Mi trovo a dover affrontare la manutenzione di un edificio in muratura faccia a vista posto in prossimità di un porto romagnolo e quindi ricco di sali, immagino soprattutto cloruri.
Da una ditta specializzata in elettroosmosi mi è stato consigliato un "lavaggio interno" per abbassare la concentrazione di sale nella muratura e contestualmente l'applicazione di un impianto di deumidificazione.
Trovo questa una buona soluzione, ma il mio dubbio è la protezione dai sali che possono continuare ad arrivare sulla muratura portati dal mare: può essere sufficiente un idrorepellente o esistono in commercio prodotti antisale specifici per murature faccia a vista? Se sì che durata hanno?
Benvenuto Minozzi - l'argomento è di grande interesse e importanza, per tutte le nostre coste. Il problema è di estrarre e rimuovere i sali cloruri, quelli che causano i danni e terribile degrado. Si può fare con un vero lavaggio del muro sottovuoto con acqua (procedimento molto complicato e costoso ma efficace) oppure estraendo i sali con impacco. Confesso che il problema non mi è chiaro. Se il "lavaggio" è previsto con elettrosmosi, è la prima volta che sento parlare di un "lavaggio interno" con tanta disinvoltura - Pertanto, sarei molto interessato a sapere esattamente in che cosa consiste quello che ti è stato proposto. Ciò perché:
1- L'elettrosmosi (di quale tipo)? non può effettuare un lavaggio!! Serve a interrompere l'umidità di risalita ma non a contrastare libecciate! Può solo asciugare il muro e far cristallizare ulteriormente i sali presenti, 2- A che cosa serve l'impianto di deumidificazione se il problema è all'esterno Lavoriamo all'interno o all'esterno?
Quanto al dopo, è giustissima la tua preoccupazione. Le burrasche porteranno nuovo sale. Sconsiglio molto vivamente qualunque "antisale chimico". L'unica protezione è un idroepellente (oggi normalmente a base di silossani). Ma questo non funziona in presenza di molti sali. Cordialmente,
Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354 Email: xgardo@tele2.it Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
La causa dei dei sali all'interno della muratura è duplice: da risalita di acqua salmastra e dalla superficie per trasporto dal vento.
L'impianto proposto dalla Elo di Fiorano Modenese per l'estrazione dei sali consiste in un impianto di deumidificazione elettroosmotico (elettroosmosi ATTIVA che di fatto sposta l'acqua presente nel muro dall'alto verso il basso) abbinato alla fornitura di acqua pura o meglio distillata (con costi non prevedibili) in quantità regolabile. Quindi l'acqua fornita dall'alto all'interno della muratura, mediante opportuni fori e un apposito impianto idraulico, discioglie i sali presenti e viene contemporaneamente forzata dal campo elettrico a discendere verso il basso portando con se i sali disciolti.
Pensavo di chiedere delle analisi sulla percentuale di sali prima e dopo il lavaggio per determinare quando interrompere il lavaggio e mantenere solo l'impianto di deumidificazione, impedendo così l'ulteriore risalita di acqua e di sali.
Ho trovato in commercio un solo antisale per murature faccia a vista che dovrebbe cristallizzare i sali presenti e creare una barriera impermeabile senza alterare la superficie muraria. In effetti sarebbe preferibile un idrorepellente ma credo non abbiano funzioni antisale.
