Stiamo affrontando il restauro di una superficie parietale dipinta a tempera su cui circa 20 anni fa è stato effettuato un intervento di emergenza con velinature e Paraloid B72. Ora il Paraloid ha causato l'inscurimento e ingiallimento di tutta la superficie trattata, con il classico effetto a caramello. Per eliminarlo abbiamo pensato al dimetilsolfossido. E' giusto? Ci sono esperienze in oggetto? Altre soluzioni? Grazie anticipato per le risposte
secondo me essendo a tempera la superfice sottostante il dimetilsolfossido non ti conviene perchè potrebbe intaccare il substrato.
Credo che l'acetone potrebbe essere meno pericoloso in questo senso. Il Paraloid B72 conserva generalmente una buona reversibilità (in senso di possibilità di ridissoluzione) quindi non dovrebbe essere difficile da scogliere... ovviamente se lo rimuovi ed era stato steso per consolidare e proteggere potrebbe accadere che la superficie sottostante risulti molto fragile e di fatto quasi impossibile da non danneggiare... dovrai utilizzare tutte le accortezze per evitare sfregamenti e abrasioni.
Di più non saprei dirti senza aver visto il caso.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
Abbiamo provato con l'acetone, ma si presentano sbiancamenti molto evidenti della superficie...il Paraloid è stato steso anche dove non serviva e con pochissima cura e nelle parti più critiche effettueremo un preconsolidamento. Grazie
credo che lo sbiancamento possa essere dovuto alla velocità di evaporazione dell'acetone... se provi con altri solventi più lenti nell'evaporare (tipo metil etil chetone, etil acetato, butil acetato...) credo che dovresti riuscire nell'intento senza ottenere superfici sbiancate.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
Premetto che, come Marco, ritengo superficiale dare consigli cosi' specifici senza aver visto la superficie. Posso fare quindi solo alcune considerazioni generiche. Sarebbe bene chiarire preliminarmente la composizione e lo spessore dello strato della tempera, e la sua attuale resistenza, per valutare meglio cosa fare. Alcuni tempere murali hanno resistenza molto elevata, ed il problema fondamentale e' rappresentatao dal distacco corticale dall'intonaco e non da una fragilita' o polverulenza della superficie. Altre sono completamente decoese. Altre ancora sono cosi' resistente che, dopo un'accorto preconsolidamento, e' possibile lavorare con pochissimo carbonato di ammonio ben supportato e successivo lavaggio con adeguata azione meccanica (per esempio su tempere alla caseina). Su una superficie x soggetta a restauro che preveda successive fasi di protezione e/o verniciatura, l'effetto di sbiancamento dovuto all'uso dell'acetone durante la pulitura puo' essere, a seconda del caso, secondario. Su una tempera murale, invece, rappresenta un grosso problema, per l'impossibilita' di farlo retrocedere in seguito. Nel dipinto murale, (ed i restauratori lo sanno bene ) e' comune riscontrare che molti solventi tendano a provocare sbiancamenti o variazioni di tono (saturazione e/o scurimento) piu' o meno evidenti sulla superficie, sopratutto se la superficie e' molto assorbente e/o porosa. Puoi provare ad utilizzare i solventi alternativi che ti ha suggerito Marco, ma fai molta attenzione all'effetto cromatico che ottieni, perche' con molta probabilita' rappresentera' quello finale. Devi quindi immaginarlo moltiplicato per tutta la superficie, amplificato e /o modificato dalla luce presente nell'ambiente. In poche parole, possibili correzioni saranno rappresentate solo da un ritocco pesante della superficie, da intendersi, su partiture piatte come piu' o meno ampie velature di colore. Per quanto anche questo rappresenti un compromesso, per l'impossibilita' di effettuare un lavaggio accurato della superficie post trattamento, io al tuo posto mi orienterei sulle soluzioni addensate. Sono le uniche che ti consentono di lavorare localmente e selettivamente senza dover esercitare un'azione meccanica eccessiva sulla superficie. Inizia con una qualsiasi soluzione addensata cui venga aggiunto poco acetone, (sino a rifiuto). Tieni conto che con un po' di accortezza si riesce quasi sempre ad aggiungere un po' di acetone (e se sei bravo anche alcol) a quasi tutte le soluzioni addensate comuni, anche a quelle che in genere sono destinate solo a sol. acquose. Cio' che cambia e' la quantita' che riesci ad addensare, a volte molto piccola. Ti consiglio di provare con l'acido poliacrilico (componente base dei solvent gel di Wolbers) o, se riscontri una certa sensibiita' agli alcoli, la klucel g. Valuta bene tu, in base alla porosita' della superficie, se interporre un foglio di carta giapponese oppure no e che tipo di lavaggio risulti piu' adatto/fattibile. Se la superficie della tempera e' stabile e compatta, anche un rammollimento e' un buon risultato, puoi poi passare alla rimozione meccanica con topaccioli di cotone.
