Ciao, vorrei sapere come si prepara il Paraloid b72. Ho trovato tante schede tecniche e tante applicazioni pratiche, ma nessuna spiegava le modalità per far scioglere le perline per ottenere il preparato da diluire tra i 4 e 5%. Oltre nel nitro e nell'acetato di etile, con che cosa si può diluire il Paraloid B72? Grazie per le spiegazioni !
molto semplicemente uso il paraloid diluito con l'acetone per avere una rapida evaporazione del solvente ed una più veloce azione della resina.Si può usarla anche al 2-3% come diluizione, facendo diversi passaggi controllando attentamente la superficie affinchè non si crei una pellicola "plasticosa". diluizione al 4% : 4 parti di resina 96 di solvente roberto ilengo restauratore dipinti su tela e tavola CIAO!
Ciao Roberto, per primo ti ringrazio per la celere e concisa risposta. Appunterò che si può diluire ance il Paraloid con l'acetone, così la fase di polimerizzazione può avvenire un tantino prima. Usi sempre l'acetone per sciogliere le gocce di paraloid? Mi è stato detto che poi il preparato prima di essere diluito deve "riposare" per uno due giorni, ti risulta? mv
Le "perline" di resina ,messe nella giusta percentuale insieme all'acetone,in un recipiente di vetro debitamente chiuso ermeticamente , le metto a "riposare" sul termosifone (non caldissimo) per favorire lo scioglimento. Dopo 12-15 ore se il preparato si è perfettamente risolto è pronto all'uso. non comprendo cosa intendi - per gocce di paraloid-
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Ciao,
il mio consiglio sul Paraloid è questo: prima di scegliere il solvente da usare, è importante, a mio avviso, conoscere la sensibilitá/reazione della superficie da trattare con il Paraloid ai vari tipi di solventi. Io ho una buona esperienza con il toluene e l'etanolo. Il toluene scioglie le perline nell'arco di qualche ora (il passaggio di lasciar "riposare" dopo lo scioglimento non ha senso) ma è molto lento nell'evaporazione dopo l'applicazione - perciò se si deve trattare una superficie sensibile o molto assorbente, si dovrá forse stare attenti all'uso di questo solvente. L'etanolo scioglie le perline nell'arco di 24 ora circa, ma è più idoneo se l'evaporazione dopo il trattamento deve essere veloce. Anche se un po' in ritardo, spero di esserti stata utile. Buon lavoro! Elisabetta Bosetti
Riguardo alla domanda dell'architetto, la risposta è che il PARALOID B72 risulta insolubile in WHITE SPIRIT e mi risulta che sia quasi insolubile anche con l'ETANOLO . Comunque sono daccordissimo con elisabetta nel valutare a monte la reazione del solvente usato.sulla superficie da trattare.
Dottore in Chimica - Consulente Restauro Moderatore
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Marta, Le soluzioni di Paraloid dopo essere state stese NON POLIMERIZZANO ma semplicemente perdono il solvente e tornano pertanto a solidificarsi. Facciamo un passo indietro.
Vai dal tuo fornitore e chiedi Paraloid B72 in perline (anche dette gocce o pellets; il Paraloid B72 è il più usato ma puoi chiederne altri). Una volta acquistato il prodotto potrai scegliere il solvente in cui scioglierlo.
E' importante puntualizzare (perchè non sei l'unica che può avere dubbi a riguardo) che il Paraloid B72 in perline che tu acquisti è già polimerizzato! è già un copolimero statistico di due monomeri (metile acrilato e etile metacrilato). I monomeri sono i componenti che in seguito alla polimerizzazione diventano il polimero venduto nelle perline che molti di noi conoscono. La polimerizzazione, in senso lato, richiede particolari condizioni di temperatura, pressione, catalisi, ecc e pertanto è una reazione che nel caso del Paraloid avviene a monte della vendita e viene portata avanti, in generale, nei laboratori della Rohm & Haas.
