Ho una mia attività di restauro e un mio cliente mi ha dato da restaurare una coppia di canterani seicenteschi lombardo-veneti intarsiati molto importanti. Ho un dubbio: la finitura, secondo voi va fatta a gommalacca o a cera? E in caso di finitura a gommalacca devono essere tirati a 'specchio' o no?
Le prime importazioni regolari di gommalacca in Europa non si sono avute prima del 1830. Prima di allora la gommalacca era merce rarissima e molto costosa, ed in linea di massima non veniva usata per stoppinature, ma in liuteria come vernice filmante unita ad altre resine ed oli. Penso sarebbe un anacronismo usare la stoppinatura con tale resina su mobili seicenteschi, anche se l'intarsio richiede una finitura piuttosto lucida. pierpaolomasoni
In questo forum ho già parlato a lungo delle olioresine che venivano usate massicciamente dai falegnami e non vorrei annoiare ripetendomi; penso sia possibile ripescare i vecchi interventi. Comunque userei appunto una di queste vernici come fondo per la cera (io mi trovo bene con il linfoil della Geal, ma ve ne sono altre altrettanto buone). Di solito si tratta di olio di lino cotto, magari con un 10% di olio di thung, una resina naturale e un pizzico di ossido di cobalto che serve per aumentarne l'essicatività . E' un trattamento idrorepellente e consolidante, e, di solito, da un effetto bagnato. Dopodichè interverrei con una cera, e qua ci si può sbizzarrire: se vuoi un lucido molto accentuato puoi addirittura usare una cera da stoppinatura. buon divertimento pierpaolomasoni
Dottore in Chimica - Consulente Restauro Moderatore
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Scusa se intervengo, Pierpaolo; ammiro la tua preparazione che mi pare per alcuni versi enciclopedica, tuttavia non mi è chiaro in questo contesto perchè sarebbe meglio usare, da un punto di vista meramente filologico, oli contenenti l'olio di thung al posto della gommalacca. Nella replica precedente dici che la gommalacca va evitata perchè disponibile in occidente solo dal 1830. Che io sappia l'olio di Thung arriva solo nel XX secolo in occidente, quindi non capisco come questo possa essere da preferirsi secondo il tuo ragionamento... pur riconoscendo che l'olio di thung ha delle bellissime e desiderabili qualità .
In ogni caso, personalmente, ho un concetto che credo sia un po' diverso dal tuo riguardo l'impiego dei materiali storici. Secondo me è giusto applicarli in alcune circostanze ma non mi sento per nulla fondamentalista dello storico e del naturale e pertanto, dal mio punto di vista, sono applicabili sia l'olio di tung che la gommalacca. Non credo che l'intento del restauro sia la mera ricostruzione o la riproposizione con le tecniche e i materiali storici; prassi che peraltro potrebbe venir interpretata come intento falsificatorio di far credere che ciò che non è integro in realtà lo sia per buona pace di chi vende e acquista. Ritengo che il restauro debba essere comunque riconoscibile, sempre e comunque nel rispetto dell'esteticità e degli altri valori intrinseci dell'oggetto del restauro. E se per meglio conservare e restaurare un oggetto, per garantire ad esempio proprietà come la reversibilità e la durabilità , devo impiegare materiali nuovi allora che ben vengano.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
ho apprezzato estremamente (senza assolutamente ironia) gli ultimi interventi (masoni-nicola), condivisibili entrambi anche se opposti, di pacata e intelligente riflessione.
