Sto procedendo alle integrazioni su carte del '700 già lavate e ricollate con Tylose all'1,7%. Restaurando con Tylose al 4% mi sono reso conto che questa, asciugandosi, lascia sulla carta un leggero iscurimento, tendente al giallino.. Finora non mi era mai capitato, quale può essere il motivo? Dipende dalla carta o dalla Tylose?
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Che tylose è? come è stato preparato? Appare già giallo una volta pronto per l'uso? Può essere stato conservato in maniere impropria? Si è sicuri che le carte siano state lavate adeguatamente? Magari sono manoscritte? Scusa per tutte queste domande. Mi sembrano però d'obbligo per capire il rpblema. Saluti
La tylose è la MH300 della Fluka, l'ho semplicemente sciolta in acqua al 4% (4 grammi in 100 ml d'acqua), l'ho preparata qualche giorno fa e tenuta sempre al fresco (circa 8 gradi).. all'aspetto, è leggermente opaca, ma bianca. Quanto alle carte, sì, sono manoscritte (protocolli notarili del '700), le ho lavate come lavo sempre, due bagni di seguito in acqua a 35-40 gradi, di circa 10 minuti l'uno, e poi immersione in soluzione dacidificante per un quarto d'ora (io uso l'idrossido di calcio.. Grazie per l'attenzione
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Premetto subito che questa mia risposta è viziata ala radice dal fatto di non aver visto personalmente il materiale e quindi da una effettiva ignoranza della situazione. Per esperienza personale so che non sempre è possibile limitare i bagni ad un totale di 45 minuti di immersione soprattutto se si sta lavorando su carte manoscritte. Una possibilità (ed è solo una possibilità) è che la Tylose non c'entri nulla di per se stessa. Forse la carta non è stata pulita adeguatamente e lo strato di sporcizia / collatura superficiale sia stato invece spostato dalla presenza della Tylose che impiega troppo tempo ad asciugare. Se così fosse, ma potrei sbagliare, potresti: 1) lavare tutto di nuovo (ma allora di nuovo attenzione agli inchiostri ecc.); 2) cercare di fare asciugare più rapidamente la tylose tramite aria calda o termocauterio. Ovviamente una soluzione non esclude necessariamente l'altra. Saluti
Ti ringrazio ancora una volta per l'attenzione! Aggiungo solo che non credo si tratti di un problema di pulizia.. in genere, quando lavo, "doso" i tempi di permanenza in acqua (e anche il numero dei bagni) in base a quanto sporco le carte mi rilasciano nell'acqua.. ovvero, se dopo due bagni mi danno ancora acqua molto sporca, ne faccio un terzo. Esulando un pò dal tema iniziale, voglio approfittare della tua cortesia e della tua esperienza per chiederti, pensi che sia bene tenere le carte in acqua per tanto tempo, ossia più di 45 minuti? Io ho sentito sempre dire (a livello "accademico", per carità!) "le carte, meno stanno in acqua e meglio è!", tanto che io a volte mi faccio scrupoli per la lunghezza dei miei bagni... Tu che ne pensi, in base alla tua esperienza? Che certamente è più della mia e di quelli che "insegnano"! Grazie!
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Ti ringrazio per il chiarimento... ovviamente è difficile fare una stima del problema senza aver visto i materiali. Eppure vorrei insistere. Mi è infatti capitato di lavorare su fogli che benché ad un primo lavaggio non sembrassero rilasciare alcunché (apparendo ben bianchi), una volta collati, presentavano fenomeni di sensibilizzazione locale di alcune parti della scritta (i punti in particolare in cui lo spessore delle letter era maggiore) che formavano aloni anche consistenti di colore giallo-bruno. Simili fogli, lavati ma non collati non hanno dato lo stesso effetto... che invece si he ripresentato quando ho dovuto trattare in camera di umidificazione le carte di guardia che presentavano scritte. Comunque, lo ripeto questa è una mia opinione. Per quanto riguarda il tuo ultimo messaggio, ritengo che, non potendosi generalizzare il comportamento dei manufatti, il criterio di limitazione degli interventi sia sempre valido. Bisogna avere ben chiaro quale sia il fine da raggiungere; che sia quello che tu stabilisci (se sei un'istituzione) o che il tuo committente stabilisca ( se sei un privato). Quindi farsi scrupoli sulla lunghezza del bagno è correttissimo, anzi un obbligo! Tuttavia se (per esempio) il fine è quello di stabilizzare gli inchiostri (come stabilito dall'istituzione e/o dal committente) e questo fine implica l'uso (approvato) di una tecnica che ha bisogno da sola di 40 minuti di immersione per essere efficiente (per esempio i fitati), si vede subito che tra pre-lavaggio,trattamento e deacidificazione i tempi considerati nella letteratura sono abbondantemente superati. Ovviamente parlo qui della semplice applicazione pratica e do per scontato che anteriormente sia avvenuto un idoneo processo decisionale che abbia considerato TUTTI i vantaggi e gli svantaggi dell'intervento sul manufatto. In generale lavare "tanto" o lavare "poco" non ha senso. Non ha senso neppure lavare "bene". Bisogna lavare "correttamente". E qui sarei tentato di aprire un lungo sproloquio sul sistema di pulitura della carta che, almeno come codificato da certa letteratura, mi lascia molto perplesso ed insoddisfatto. Mi trattengo in questa sede ma se vuoi ne possiamo parlare in privato.
ciao a tutti, mi ha molto incuriosito la sensibilizzazione locale di cui parla Enrico. Ho capito che è un fatto considerato anomalo anche da voi, ma avete ipotesi al riguardo? ossia io ho pensato ad un fenomeno legato alla scissione (sto ipotizzando, anche se da inesperta) delle componenti dei coloranti dellinchiostro, che se ho ben capito si tratta del cosidetto "inchiostro da documenti" (che però per me è comparso intorno all'800...). componenti cromofore messe in risalto con la saturazione data dalla collatura. Mi illuminate almeno un poco? grazie sara
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Per Sara: No, non mi sto riferendo all'inchiostro definito "di sicurezza" (che conteneva una certa percentuale di colori all'anilina). Noi stiamo parlando di carte del XVIII secolo. La mia esperienza personale si basa su carte anche più antiche. Il mio discorso verte sul fatto che alla base del problema potrebbe esserci la DURATA dell'umidificazione. L'inchiostro metallo gallico è formato da una parte di pigmento (uno dei tannati di ferro che si formano) che, in certi casi, può essere spostata.