Esistono comunque studi di "Polimerizzazione in situ di monomeri acrilici" per far si che la trasformazione da monomeri a polimeri avvenga direttamente sul manufatto da trattare. Tali studi in Italia sono stati portati avanti soprattutto dall'Università di Genova dal gruppo del Prof. Pedemonte. In quell'ambito l'uso dei monomeri al posto del polimero vuole avere lo scopo di migliorare drasticamente la penetrazione del consolidante in quanto la soluzione di monomeri dovrebbe essere di gran lunga "meno viscosa" rispetto alla soluzione di polimero. Dopo polimerizzazione si dovrebbe ottenere un polimero abbastanza simile a un Paraloid (dipende comunque anche dai rapporti tra i monomeri e dai monomeri scelti) i limiti dovrebbero essere insiti nella non sempre facile attuazione delle condizioni di polimerizzazione e nelle loro possibili conseguenze.
Torniamo alle nostre perline pre-polimerizzate che acquistiamo dal nostro fornitore di prodotti per restauro. Queste gocce vengono disciolte in un solvente. Per un uso generico ti consiglierei acetato di butile, acetato di etile o acetone lasciandole immerse una notte o più nel solvente. Questi solventi dovrebbero permetterti di ottenere diversi effetti in relazione soprattutto alle diverse velocità di evaporazione. Il tutto, ovviamente, dipende anche dalle concentrazioni (quantità di Paraloid per litro di solvente). Puoi anche aggiungere altri diluenti come etere di petrolio, ligroina, cicloesano, white spirits... che essendo poco polari non sono dei veri e propri solventi del Paraloid (se ci metti direttamente le perline non si sciolgono). Un discorso simile (eccettuata la diversa polarità ) si potrebbe fare per gli alcol (il Paraloid B72 è parzialmente solubile in alcuni alcol).
Sconsiglierei per motivi di pericolosità solventi aromatici come toluene, xilene, ecc. proposti in altri messaggi o l'uso del nitro. Anche il White Spirits, se impiegato, deve essere scelto dearomatizzato e con residui minimi di aromatici (inferiori allo 0,1 %).
Scelta la miscela di solventi desiderati (utilizzando ad esempio il triangolo di solubilità) potrai fare un gran numero di prove per verificare gli effetti ottenuti. Dopo di ciò potrai finalmente usare il tuo Paraloid. Ricordandoti che quando diventa nuovamente solido è solo la conseguenza dell'evaporazione del solvente e non è avvenuta una polimerizzazione.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
@roberto: per -gocce di paraloid- intendo le "perline" di resina.
+1 @elisabetta nel la scelta del solvente a secondo del supporto da trattare...
@marco: grazie per la nota sulla polimerizzazione; mi hai illuminato un aspetto importante e ho trovato conferma i varie schede consultate. ho scaricato la scheda tecnica del prodotto sul sito della societa produttrice http://www.rohmhaas.com/assets.....ds/paraloid_b-72.pdf e ho letto che chè una brochure sugli solventi, però la cerco ancora.
ho notato bene anche le precauzioni in quanto la pericolosità per gli operatori a dover usare certi solventi, e guarderò gli esiti degli esperienti fatti da Pedemonte ed il suo Staff.
tranquilizzo tutti che non intendo dare io, il paraloid, ma era per comprendere il metodo di preparazione del prodotto in vista di un progetto di restauro, nella letteratura specialistica spesso tante cose si danno per ovvio.
grazie per le delucidazioni preziose, ritorno ai miei libri (Chimica e restauro di Enrico Pedemonte e La chimica nel restauro di Moles e Matteini) per studiarci su!