Adesso capisco di più. Teoricamente la soluzione va bene, e infatti, Il lavaggio come descritto è stato sperimentato, anche 10 anni fa, ma non sembra entrato nell'uso comune. Forse perchè allora gli inconvenienti riscontrati sono stati diversi, tipo: a) Con 9% di cloruri anioni si ha una inversione di polarità e l'elettrosmosi pompa in SU invece che in giù. b) Per spostare la soluzione salina diluita il muro va quindi interamente saturato d'acqua per due o tre mesi. Situazione antipatica di per se; ma peggio, di conseguenza l'acqua gronda ed esce da tutte le parti e da tutte le fessure della parete. Il che non sarebbe un male perché lava la superficie MA in un muro di vecchia calce questo bagno prolungato può ammorbidirla troppo e, sopratutto se la calce contiene terra (cosa non certo rara), il flusso d'acqua può facilmente dilavare il fino e il muro intero può risentirne dal punto di vista statico. Per impedire ciò negli esperimenti fatti si è dovuto rivestire la parete con un intonachino di sacrificio. Nel tuo caso gli impianti di e/osmosi dovrebbero essere due: uno per il lavaggio e poi quello per la risalita. Le spennellate di antisale chimici, per ammissione degli stessi produttori, non possono penetrare più di 4-5mm. I sali cristallizzati si trovano anche a 15mm e non vengono raggiunti e neutralizzati. Comunque, Se i sali sono stati tolti, non serve l'antisale. Per impedire la penetrazione di nuova spuma marina il meno peggio è il silossano. Tutto sommato, forse è meglio fare una valutazione di costi/risultati/rischi prendendo in considerazione l'estrazione del sale esistente con impacco invece del lavaggio, fare solo la barriera anti-risalita con e/osmosi e proteggere la superficie con idro-repellente.
Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354 Email: xgardo@tele2.it Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
1) Il lavaggio mi lascia molto perplesso. 2) non mi preoccuperei eccessivamente dell'apporto dall'esterno (la porosità del litotipo ?) 3) è possibile prevedere la ventilazione delle murature in fondazione ?
ho applicato i lavaggi elettrosmotici verticali circa dieci anni fa ma i risultati sono incostanti, i lavaggi lunghi, e le lamentele dei direttori lavori continue ( quanto dura?,c'è pericolo di crolli? ecc.ecc.) Molto meglio ma concettualmente più complicati e comunque non semplici i lavaggi orizzontali. Che io sappia fino ad ora hanno funzionato bene i lavaggi con intonaco sacrificale ma sul mattone a vista non si può e comunque è sempre un processo costoso. Per curiosità sono state fatte delle analisi dei sali a più altezze e profondità per vedere quale è l'apporto del sale da risalita e quello da aria salmasrta? ed è stata fatta l'analisi della concentrazione salina nelle acque che bagnano la fondazione? A mio parere oltre la cresta di sale da risalita capillare è sufficiente effettuare ripetuti lavaggi esterni e poi ,come dice Guerra,proteggere con un idrorepellente a inversione di menisco. Per le parti più cariche di sale su muri a vista la cosa migliore da usare è un estrattore ad impacco e un bell'impianto elettrosmotico per impedire le risalite,semprechè la concentrazione salina non sia troppo vicina al punto di inversione della direzione di spostamento dell'acqua per elettrosmosi. Non ho invece capito i vantaggi della possibile ventilazione delle pareti cui fa cenno il nostro amministratore.
Il vostro "amato" aministratore ha sempre privilegiato una visione più ampia dei problemi. Mi spiego meglio. Non creso sia corretto isolare un singolo tema e tentare di risolverlo intervenendo direttamente su di esso disconoscendo altre soluzioni. Le oprere di deumidificazione, consolidamento, pulizia ecc., dovrebbero far parte di un progetto derivante da una visione complessiva dei problemi di ogni singola costruzione. In passato (ai tempi del forum presente su yahoo) ho spesso criticato le soluzioni pronte all'uso simili, a mio parere, all'atteggiamento esclusivamente farmacologico di alcuni medici. Comprendo bene che, per problemi economici, non tutti possono intervenire sul complesso della costruzione e si limitano quindi ad esaminare soluzioni parziali.