Sono pienamente daccordo; è per questo che reputo filologicamente non importante che un'olioresina contenga alcune sostanze che non possono essere fatte risalire ad un uso "storico". Il fatto è che presso i nostri restauratori di materiali lignei è invalso un uso sistematico e, mi si permetta, spesso insulso della gommalacca, quando le olioresine, anche se modificate ed adeguate a certe esigenze (che possono essere di costi o di continuità qualitative, o altre..), danno senza dubbio migliori risultati sia estetici, sia tecnici, sia di attinenza storica. Mi pare di capire che la finitura del legno sia una di quelle operazioni che si preferisce far rientrate in quella che si potrebbe definire "manutenzione", e che per questo il suo aspetto filologico sia trascurato nonostante le grandi differenze estetiche che comporta. Non si cade nella falsificazione attenendosi a certe tecniche o certi canoni estetici. Ben venga una cornice fatta con la sponderuola piuttosto che a macchina: ricorderà le ondulazioni e la rifrazione della luce dell'originale anche se non sarà in patina. L'attenersi a materiali e tecniche storiche non comporta necessariamente una falsificazione. pierpaolomasoni
Grazie a tutti. Se posso trarre le mie conclusioni, direi che alla fine bisogna dare più risalto al risultato estetico, indipendentemente dalla tecnica (consona) che si decide di usare.
In questo caso prenderesti i famosi due piccioni con una fava:l'effetto estetico è senzaltro migliore (quello conferito dalle olioresine rispetto a quello della gommalacca), ed useresti una tecnica più vicina a quella originale. Mi pare che l'unico dubbio possibile dovrebbe essere il grado di lucentezza finale. In quanto ai dubbi sollevati da Marco, non credo che si riterrebbe una falsificazione eseguire un rigatino su un affresco con calce anzichè con acrilico; direi che la gommalacca equivale all'acrilico, anche come concezione a livello tecnico. pierpaolomasoni
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In ogni caso, Pierpaolo, non volevo entrare nel merito di quale sia la migliore tecnica da applicare (in quanto la gommalaccca potrebbe essere non desiderabile per mille motivi). Quello che mi domandavo nasceva da un puro desiderio di coerenza filologica in quanto avevi espresso un concetto di non applicabilità della gommalacca per motivi storici. Con i contributi successivi hai comunque dettagliato più esplicitamente la questione. Ti ringrazio per aver preso parte e risposto ai quesiti sollevati.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
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Ciao io credo che purtroppo il restauro di un mobile oltre a guardare tutti gli aspetti tecnici guarda anche al vile denaro, dovremmo quindi apliccare una tecnica di lucidatura che veda anche dei tempi ragionevoli; la lucidatura come si effettuava in tempi antichi richiedeva tempi lunghissimi dovuti al bisogno di lasciare il tempo che si doveva per una parziale asciugatura dell'olio che veniva steso. Purtroppo tu invece questo tempo non c'è l'hai!!! Una soluzione potrebbe essere quella di stendere una base di gommalacca molto diluita (quasi invisibile) e poi stendere un velo di cera sopra, io per i canterani o mobili di quell'epoca mi sono preparato della cera comune a cui ho aggiunto dalla cera d'api (quella vera in blocchi) sciogliendole assieme per avere una crema piu grassa. In questo modo la finitura non e invasiva e avrai accontentato te ed il cliente. Ciao tutto il resto sono chiacchere che ti porteranno a chiudere bottega,
Buon lavoro Carlo
Favretto Carlo [b][/b]Carlo restauratore Carlo volontariato Carlo appassionato di fotografia Carlo sta cercando un lavoro piu reddittizzio Ciao
Ciao, ho provato con vari oli e il risultato e sempre che dovro aspettare molto tempo per avere una sua parziale asciugatura; non riesco a fare una finitura a cera su dell'olio perche i due mi vanno in contrasto con il risultato che nella maggior parte dei casi dopo qualche mese il mobile comincia a sudare olio. Penso che quel tipo di "Lucidatura" sia buona perchè non mi altera la possibile patina ed è sopratutto molto reversibile. Teniamo anche conto del fatto che la maggior parte dei canterani che abbiamo oggi hanno gia ricevuto piu di una volta questo tipo di trattamento. In verità non sono proprio solo venale ma ci credo in questo tipo di trattamento. Se mi dai qualche nome di vernice come dici tu olioresinosa la proverò!! Ciao
Favretto Carlo [b][/b]Carlo restauratore Carlo volontariato Carlo appassionato di fotografia Carlo sta cercando un lavoro piu reddittizzio Ciao