Come riferimento, ancora una volta, il libro di Wolbers e di Cremonesi. N.B. il costo dell'intervento, con questa procedure, potrebbe risultare piu' elevato rispetto ad una classica pulitura di superficie murale.
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Intanto grazie per i consigli, tutti molto utili. Purtroppo la superficie in oggetto, ha subito un profondo degrado a causa di percolamenti acquosi, che hanno provocato efflorescenze saline molto evidenti. Secondo noi, vista la reticenza della proprietà a dirci la verità..., abbiamo subito intuito, anche a seguito delle analisi (FTIR), la presenza di resine acriliche (Paraloid B72), che, come è ovvio, invece di bloccare l'efflorescenze, hanno creato una barriera molto spessa che ha causato danni irreversibili. Ci sono aloni e perdita della pellicola pittorica (il Paraloid impediva la fuoriuscita dell'acqua e quindi essa ha provocato piccoli e numeroso crateri) . Ho seguito i corsi del Dott. Cremonesi sulle soluzioni addensate. Proverò con quelle meno forti (vedi solvente acetone), per poi passare al dimetilsolfossido. I tempi e le modalità di contatto li vedremo di volta in volta. Vi farò sapere, incrociando le dita.
Ho capito perfettamente la situazione in cui ti trovi, purtoppo temo che ti fara' penare .... In alternativa a Klucel g o al Carbopol puoi provare ad usare il nuovo carbogel (soprattutto se ci sono problemi di risciacquo e vuoi un addensante che sia poco adesivo e quindi piu' facile da rimuovere), la cui preparazione in cantiere potrebbe risultare piu' pratica. Attenta alla consistenza e che non ci sia polvere sulla superficie, altrimenti in verticale potrebbe scivolare. In tutti e tre i casi non dovresti avere problemi ad addensare il DMSO.
In caso, in seguito, puoi sostituire alla Klucel G della comune metilcellulosa, se la superficie e' molto ampia e ci sono limiti di budget al capitolo di spesa. (sempre in base al lavaggio che vuoi fare)
Valuta tu se siamo ancora in uno di quei casi in cui e' possibile pensare ad una rimozione-consolidamento superficiale contemporaneo, con uso di eteri di cellulosa. Temo di no per l'effetto barriera di paraloid che descrivi.
Le ricette puoi trovarle sugli appunti del corso di P.C.
Fammi sapere.
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Purtroppo il Carbogel addensa principalmente acqua con piccole percentuali di solventi polari come il DMSO, ed è un pò difficile da applicare in verticale. Anche se è l'addensante più semplice da rimuovere, forse in questo caso è più semplice lavorare con il buon vecchio Carbopol (in tutte le sue reincarnazioni), magari addensando una miscela alcool/DMSO con l'Ethomeen C25. Mi spiace andare contro un "figlio" (il Carbogel), ma i limiti sono i limiti! Leonardo Borgioli
Purtroppo si, come ho gia' scritto nel messaggio precedente, tende a scivolare. Se ti puo' far piacere saperlo, posso dirti che in diversi casi siamo riusciti ad usarlo, ad esempio sugli ornati. Dopo un certo tempo comunque collassa, ma aiuta impacchettarlo con la pellicola trasparente. Non sapendo se la superficie descritta sia completamente piana o no, l'ho suggerito tra le prove da effettuare. E' chiaro comunque che e' l'artificio a tenerlo insieme. Attendiamo fiduciosi un secondogenito.
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Conservatrice opere d´arte, prof. universitá Utente recente
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Buon giorno a tutti.
Vorrei sapere se il Paraloid é un materiale ancora utilizzato per proteggere le policromie lignee. Ho letto dei testi dove si afferma che é soggetto ad ingiallimento e ad altri tipi di problemi che al momento non ricordo.