Buongiorno, è il mio promo messaggio e spero di aver fatto correttemente: ho bosogno delle delucidazioni sull'uso del paraloid nel ... bonsai. Si avete capito bene :nel bonsai. So che gia qualcuno ha fatto delle cose ma vogli sentire i Vs. pareri. Nei bonsai di conifere (in particolare dei ginepri) ci sono sempre delle ampie zone di legna secca , frutto delle tecniche d'invecchiamento, e quando questa e' a contatto con il terreno, nel tempo tende a marcire. Secondo Voi e' possibile fare dlle mocroinfiltrazioni con siringhe o altro? Premetto che non ho ancora mai usato il paraloid e per ora non so nemmeno dove trovarlo qui a Novara. Altri problemi potrebbero essere dovuti al solvente che potrebbe danneggiare la chioma o penetrare nel terreno e far morire la piante. c'e qualcuno che sa darmi delle delucidaziono su come si puo usare il prodotto? ciao paolo scarafiotti
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Ciao e benvenuto, per far parte di questa community devi completare la tua firma nel centro utente, diversamente verrai escluso dal forum da parte dell'admin. Troverai tutte le informazioni nella sezione istruzioni.
Riguardo alal tua richiesta, non ho trovato informazioni "scientifiche ' rispetto all'uso di paraloid sui bonsai. Sono molto incuriosita dalla tua domanda. Come prima riflessione, mi verrebbe da dire che il solvente deve essere il meno invasivo possibile, perche' dobbiao andare ad agire su una materia vivente.
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Buongiorno, sono una ragazza di venticinque anni della provincia di Varese e sono un' aspirante restauratrice. Questo è una sorta di primo messaggio di presentazione, spero di non averlo postato in un luogo inadatto, daltronde non ho trovato una sezione di presentazione corrispondente. Inizio subito con il complimentarmi per l'ideazione e la gestione di questo forum, davvero un serviizo utile per poter discutere di problematiche tecniche, formazione, normative in materia di restauro...ho già trovato tantissime informazioni utili e sono piacevolmente sorpresa delle disponili risposte date dai professorie e dai chimici qui presenti. Spero di poter contribuire anch'io alle discussioni e credo che avrò presto molte domande da porre... Grazie per l'attenzione. Valentina
Sono perplesso... personalmente penso che la cosa più "giusta che si possa fare" è chiamare il distributore italiano della ROHM & HAAS, che ha un tecnico che Vi spiegherà come fare le soluzioni, con che tipo di solvente e a che concentrazione massima ci si può spingere. Se il moderatore mi autorizza, posso darvi il numero di telefono e il nome dell'interlocutore tecnico.
Cari amici, posso aggiungere alla discussione che il B-72 è solubile in solventi con fd tra 40 e 70, ossia in moltissimi solventi, dal dimetilsolfossido (consigliato solo per la rimozione del vecchio Paraloid e non per l'applicazione) all'etere etilico. Abbiamo quindi vasta scelta tra solventi tossici o nocivi (nitro, toluolo, xilolo, DMF, diacetonalcool, clorurati di tutte le razze...) a quelli che danno meno preoccupazioni sotto il profilo salute (acetone, etile acetato e butile acetato). Personalmente consiglio il Dowanol PM: buona solubilità, bassa viscosità, tossicità accettabile, e odore sopportabile, in alternativa al butile acetato che, assieme a tante buone qualità, ha un odore veramente eccessivo! Ciao Leonardo Borgioli
Stiamo affrontando il restauro di una superficie parietale dipinta a tempera su cui circa 20 anni fa è stato effettuato un intervento di emergenza con velinature e Paraloid B72. Ora il Paraloid ha causato l'inscurimento e ingiallimento di tutta la superficie trattata, con il classico effetto a caramello. Per eliminarlo abbiamo pensato al dimetilsolfossido. E' giusto? Ci sono esperienze in oggetto? Altre soluzioni? Grazie anticipato per le risposte
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secondo me essendo a tempera la superfice sottostante il dimetilsolfossido non ti conviene perchè potrebbe intaccare il substrato.
