Salve! Sto finendo lo stage per la scuola di restauro di Spoleto presso la National Library of Scotland a Edimburgo. Durante un lavoro ci si è presentata la possibilità di integrare la pelle di una coperta con della carta giapponese. Non sono una sostenitrice accanita di questa metodologia, ma riconosco che in certi casi è molto più conservativa che integrare con della pelle nuova. Il problema che si è verificato è che chi dirige il laboratorio della biblioteca non accetta l'idea di restaurare pelle con carta. La restauratrice che mi segue ed io stiamo cercando di raccogliere documentazione e testimonianze a sostegno di questa metodologia. Vorremmo presentare una documentazione concreta, con fatti e persone autorevoli che possano testimoniare l'efficacia del restauro della pelle con la carta giapponese. Io sono una inesperta stagista e la giovane restauratrice che mi segue è stata assunta da poco. Per quanto si abbia rispetto delle nostre idee e del nostro lavoro siamo comunque "le ultie ruote del carro". Per favore, c'è qualcuno che può aiutarci? Grazie Donatella
Tuttavia credo davvero che la scelta debba essere fatta di volta in volta, senza adottare l'una o l'altra tecnica come metodo assoluto per tutti i casi. La carta giapponese va benissimo se l'intervento è abbastanza ridotto, se il libro non è troppo pesante, ecc... Ma ad esempio un intero rebacking in carta, quando i frammenti di dorso originale sono minimi e quando soprattutto l'intervento comporta anche una modifica strutturale del dorso (da attaccato a staccato, esempio), mi pare una forzatura.
Dove lavoro attualmente, come dicevo, la tecnica è adottata al punto che è una rarità vedere del cuoio: mi informerò su della bibliografia in proposito, che suppongo sia abbondante
ecco dei link, mi sembra di aver trovato solo materiale che riguarda il board reattachment anche se in realtà nulla vieta di effettuare il restauro delle lacune. dipende dal committente. Ti diro io l'ho provato solo sulla pelle allumata e in quel caso con successo. non potreste far vedere delle prove ? magari tingendo la carta ( mi sembra che la letteratura parli di colori acrilici in questo caso) sono curioso di sapere chi altri ne fa uso ciao
Resp. laboratorio conservazione e archivista Moderatore
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Ho visto usata estensivamente carta giapponese al posto di vero cuoio sui libri della Prunksaal (salone monumentale) della Nationalbibliothek di Vienna. Si trattava di una sorta di intervento di emergenza in attesa di poter effettuare operazioni più complesse suile legature (che avendo una notevole importanza estetica non poteveno essere rimosse tutte contemporaneamente dalla sala). L'effetto, per quale che ho potuto vedere, era pienamente soddisfacente (le carte erano ovviamnete colorate). Confesso tuttavia che la faccenda mi lascia scettico dal punto di vista della resistenza: un cuoio sarà sempre più resistente di una carta giapponese. Inoltre sono un pò perplesso in quanto comincio ad accorgermi che si stanno proponendo soluzioni generalizzate. Non nego che sia possibile/lecito intervenire in qualche caso con carte giapponesi opportunamente trattate ma in questo campo particolare suggerirei maggiore attenzioni a quanto sostenuto dal Brandi (e anche per non cadere nel vecchio approccio dell'universalità di uso di un solo tipo di materiale [e ricordo per esempio quanto accadeva per la tylose]). Ovviamente le ultime affermazioni sono di carattere personale e del tutto opinabili. Saluti
grazie! Le informazioni che mi avete dato sono preziose. Volevo tranquillizzarvi: non penso di restaurare la pelle con la carta giapponese in assoluto, ma certe volte è più elastica e resistente, soprattutto se la si deve applicare su cerniere, o angoli. Del resto anche la pergamena viene integrata , dove più opportuno con la carta giapponese. Per i colori di tintura risponderò domani quando mostrerò le informazioni all'altra collega. Abbiamo già portato un esempio di libro in cuoio restaurato con carta, ed era fatto veramente bene! I capi, però sono ancora titubanti. Vi terrò informati. Grazie
restauratore conservatore di libri e manoscritti Moderatore
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ciò che dice enrico non è scontato, non esistono ricette o panacee in grado di risolvere tutti i mali e gli interventi devono essere calibrati rispetto al problema e al libro. Ma secondo me spesso si potrebbe ridurre molto l'interventismo che prende i restauratori (in nome sì della conservazione), che porta troppo spesso a vedere smontati e lavati volumi su cui si sarebbe potuti intervenire in maniera più blanda. Non ultimo la carta giapponese è uno dei pochi materiali un po' più testati rispetto al cuoio e alle pergamene e pelli allumate che abbiamo a disposizione che, essendo di produzione artigianale, variano molto nella qualità . Comunque anche il Board Slotting di Clarkson non reintegra per forza le cerniere con il cuoio, spesso si possono fare cerniere in tela di cotone senza dover reintegrare la coperta... ciao
Grazie Gloria, lo cercherò qui prima di finire lo stage. Ho capito chi sei!!! Ci siamo conosciute con Giordana ricordi? Spero ti vada tutto bene lassù. Grazie ancora
Per Alessandro Sidoti. Ovviamente qui, non usando la carta giapponese per restaurare il cuoio neanche la tingono. Ma la collega l'ha tinta con gli acrilici a Londra, all'università . Quello che volevo dirti, invece, è che lei usa un metodo ancora più strano. Tinge la carta con i water colour e, dopo che ha integrato la pelle e la carta si è asciugata, passa il Klucel G con il pennello e poi SC 6000 (Acrylic Polymer and Wax emulsion) diluito al 50% con Klucel G. Lo passa su cuoio e carta e il risultato è fenomenale perchè la catra viene lucida come la pelle. Vedi chiaramente l'integrazione ma sembra pelle non carta. Quello che non ho ancora capito è se un trattamento sia consono ai canoni del restauro o no. Comunque ne viene fuori una cosa esteticamente e funzionalmente "notevole"!
restauratore conservatore di libri e manoscritti Moderatore
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essendo interessante non vedo perchè il messaggio debba essere solo per me ! capisco le finalità della tua collega, in effetti l'uso di colori acrilici non è che sia il massimo, si forma spesso un film quasi plastico, e la durata nel tempo non è così sicura... ora non conosco bene questo SC 6000, ma se fosse di buona qualità potrebbe essere una bella idea. Cercherò informazioni. ciao Ale