Devo proteggere un altare ligneo policromato, dorato, che ha una superficie di 81 mq.; pensavo di verniciarlo con la Dammar, ma risulterebbe troppo costoso.
Cosa mi consigliate ?? Paraloid, Dammar o un'altra soluzione?
Buon giorno,sono da anni nel campo del restauro di opere in ferro e metalli in genere ma in questo momento ho a che fare con una struttura in legno con inserti metallici da consolidare.la superfice del legno è veramente conciata male e conserva alcuni intagli riguardanti araldiche e incastri meccanici.Si tratta di un cannone risalente al 1700 (risalito alla data per il tipo di ferro utilizzato..pudellato)composto da una fusione in bronzo a dir poco fantastica e parte lignea molto curata .é sicuramente un oggetto commemorativo di una battaglia del 1609 da un duca dicampania.Tornando al consolidamento ho consultato degli amici esperti in restauro,i Velluti, e mi hanno consigliato di usare il paraloid b72 in soluzione al 25% con acetone.Considerando che l' esperienza da parte loro è cinquantennale e constatando che nel forum si parla di diluizioni molto più blande vorrei chiedere le conseguenze di una resina troppo poco diluita.Da alcune prove effettuate sono riuscito a pulire la superfice ,questo prima che fosse totalente asciutta ,riportandola a legno si può dire originale sfatando un po le dichiarazioni di molti che trovano la sostanza mielosa. Se comunque ha delle considerazioni o dei consigli utili da darmi le ne sarei grato. Saluti. Bruno Corriani restauratore ferri della cappella espiatoria in Monza ,Palazzo Broletto Brescia,Portale della Loggia in Brescia,opere del grande maestro Mazzucotelli gia artefice della mia azienda tramandata da mio nonno Candido Corriani e nata da Carlo rizzarda,Mazzucotelli al fine Corriani.(per presentarmi).
@ Rossella Croce e ad altri Gentilissima sign Rossella, sono un'artista veneziana che si sta preparando a fare una serie di sperimentazioni per poter lavorare con grani di sale. ci sarà un'esposizione nelle saline di Ibiza e per questo avrei bisogno di alcuni consigli sull'uso del b 72. Mi serve infatti qualcosa che vada ad aggregare i grani di sale;date le sue caratteristiche ho trovato questo materiale idoneo. il b 72 è trasparente, e a quanto ho capito aiuta a combattere l'umidità che naturalmente il sale attira. Le sembra una buona idea? L'idea è quella di preparare in una prima fase, uno strato di b7 dello spessore di 3 -5 mm su cui adagiare i grani di sale (come un mosaico) e una volta fissato, dare una mano leggera (in caso servisse di b72 anche sui grani di sale. -cosa ne pensa? -che tipo di solvente mi suggerisce per ottenere una buona combinazione con il sale? -che diluizione devo usare per ottenere le due diverse soluzioni e spessori (fondino e leggera pellicola sui grani di sale)? la ringrazio anticipatamente per i suoi suggerimenti sperando di riuscire, le mando il link dove potrà vedere il risultato in settembre http://www.caterinamargherita.com Caterina Margherita
Secondo me potresti provare anche con il Regalrez. E' più fragile e duro del Paraloid (similmente al sale per altro) ed è perfettamente trasparente.
Il vantaggio maggiore è che dovrebbe ingiallire molto meno nel tempo. Ha inoltre un bell'effetto tipo acqua.
Lo puoi sciogliere in etere di petrolio ( o in petrolio lampante) avendo cura di prendere una varietà di solvente che sia priva di composti aromatici in modo da avere una soluzione poco pericolosa per la salute.
Se vuoi essere ancora più sicura riguardo all'ingiallimento puoi aggiungere qualche goccia di tinuvin che è un assorbitore di raggi UV. Le prove che sono state fatte, comunque, dicono che regalrez è resistentissimo da questo punto di vista mentre Paraloid già dopo qualche anno tende a diventare giallo e poi arancione e via via sempre più scuro e gommoso.
Per uanto riguarda la "repellenza all'acqua", Regalrez dovrebbe essere ancora più idrorepellente di Paraloid con caratteristiche che si avvicinano alla cera.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com