Credo che l'acetone potrebbe essere meno pericoloso in questo senso. Il Paraloid B72 conserva generalmente una buona reversibilità (in senso di possibilità di ridissoluzione) quindi non dovrebbe essere difficile da scogliere... ovviamente se lo rimuovi ed era stato steso per consolidare e proteggere potrebbe accadere che la superficie sottostante risulti molto fragile e di fatto quasi impossibile da non danneggiare... dovrai utilizzare tutte le accortezze per evitare sfregamenti e abrasioni.
Di più non saprei dirti senza aver visto il caso.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
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Abbiamo provato con l'acetone, ma si presentano sbiancamenti molto evidenti della superficie...il Paraloid è stato steso anche dove non serviva e con pochissima cura e nelle parti più critiche effettueremo un preconsolidamento. Grazie
Dottore in Chimica - Consulente Restauro Moderatore
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credo che lo sbiancamento possa essere dovuto alla velocità di evaporazione dell'acetone... se provi con altri solventi più lenti nell'evaporare (tipo metil etil chetone, etil acetato, butil acetato...) credo che dovresti riuscire nell'intento senza ottenere superfici sbiancate.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
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Premetto che, come Marco, ritengo superficiale dare consigli cosi' specifici senza aver visto la superficie. Posso fare quindi solo alcune considerazioni generiche. Sarebbe bene chiarire preliminarmente la composizione e lo spessore dello strato della tempera, e la sua attuale resistenza, per valutare meglio cosa fare. Alcuni tempere murali hanno resistenza molto elevata, ed il problema fondamentale e' rappresentatao dal distacco corticale dall'intonaco e non da una fragilita' o polverulenza della superficie. Altre sono completamente decoese. Altre ancora sono cosi' resistente che, dopo un'accorto preconsolidamento, e' possibile lavorare con pochissimo carbonato di ammonio ben supportato e successivo lavaggio con adeguata azione meccanica (per esempio su tempere alla caseina). Su una superficie x soggetta a restauro che preveda successive fasi di protezione e/o verniciatura, l'effetto di sbiancamento dovuto all'uso dell'acetone durante la pulitura puo' essere, a seconda del caso, secondario. Su una tempera murale, invece, rappresenta un grosso problema, per l'impossibilita' di farlo retrocedere in seguito. Nel dipinto murale, (ed i restauratori lo sanno bene ) e' comune riscontrare che molti solventi tendano a provocare sbiancamenti o variazioni di tono (saturazione e/o scurimento) piu' o meno evidenti sulla superficie, sopratutto se la superficie e' molto assorbente e/o porosa. Puoi provare ad utilizzare i solventi alternativi che ti ha suggerito Marco, ma fai molta attenzione all'effetto cromatico che ottieni, perche' con molta probabilita' rappresentera' quello finale. Devi quindi immaginarlo moltiplicato per tutta la superficie, amplificato e /o modificato dalla luce presente nell'ambiente. In poche parole, possibili correzioni saranno rappresentate solo da un ritocco pesante della superficie, da intendersi, su partiture piatte come piu' o meno ampie velature di colore. Per quanto anche questo rappresenti un compromesso, per l'impossibilita' di effettuare un lavaggio accurato della superficie post trattamento, io al tuo posto mi orienterei sulle soluzioni addensate. Sono le uniche che ti consentono di lavorare localmente e selettivamente senza dover esercitare un'azione meccanica eccessiva sulla superficie. Inizia con una qualsiasi soluzione addensata cui venga aggiunto poco acetone, (sino a rifiuto). Tieni conto che con un po' di accortezza si riesce quasi sempre ad aggiungere un po' di acetone (e se sei bravo anche alcol) a quasi tutte le soluzioni addensate comuni, anche a quelle che in genere sono destinate solo a sol. acquose. Cio' che cambia e' la quantita' che riesci ad addensare, a volte molto piccola. Ti consiglio di provare con l'acido poliacrilico (componente base dei solvent gel di Wolbers) o, se riscontri una certa sensibiita' agli alcoli, la klucel g. Valuta bene tu, in base alla porosita' della superficie, se interporre un foglio di carta giapponese oppure no e che tipo di lavaggio risulti piu' adatto/fattibile. Se la superficie della tempera e' stabile e compatta, anche un rammollimento e' un buon risultato, puoi poi passare alla rimozione meccanica con topaccioli di cotone.
