "spaziali") la catalizzazione diventa sogno e desiderio. Grazie per la tua precisa sintesi. pierpaolomasoni