Ritengo anche che: - qualsiasi intervento volto a contrastare il fenomeno della risalita di umidità (e non cito la capillarità in quanto non è la sola responsabile del fenomeno) sia destinato, nel tempo, a perdere il confronto con le leggi della natura; - nessuno vieta, inoltre, di predisporre contemporaneamente più dispositivi atti a risolvere un problema;
In quest'ottica la possibilità di predisporre in fondazione un dispositivo di ventilazione (unico sistema naturale capace di contrastare qualsiasi fenomeno di umidità), dovrebbe rappresentare la prima opzione da valutare.
Solo nel caso in cui specifiche conformazioni del sito non dovessero consentire interventi, anche parziali, in fondazione (pozzi assorbenti, drenaggi, intercapedini e vespai ventilati, ecc.) è lecito (a mio parere) esaminare altre soluzioni.
Tuttavia, vivendo anch'io nell'epoca dei precotti mi rendo perfettamente conto di non potere ogni giorno cucinare secondo le laboriose ricette della nonna.
Che almeno ci resti la cognizione della differenza fra i precotti e la buona cucina visto che in atto siamo perseguitati dai sughi di una nota azienda che dovrebbero stupirci in quanto del tutto simili alle ricette tradizionali ...
Il tutto in assenza di qualsiasi polemica con le aziende.
Molto meglio ma concettualmente più complicati e comunque non semplici i lavaggi orizzontali. Che io sappia fino ad ora hanno funzionato bene i lavaggi con intonaco sacrificale ma sul mattone a vista non si può e comunque è sempre un processo costoso.
Non mi è chiaro se si tratta di semplice applicazione di acqua sulle superfici esterne o se unita a questa vi sia altro: mangiasali o elettroosmosi in orizzontale?
E' possibile sostituire l'intonaco sacrificale con un prodotto idrorepellente? In particolare ho trovato (ma non ancora testato) un prodotto "antisale" che funge anche da idrorepellente: sarebbe quindi da applicarsi contenstualmente all'impianto elettroosmotico e non successivamente.
Da tutto quello fin ora detto io sarei propenso a seguire queste fasi: 1) pulitura superficiale e abbondanti lavaggi orizzontali (sino ad eliminare il rischio di inversione dell'effetto elettroosmotico); 2) applicazione di intonaco sacrificale nella parte interna e forse di un prodotto idrorepellente/legante sulla parete faccia a vista; 3) instalazione di impianto elettroosmotico con eventuale lavaggio interno blando. 4) a fine lavori ulteriore protezione con idrorepellente se necessaria da ripetersi comunque ogni 4-5 anni.
Ovviamente il punto 2 rimane quello più in dubbio...potrebbe forse essere sostituito con continui lavaggi orizzontali.
caro ingegnere l'idro repellente puo aiutare in parte ma l'aria salmastra lo degradera in un anno circa esiste un prodotto chimico che elimina i sali ma prima consiglierei di lavare il muro a secco estrarre i sali passare il prodotto anti sali anche se e' molto inquinante consolidare e idrorepellente pero queste sono operazioni che se non eseguite correttamente non risolvono alcun problema e poi per ultimo ma non meno importante ripassare l'idrorep ogni anno per una buona manutenzione
L'amico Minozzi non ci ha piu fatto sapere niente dal Marzo 2006. Peccato, perche la cosa era molto interessante. Vorrei solo far presente una altra volta che cosa si intende, commercialmente con 'antisale' perchè l'antisale non elimina NIENTE, anzi crea! Viene cosi descritta, impropriamente, la reazione chimica di un prodotto liquido spruzzato o spennellato su una parete piena di sali. Il prodotto reagisce con il sale con il quale viene in contatto e forma un nuovo sale questa volta insolubile al posto del sale solubile con il quale ha reagito. Ossia, crea del nuovo materiale che intasa i pori del materiale ospite. E' un processo invasivo, irreversibile e non certamente compatibile. Funzione per poco tempo - il reagente 'antisale' non puo penetrare nel muro perchè esso stesso forma subito una barriera al suo penetrare. I sali piu interni non vengono mai raggiunti. Ri-cristallizzano e presto staccano tutto. Inoltre, i liquidi 'antisale' in commercio sono (nel migliore dei casi) dei cocktail di reagenti per trasformare le tre principali classi di sali presenti: cloruri, solfati, nitrati. Non esiste un reagente omnibus. Si spara nel mucchio sperando di beccare (tutto) quello giusto. A mio avviso, è oggi un metodo ampiamente superato, visto i danni incalcolabili che ha causato a faccia vista, in Italia e all'estero, sopratutto quando abbinato a protettivi impermeabili.
Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354 Email: xgardo@tele2.it Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
In effetti dopo l'impianto di deumidificazione è stata fatta una pulizia superficiale ripetuta più volte, in modo che con l'asciugatura progressiva uscissero più sali possibile. Dopo 3 mesi è stato applicato un idrorepellente. Ovviamente è ancora presto per valutare i risultati e la durata del prodotto.
Per quel che riguarda i cosiddetti"antisale" io ho una concezione un po' diversa: credo siano quei prodotti che "rivestono" il capillare (per qualche millimetro di profondità ) in modo da impedire al sale di arrivare alla superficie. L'esperienza mi dice che i migliori, sebbene con risultati non sempre soddisfacenti, siano quelli a base solvente, rispetto a quelli a base acqua.
Attualmente ho visto applicato con successo un rinzaffo a base di pozzolana in una stalla: l'unico errore è stata l'altezza di applicazione e cioè 2 metri, mentre la presenza di sale si è rivelata (anche se era impossibile valutarla prima) fino a 3 metri. sto ancora aspettando la fuoriuscita di tutto il sale per rimuovere l'intonaco e applicare il rinzaffo anche nelle zone macchiate.
Certo - oramai l'unica parola più abusata, senza significato tecnico preciso, e impiegata commercialmente, di "antisale", è . . . . "deumidificante". Come vede, non hanno più nessun senso.
L'antisale nasce come reazione chimica di conversione dei sali come descritta sopra. Invece, i prodotti che rivestono i capillari per impedire il passaggio d'acqua lasciando passare il vapore acqueo sono, correttamente, detti *Idrofobizzanti*. Cioè sono idro-repellenti e traspiranti.
A parte il vecchio Silicato di Potassio, l'antesignano sempre in auge, oggi sono sopratutto le resine silaniche-silossaniche, in veicolo acquoso o di solvente. Possono essere impiegate in tre modi: 1- direttamente sul muro per cercare di bloccare i sali in soluzione all'interno, normalmente per poco tempo 2- come pittura su un intonaco macroporoso assorbente per evitare l'ingresso della pioggia ma facendo "respirare" l'intonaco 3- mescolate all'impasto dell'intonaco stesso per ottenere entrambi gli effetti.
4- Sono le stesse impiegate nelle iniezioni che formano la barriera chimica alla risalita.
Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354 Email: xgardo@tele2.it Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
salve a tutti, l'argomento è molto interessante. il caso dell'ing. minozzi è particolare e più frequente di quanto si possa immaginare. personalmente ho affrontato casi simili in zone riveirasche ove c'era l'esigenza di deumidificare le murature, rendere l'involucro edilizio agibile, abbassare l'Hr entro limiti tollerabili e, contemporaneamente proteggere dall'ulteriore apporto di salsedine dovuta alla vicinanza alla costa. vi spiego come ho agito. ho innanzitutto monitorato le murature umide, individuata la genesi di alimentazione ho trattato le zone che attingevano acqua dalle fondazioni, le ho stonacate e le ho trattate con apposita malta in grado di avacuare l'acqua residua da tutto lo spessore della muratura. questo procedimento mi ha permesso di eliminare il veicolo principale con cui il sale (o meglio il miscuglio di sali) si muove: l'acqua. togliendo l'acqua il sale non ha più i mezzi per potersi muovere e quindi creare danni. l'eliminazione dell'acqua dall'intero spessore della muratura ha prodotto il risultato di recuperare il valore isolante (recupero energetico) della struttura, per cui nei mesi invernali non vi è più dispersione di calorie. d'estate, inoltre, non vi è dispersione di frigorie, proprio perchè il muro si asciuga del tutto. un altro vantaggio, inaspettato è stato il fatto che l'igrometria ambientale si è progressivamente ridotta dall'iniziale 88% al 50-53% stabilizzandosi definitivamente intorno a questi valori. esternamente, per evitare l'apporto di sali cloruri delle nebbie notturne o dai venti di mareggiata, abbiamo utilizzato degli appositi protettivi (delle vere membrane) elastiche (300% di elasticità !) per evitare fessurazioni da movimenti termici e/o strutturali, impermeabilizzanti ed anticarbonatazione, particolarmente resistenti ai sali anche a concentrazioni elevate, resistenti ad agenti chimici, con temperature di resistenza comprese tra -50°C e +100°C. il tutto, ovviamente, tenendo in debita considerazione la permeabilità al vapor d'acqua dei rivestimenti adottati per evitare sbollamenti o perdite di performances del sistema deumidificante sottostante. a distanza di 16 anni il lavoro è ancora lì, senza manutnezione x tutti questi anni. se non lo avessi seguito personalmente, vi giuro, stenterei a crederci. chi desiderasse un report fotografico o ulteriori info, o dettagli tecnici, non avete che da chiederlo. dà ragione all'ing. pinto guerra che gli antisale commercializzati sono generici, anche troppo. secondo me un antisale dovrebbe essere specifico per il tipo di sale in questione, diverso da caso a caso. stessa cosa vale per i cosiddetti "deumidificanti". ma "quanto" deumidificano? e in che tempi asciugano la muratura ove applicati? il mercato richiede certezze, non chiacchiere.
saluti e buon lavoro leo sigi
LSD Sigi Leo 340-9572525 consulente tecnico e marketing sito: http://www.top-level.it info@top-level.it
le ho stonacate e le ho trattate con apposita malta in grado di avacuare l'acqua residua da tutto lo spessore della muratura. questo procedimento mi ha permesso di eliminare
Puoi cortesemente spiegare che cosa è questa malta che dura da 16 anni? e anche di che cosa è fatto il muro?
Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354 Email: xgardo@tele2.it Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
[color=blue][/color]certo, la malta è una miscela anidra di inerti leggeri, appositamente calibrata nelle granulometrie, a seconda del caso specifico (muro controterra, umidità in ascesa, condensazione, ecc.) va consigliato il giusto ciclo di lavorazione (vi sono procedimenti diversi) e gli spessori ottimali da applicare. il legante è solitamente cementizio, ma può anche essere sostituito da legante calce qualora il cemento sia ospite indesiderato o non gradito (come nelle sovrintendenze). gli spessori sono legati all'efficienza termica che si vuole conseguire in stretta relazione alla zona climatica ed ai valori di resistenza termica che si desidera ottenere. ai soli fini della deumidificazione invece gli spessori finali sono rapportati in base allo spessore della muratura da bonificare ed alla sua natura (tufo, pietra, mista, ecc.). solitamente non si supera i 3-4 cm. nel caso specifico citato nella replica precedente la muratura era a sacco, in tufo della terra di bari dentro e fuori e, nel riempimento, pietrame, terra ed altri inerti, spessore 60 cm circa. stabile degli inizi '900. non faccio nomi commerciali sennò il nostro admin mi censura
saluti
LSD Sigi Leo 340-9572525 consulente tecnico e marketing sito: http://www.top-level.it info@top-level.it
salve a tutti, le ho stonacate e le ho trattate con apposita malta in grado di avacuare l'acqua residua da tutto lo spessore della muratura. questo procedimento mi ha permesso di eliminare il veicolo principale con cui il sale (o meglio il miscuglio di sali) si muove: l'acqua.
Non vorrei essere un po' drastico, ma così non hai eliminato un bel niente, anzi aumentando l'evaporazione superficiale, per semplice equilibrio, la muratura ne richiama altra dalla fondazione. Se prima non si crea una barriera alla risalita anche con la migliore malta o intonaco "deumdificiante" si avrà semplicemente la superficie muraria asciutta, ma la condizione interna del muro cambia di poco. Naturamlmente un intonaco può resistere all'attacco dei sali più di un altro e durare anche più dei 10 anni di garanzia, ma è comunque destinato a deteriorarsi senza risolvere il problema della maggior trasmittanza dovuta alla presenza di acqua all'interno della muratura.
salve minozzi, è vero come Lei dice che aumentando l'evaporazione superficiale la muratura ne richiama altra dalla fondazione, ma la tecnologia a cui mi riferisco tiene conto che l'acqua di risalita incontra comunque una certa "resistenza" dovuta alle caratteristiche dei materiali che deve penetrare (porosità , porimetria, densità , grana, affinità igroscopica, ecc.) prima di giungere in superficie. infatti prima che arrivi l'acqua, questa è sempre preceduta dal "vapor d'acqua". se questo viene adeguatamente smaltito, cioè smaltito in velocità superiore alla velocità di risalita, il muro si asciugherà . se, al contrario, la velocità di risalita è maggiore della velocità di evacuazione questo si bagnerà ogni giorno sempre più, diventando di anno in anno più umido. per semplificare porto un esempio: sarebbe come cercare di riempire un secchio sfondato, se il foro sul fondo è piccolo, il rubinetto ci metterà un certo tempo prima di traboccare. ma se il foro è abbastanza grande da evacuare più di quel che entra, questo non si riempirà mai. è proprio questo il principio su cui si basa la tecnologia a cui mi riferisco. per cui ogni anno l'umidità "dentro" lo spessore della muratura si abbassa fino a stabilizzarsi alla base della stessa. questo permette di: evitare tagli per l'inserimento barriere (anche perchè tale tecnica è vietata in zone sismiche o sotto tutela sovrintendenza), lavorare superficialmente/corticalmente, abbattere i costi e, soprattutto, di avere degli ottimi risultati sulle pareti controterra. non posso non credere a quello che i miei occhi hanno visto e a quello che l'igrometro (che non mente mai) segna: prima degli interventi l'apparecchio segnava 100% di UR, dopo qualche anno l'intero spessore di muratura era completamente asciutto nell'ossatura. l'ho verificato perchè ho praticato dei fori e vi ho infilato le sonde-prolunga e l'igrometro non rilevava umidità . quindi, asciugando lo spessore ho anche migliorato la tramittanza della parete. un corpo bagnato "conduce", un corpo asciutto "isola". ribadisco: ai fini di una efficace deumidificazione, TUTTO lo spessore della muratura deve asciugarsi, non solo in superficie. eliminando l'acqua, i sali rimangono quiescenti, ma almeno non fanno danni perchè non abbiamo avuto sbollature o efflorescenze di sorta. e se questi non si sono ripresentati dopo un decennio significa che il problema è risolto, il cliente è soddisfatto, si rivaluta commercialmente il manufatto, si rende salubre un ambiente inagibile, si evitano manutenzioni annuali e si hanno meno "odori", con buona pace di tutti. saluti leo sigi
LSD Sigi Leo 340-9572525 consulente tecnico e marketing sito: http://www.top-level.it info@top-level.it
Lungi da me insegnare ad altri tecnici, ma mi risulta difficile credere che l'evaporazione avvenga all'interno della spessore murario. L'evaporazione avvienre in superficie (nel caso di una malta macroporosa nello spessore di questa) e l'acqua alla superficie del muro ci arriva in forma liquida, per capillarità appunto. Impossibile farla evaporare in profondità . Quindi nel tempo che l'ascua all'interno raggiunge la superficie, quella che è in fondazione raggiunge l'interno (e così di seguito), indipendentemente dalla capacità di evaporazione superficiale.