Come riferimento, ancora una volta, il libro di Wolbers e di Cremonesi. N.B. il costo dell'intervento, con questa procedure, potrebbe risultare piu' elevato rispetto ad una classica pulitura di superficie murale.
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Intanto grazie per i consigli, tutti molto utili. Purtroppo la superficie in oggetto, ha subito un profondo degrado a causa di percolamenti acquosi, che hanno provocato efflorescenze saline molto evidenti. Secondo noi, vista la reticenza della proprietà a dirci la verità..., abbiamo subito intuito, anche a seguito delle analisi (FTIR), la presenza di resine acriliche (Paraloid B72), che, come è ovvio, invece di bloccare l'efflorescenze, hanno creato una barriera molto spessa che ha causato danni irreversibili. Ci sono aloni e perdita della pellicola pittorica (il Paraloid impediva la fuoriuscita dell'acqua e quindi essa ha provocato piccoli e numeroso crateri) . Ho seguito i corsi del Dott. Cremonesi sulle soluzioni addensate. Proverò con quelle meno forti (vedi solvente acetone), per poi passare al dimetilsolfossido. I tempi e le modalità di contatto li vedremo di volta in volta. Vi farò sapere, incrociando le dita.
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte Moderatore
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Ho capito perfettamente la situazione in cui ti trovi, purtoppo temo che ti fara' penare .... In alternativa a Klucel g o al Carbopol puoi provare ad usare il nuovo carbogel (soprattutto se ci sono problemi di risciacquo e vuoi un addensante che sia poco adesivo e quindi piu' facile da rimuovere), la cui preparazione in cantiere potrebbe risultare piu' pratica. Attenta alla consistenza e che non ci sia polvere sulla superficie, altrimenti in verticale potrebbe scivolare. In tutti e tre i casi non dovresti avere problemi ad addensare il DMSO.
In caso, in seguito, puoi sostituire alla Klucel G della comune metilcellulosa, se la superficie e' molto ampia e ci sono limiti di budget al capitolo di spesa. (sempre in base al lavaggio che vuoi fare)
Valuta tu se siamo ancora in uno di quei casi in cui e' possibile pensare ad una rimozione-consolidamento superficiale contemporaneo, con uso di eteri di cellulosa. Temo di no per l'effetto barriera di paraloid che descrivi.
Le ricette puoi trovarle sugli appunti del corso di P.C.
Fammi sapere.
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Purtroppo il Carbogel addensa principalmente acqua con piccole percentuali di solventi polari come il DMSO, ed è un pò difficile da applicare in verticale. Anche se è l'addensante più semplice da rimuovere, forse in questo caso è più semplice lavorare con il buon vecchio Carbopol (in tutte le sue reincarnazioni), magari addensando una miscela alcool/DMSO con l'Ethomeen C25. Mi spiace andare contro un "figlio" (il Carbogel), ma i limiti sono i limiti! Leonardo Borgioli
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Purtroppo si, come ho gia' scritto nel messaggio precedente, tende a scivolare. Se ti puo' far piacere saperlo, posso dirti che in diversi casi siamo riusciti ad usarlo, ad esempio sugli ornati. Dopo un certo tempo comunque collassa, ma aiuta impacchettarlo con la pellicola trasparente. Non sapendo se la superficie descritta sia completamente piana o no, l'ho suggerito tra le prove da effettuare. E' chiaro comunque che e' l'artificio a tenerlo insieme. Attendiamo fiduciosi un secondogenito.
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro