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NUOVO Forum Restauro@Conservazione    SEZIONE ARCHITETTURA    Materiali lapidei naturali ed artificiali  ›  basta con il cemento Moderatori: admin
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basta con il cemento  (attualmente 4.864 viste) Stampa
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Gennaio 16, 2007, 9:14pm Rapporto al Moderatore
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Sarò, e sono stato, committente di lavori di facciata in una proprietà, parte in un palazzo del ‘700 e parte in un palazzo del ‘200 / ‘300 detta “casa romanica”, soggetta dal 1999 a comunicazione della Soprintendenza di Genova, a norma della 241/90, d’importante interesse storico artistico  nel Centro storico di San Remo (IM ), nonché confinante con il contiguo “Palazzo del Capitolo” gravato dal 1934 da vincolo storico artistico ai sensi della Legge 1089/1939
Sono diplomato in Discipline Pittoriche presso  l’Accademia di belle Arti di Milano, pertanto non ho alcuna preparazione specifica, riguardo a quanto trattato in questo forum, se non quello che un pittore deve sapere nel realizzare un buon fresco; tuttavia chiedo di ascoltare la mia esperienza edilizia e possibilmente avere da Voi specialisti qualche ragguaglio in merito.

Come è ovvio ho prodotto al Comune le dovute domande di autorizzazione edilizia includendo in queste l’impegno al rispetto delle prescrizioni contenute:
nel Piano Comunale dell’Arredo Urbano   ( in particolare ) del Piano del Colore –adottato- approvato il 28/04/1992, divenuto esecutivo  il 22/06/1992, ove tra le le “Norme Tecniche di Attuazione”  è previsto:
(…) Art. 19.5 – MATERIALI PER RIVESTIMENTI. Nelle Zone 1 e 2 l’aspetto dei rivestimenti e delle pareti a faccia a vista potrà essere modificato solo per riportarlo al suo aspetto originario; altrimenti è ammesso solo il restauro o la manutenzione. Nella Zona 3 potrà essere usato ogni tipo di rivestimento, purché in armonia con l’ambiente esistente. (…)

nel Piano di Recupero, relativo all’area interessata, nel Centro Storico “Pigna”, –adottato - approvato il 28/04/1992 e divenuto esecutivo il 22/06/1992 - tra l“Integrazione Norme di Attuazione”, riguardante anche i miei immobili, è previsto:
(…) Art. 15. Tinteggiature e intonaci. Sono da definirsi con campionatura in loco previa indagine sull’esistente secondo le indicazioni prescrittive della Concessione Edilizia o Autorizzazione. Sono preferiti materiali non coprenti e traspiranti come la calce, i silicati o altri prodotti con caratteristiche analoghe. Sono da escludersi tutti i prodotti formanti pellicola non permeabile in quanto dannosi per le murature sottostanti non permettendo alle stesse di respirare favorendo le muffe ed il ristagno d’umidità. Gli intonaci esistenti dovranno essere possibilmente mantenuti e restaurati. Nel caso di rifacimenti e sostituzioni bisognerà rifarsi alle tecniche utilizzate storicamente ( malta di calce idrata, di cemento o bastarda lisciata a frattazzo), mantenendo le tonalità cromatiche preesistenti con sabbie idonee e graniture. (…)
Prof. Giuseppe d'Orsi
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Gennaio 16, 2007, 9:15pm Rapporto al Moderatore
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Ebbene dette autorizzazioni sono state rilasciate, e tra le prescrizioni, prima dell’inizio dei lavori, veniva dal Comune, ancora precisamente, indicato l’uso di intonaci a base di calci e non di cementi.
A tutto oggi, per diversi motivi, alcuni lavori di facciata, sono stati eseguiti altri non ancora.
Pertanto attendo il rinnovo di Permesso di Costruire e di Concessione Edilizia, con adeguate rinnovate ed adeguate prescrizioni.

Vi chiederete quale è il problema? Più di uno…. conseguenza l’uno dell’altro.

Dagli interventi precedenti in questo forum, per lo più, sono emersi: 1°) la necessità dell’uso della calce idraulica naturale o prodotto equivalente; 2°) l’importanza di fare dei provini in opera (committenza permettendo) e valutare gli effetti (in opera, e su quell'opera, o meglio materiale) di quel materiale; 3°) l’importanza del microclima nel luogo dei lavori ( che ricordo qui a San Remo   ( IM ) è sub equatoriale ).

Osservo innanzi tutto che l’impresa, malauguratamente ed evidentemente per mancanza di controlli adeguati del D.L. , del Comune e della Soprintendenza, ha eseguito di certo le campionature, ma ha utilizzato tranquillamente, su murature miste, per lo più in pietra in conci regolari e no oltre a laterizio, intonaci a base di cementi invece che di calci, per lo spessore di qualche centimetro, completati poi da circa un millimetro di finitura a calce e quindi da pittura ai silicati.

Vi informo che detti lavori sono stati realizzati tra l’anno 1998 e il 1999.
A tutto oggi sono evidenti numerose cavillature, verticali e diagonali ramificate, di cui alcune della lunghezza di diversi metri ed in tutte le facciate.

Poiché non intendo accettare detti lavori e sono coinvolto in una causa civile da parte dell’impresa che mi ha inoltre ingiunto il pagamento di dette opere, a mio avviso errate ed illecite, e di cui invece pretendo la rimessa in pristino dei luoghi. Tenuto conto che tutte le persone o enti coinvolti nella faccenda, incluso il mio avvocato, non intendono pienamente, l’importanza dell’argomento e vorrei porlo anche all’attenzione del magistrato con qualche efficace motivo probante. Vi chiedo secondo la Vostra esperienza tecnico-giuridico-professionale: 1°) se sono nella ragione o nel torto, ed in che misura; 2°) se la penetrazione dell’acqua nelle cavillature possa essere ritenuta facente parte delle garanzie decennali dovute dall’impresa a norma dell’art. 1669 del  C.c., e chi sia abilitato a certificarlo; 3°) se ho diritto alla riduzione in pristino dei luoghi ed al rifacimento completo degli intonaci a base di calci e non di cementi, perché effettuati in violazione, oltre che alle prescrizioni Comunali, Regionali e Statali, anche delle regole dell’arte (quali con precisione?).

Ringrazio per l’attenzione. Tenuto conto che tra non molto dovrò riaprire il cantiere, ho necessità di qualche chiarezza e indicazione in più di quanto già da Voi esplicitamente indicato, ovvero suggerimenti, se del caso, a chi rivolgermi in vece Vostra.

Prof. Giuseppe d’Orsi
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Edgardo Pinto Guerra
Gennaio 17, 2007, 6:18pm Rapporto al Moderatore
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Location: Sarteano (Siena)
Caro Prof. che dire? cadrebbero le braccia . . . . se non fossero già cadute da un bel p'ò a operare correttamente nel nostro paese. L'anno scorso ho evitato per miracolo che succedesse la stessa cosa al palazzo del '700 di una mia amica vicino a Savona. Il Geometra che aveva chiesto la Concessione è stato perentoriamente . . . convinto a cambiare l'intonaco previsto.
Il vero scandalo nazionale è che i Comuni accettino progetti che riguardano edifici storici firmati da . . . . esperti in Catasto. Comunque, per rispondere alle sue domande (secondo la mia scienza e coscienza personali):
1- Lei è nella ragione, al 200%
2-Le cavillature sono dovute a errata formulazione e a peggior esecuzione. Questo secondo le garanzie decennali. Lo può certificare un Ingegnere o meglio un Architetto iscritti all'Albo con perizia giurata, (e ancora meglio se Periti del suo tribunale, ogni tribunale ha una Lista di periti consultabile in Cancelleria)
3- Assolutamente SI. Secondo quanto tutto da lei citato. Più i danni.
Commento:
Gli intonaci a base di malte di calce idrata, di cemento o bastarda si riferiscono alla vecchia normativa del 1939 e del 1965. Oggi abbiamo per gli intonaci la UNI EN 998 che però non prevede calci particolari, solo resine che assicurano ottime doti di traspiribilità e di impermeabilità. Va benissimo per edifici nuovi.
Non è comunque adatta per soddisfare i requisiti normativi e storici da lei citati.

Oggi le sole calci che possono essere impiegate per comporre gli intonaci dei suoi edifici sono quelle calci rispondenti alla norma UNI EN459-1 (che, purtroppo, però è entrata in vigore dopo i suoi fatti) Classi CL o DL oppure anche NHL. Nemmeno NHL-Z o, peggio HL o altre. Men che mai cementizia o bastarda. Le CL, DL e NHL sono  calci aeree o aeree idrauliche naturali. Totalmente esenti da componenti cementizie.

