ciao a tutti, mi sto interessando ai magneti nel campo della conservazione. Qualcuno conosce pubblicazioni specifiche al riguardo? Sono, credo, abbastanza a conoscenza degli usi che ne sono stati fatti per il restauro delle tele in verticale o per l'ancoraggio alla parete di grandi formati (di Merz ad esempio). Ma i miei dubbi sono: quali sono i magneti più adatti alla conservazione, ossia come stabilità nel tempo? i magneti da me studiati contengono minerali rari, oppure ossidi di stronzio e bario... non potrebbero intereragire se a contatto con un materiale inerte? qualcuno ha esperienze al riguardo? ringrazio anticipatamente.
Dottore in Chimica - Consulente Restauro Moderatore
Posts: 896
Location: Torino e Aramengo (AT)
Una curiosità potresti spiegare a tutti meglio cosa intendi per minerali rari?
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
hai ragione, mi sono espressa male. Le ditte li definiscono ottenuti dalla sinterizzazione di Terre Rare, ma poi non mi hanno spiegato quali neanche se direttamente interpellate...
Dottore in Chimica - Consulente Restauro Moderatore
Posts: 896
Location: Torino e Aramengo (AT)
So che una parte delle terre rare sono radioattive... anche se debolmente radioattive eviterei l'uso di quelle terre inquanto la fonte di radiazioni molto probabilmente aumenterebbe la velocità di degrado.
Per gli altri ossidi bisognerebbe valutarne la reattività . Parli di ossido di bario e di stronzio... non li conosco direttamente e non vorrei sbilanciarmi... sarei anche io curioso di maggiori informazioni... per quello che sono le mie conoscenze di materiali anche simili penso siano meno reattivi della calce viva ma sono sempre ossidi di alcalino-terrosi... tuttavia posso pensare che il loro comportamento sia basico e che tendano a carbonatarsi o a solfatarsi col tempo... forse mutando le proprie caratteristiche... ripeto sono solo le prime supposizioni che mi vengono in mente... bisognerebbe prendersi un po' di tempo per studiare il caso in modo più ragionato e supportato da dati scientifici e/o analitici...
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
grazie nicola per il tuo interesse. in effetti mi sono presa un po di tempo per studiare meglio... ti farò sapere. oggi mi hanno confermato che è possibile reperirli con una zincatura, ma devo considerare le possibili interazioni con il materiale (gesso) su cui li vado a incastrare, anche se so, ovviamente, che di per se il gesso è inerte. in realtà, da quello che ho letto, l'opificio li ha già utilizzati a tale scopo, ma non ha specificato, sulla pubblicazione, la tipologia o la composizione del magnete. spero di giungere a qualcosa di più certo. Nel frattempo rinnovo l'invito a qualcuno che abbia avuto esperienze dirette!! ciao
Dottore in Chimica - Consulente Restauro Moderatore
Posts: 896
Location: Torino e Aramengo (AT)
In ogni caso non darei così per certo il fatto che il gesso sia inerte. Ho fatto diversi studi sul gesso e ti posso garantire che in moltissime circostanze è tutt'altro che inerte. Ha una certa acidità e tende a reagire con i metalli come il ferro provocando anche caratteristici rigonfiamenti e spaccature... se inoltre usi ossidi di bario a diretto contatto con il gesso se l'ambiente è umido mi aspetterei la formazione di solfato di bario e carbonato di calcio. Se c'è la zincatura la situazione cambia ulteriormente perche lo zinco è un materiale di sacrificio e si dovrebbe degradare lui impedendo un ulteriore degradazione del metallo... dovrebbe... il fattore tempo comunque gioca un ruolo importante... dipende sempre da quanto vuoi lasciarli in uso (mesi, anni, decenni, secoli...) e anche dall'ambiente circostante... in ogni caso la teoria, che funziona perfettamente, necessita comunque di qualche verifica pratica...
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
mi faccio viva su questo argomento dopo un po di tempo... in realtà lo studio sui magneti è fermo... Ho preso delle pastigile di neodimio, che sono si terre rare ma hanno una zincatura, e le ho applicate su una lastra. ora facciamo un po di prove di invecchiamento e ti saprò dire qualcosa (spero). Anche se poi l'invecchiamento artificiale sono consapevole non sia cosa molto attendibile. Avrei però un altra domanda... In quale senso il gesso tende a reagire con il ferro? ossia (scusa la banalità ma cerco di sintetizzare) : l'igroscopicità favorisce l'ossidazionedel ferro, l'ossido ferrico ha un volume maggiore e spacca il gesso. In più il gesso assorbe parte dell'ossidazione, variando cromaticamente, anche nelle zone circostanti. ma questo processo in che modo è favorito dal gesso? per il ph leggermente acido? o anche altro?. o magari posso evitarti queste domande leggendo qualcosa? ringrazio anticipatamente.
Dottore in Chimica - Consulente Restauro Moderatore
Posts: 896
Location: Torino e Aramengo (AT)
Le domande che poni sono meno banali di quanto ti possa sembrare a prima vista...
L'esatto meccanismo di reazione che favorisce l'ossidazione del ferro in contatto con il gesso, che io sappia, non è stato descitto in modo molto approfondito e articolato.
Ricordo in ogni caso una interessante lezione dell'Ing. Roberto Mattone in occasione dei corsi estivi dell'Accademia Albertina nel 2001 in cui mi aveva spiegato una cosa probabilmente nota a molti ingegneri e architetti. Il gesso che è un materiale debolmente acido è compatibile con il vetro e le fibre vegetali (ed infatti spesso si incontrano incannicciati con base gesso) ed è incompatibile con i metalli (sappiamo tutti dei disastri provocati da questa combinazione) mentre la calce, il cemento e il calcestruzzo, che sono basici, sono compatibili con i metalli (e infatti si usa il calcestruzzo armato) ma incompatibili con le fibre vegetali e le fibre di vetro.
Ritengo quindi che il pH sia uno dei fattori chiave per capire il comportamento di incompatibilità tra gesso e ferro. Non è comunque l'unico fattore in gioco.
come libro ti posso consigliare questo:
Turco T., "Il gesso. Lavorazione, trasformazione, impieghi." Hoepli Milano 1990
offre tuttora una panoramica veramente estesa sul gesso e potresti trovarci informazioni interessanti anche per il tuo caso.
Spero di esserti stato utile.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
si, grazie, ho capito meglio cosa intendevi. il libro l'ho letto. è completo (ed è anche l'unico) riguardo alle caratteristiche tecniche e ai materiali di presa, oltre che alle applicazioni industriali. purtroppo non essendo un libro di restauro è carente rispetto ai degradi come un restauratore vorrebbe leggerli. ti ringrazio molto per le tue spiegazioni, se trovo qualcosa di più ti farò sapere. ciao sara