Nondimeno, anche nel 1998 le stesse calci esistevano, bastava cercarle, e se la normativa le prevedeva, o è stata sempre ignorata, o vi erano dei fornitori noti alle imprese locali. Non so chi ha fatto il progetto o chi ha diretto/sorvegliato i lavori ma, prima e altrettanto dell'impresa, lì stanno le responsabilità.  
Inoltre, che progetto ha approvato la Soprintendenza?

Appellarsi alla garanzia decennale per ripristinare un lavoro fondamentalmente eseguito erroneamente sotto tutti gli aspetti può essere una strada per avere finalmente ciò che i suoi edifici meritano. E' materia da avvocato quale strada scegliere. Cordialmente,

PS. Laddove il Piano di Recupero prevede "Nel caso di rifacimenti e sostituzioni bisognerà rifarsi alle tecniche utilizzate storicamente ( malta di calce idrata, di cemento o bastarda lisciata a frattazzo), mantenendo le tonalità cromatiche preesistenti con sabbie idonee e graniture. (…)"
certamente prevede queste malte cementizie SOLO laddove corrispondono alle originali - cioè per edifici inizio secolo o anni '20-'30.

PPS Togliere l'intonaco cementizio comporterà il massacro del muro sottostante. La malta di cemento ha una tale adesione che è impossibile staccarla senza staccare assieme un pezzo del muro. Questo per quanto riguarda i danni da chiedere all'impresa.



Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354  Email: xgardo@tele2.it
Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it
Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
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Efx
Febbraio 6, 2007, 12:59pm Rapporto al Moderatore
Ingegnere
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Salve a tutti,
sono un ingegnere elettronico quindi ho competenze solo di carattere impiantistico.
Siccome la casa che sto costruendo è mia, vorrei avere un vostro consiglio circa la mia intenzione di utilizzare un intonaco a base di calce idraulica naturale piuttosto che il solito intonaco a base cementizia.
Seguendo attentamente i vostri discorsi, la scelta è chiara però il mio contesto non è certo quello di un edificio storico ma di nuova costruzione realizzata con portanti in cemento armato e muri di tamponamento con il classico laterizio forato e malta bastarda.
Data la struttura, dal punto di vista della traspirabilità vale la pena utilizzare un intonaco a base di calce idraulica oppure equivale ad uno con base cementizia?



Fabio Rossi
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Edgardo Pinto Guerra
Febbraio 15, 2007, 11:44am Rapporto al Moderatore
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Per la vivibilità io eviterei il cemento negli intonaci, anche come malta bastarda. Va benissimo all'interno un intonaco impastato con calce classe CL o DL, all'esterno con calce classe NHL 3,5. Eviti le NHL-Z.
Auguri



Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354  Email: xgardo@tele2.it
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Efx
Febbraio 18, 2007, 12:34pm Rapporto al Moderatore
Ingegnere
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Location: Rimini
Grazie per il consiglio.
Putroppo nella scheda tecnica non compare la classe.
Ho verificato in internet la ditta, purtroppo non ha un sito e non si trovano riferimenti utili per capire la classe dell'intonaco.
Il fondo è realizzato con: MIX INTONCALCE della ditta ITALMIX - Intonaco a base di Calce Idraulica naturale.
La rifinitura con: ARTEMISIA dela ditta IVAS - stucco rasante a base di calce idrata e calce idraulica naturale.

Ha idea a quale classe appartengano, o se sono prodotti VERAMENTE NATURALI?


Fabio Rossi
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Edgardo Pinto Guerra
Febbraio 20, 2007, 6:49pm Rapporto al Moderatore
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Location: Sarteano (Siena)
Purtroppo al momento le batterie che alimentano le mie doti di veggente sono scariche
Dalla descrizione sembra tutto giusto, anche se calce idrata in realtà oggi non vuol dire niente. Nella normativa del 1939-65 distingueva la calce (di qualsiasi tipo, anche cementizia) in polvere da quella in zolle da spegngere in cantiere, perciò poteva anche essere calce aerea spenta in polvere.
Forse parlare al telefono con la ditta può servire. Eventualmente mi mandi il n.
Altrimenti può chiedere un altra fornitura di premiscelati. Fortunatamente oggi non mancano.



Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354  Email: xgardo@tele2.it
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