Anche la prova con l'igrometro dice poco perchè non fa altro che misurare l'umidità dell'aria (e non del muro) in una zona di muratura compromessa dal foro. Se la sonda fosse proprio dello stesso diametro del foro e fosse lasciata all'interno per molto tempo probabilmente misurerebbe qualcosa di simile all'umidità del muro, tenedo sempre presente che l'igrometro è uno degli strumenti più difficili da tarare.
Nelle poche occasioni che ho dovuto misurare l'umidità di un muro ho preferito prelevare un campione di mattone ( in profondità ) con lo scalpello, pesato con bilancia di precisione, asciugato in stufa e ripesato.
eppur si muove...disse un tale vissuto tanti anni fa. nessuno gli credette, allora. se si utilizza un igrometro per legno (di quelli usati dai parquettisti, a contatto, per intenderci) la misura è piuttosto precisa ed immediata. non intendevo l'igrometro per l'UR dell'aria. quest'ultima si abbassa di conseguenza fino a stabilizzarsi intorno a valori del 50/53%. nel caso specifico l'evaporazione all'interno della malta è solo l'ultima fase del prosciugamento, in quanto questa agisce da aspirazione, da risucchio dell'umidità presente nella muratura. e si sa...l'umidità tende a migrare verso la parte...asciutta. se quest'ultima rimane sempre asciutta, l'umidità ENTRO lo spessore murario si abbassa e poi sparisce. i casi a cui mi riferisco sono relativi a murature a sacco, in tufo, oltre 100 anni, vicino al mare e con spessori da 60-70 cm. credo che la funzione del forum, caro ing. minozzi, non sia quello di insegnare qualcosa a qualcuno, ma di portare al libero scambio di opinioni, esperienze e...soluzioni validamente comprovate. se non ci si...vede più (in questo forum) per le imminenti festività , auguro a Lei e a tutti quelli che ci leggono un sereno Natale. saluti toplevel
LSD Sigi Leo 340-9572525 consulente tecnico e marketing sito: http://www.top-level.it info@top-level.it
Nel lontano 1985 ho presentato in "La pratica del restauro. Materiali, macchine, tecnologie" per i tipi della BeMa editrice. un sistema che ai tempi ho definito: intonaco cellulare macroporoso evitando appositamente di riferirmi a supposte caratteristiche "deumidificanti".
E' a questo genere d'intonaci (probabilmente più evoluti) che si riferisce in nostro amico Leo ?
Con questo genere d'intonaci (ai tempi confezionabili anche in cantiere tramite l'utilizzo di specifici additivi schiumogeni) ho eseguito diversi lavori di "supporto" ad altro genere di opere tese a "limitare efficacemente" e mai all'utopistico fine di eliminare il fenomeno naturale dell'umidità . In questo ambito posso anch'io vantare, purtroppo in un numero limitato di casi, successi decennali ma solo in virt๠di attente analisi preliminari e grazie al calibrato, coscienzioso e critico utilizzo di diverse tecniche d'intervento valutate caso per caso, materiale per materiale, patologia per patologia.
Ho sempre sostenuto, sia all'interno che all'esterno del forum, che il problema non è rapprentato dai materiali o dalle tecniche (antichi o moderni che siano) bensì dall'uso critico che ne facciamo. Ma ad ogni lo specifico uso va riferito immancabilmante ad un preciso scopo che ci proponiamo.
Nei confronti dell'umidità qual'è il nostro scopo ? Vogliamo eliminarla ? Ci conviene trasferirci in Egitto nei pressi delle piramidi e vivere felici ed asciutti per millenni !
Personalmente sono convinto che l'atteggiamento tecnicamente più corretto sia quello d'imparare a convivere con il fenomeno patteggiando, in guisa di un navigato uomo politico, le più corrette opere di ... mediazione.
Ho sempre affermato che l'umidità non ha colpe. Siamo noi che o non abbiamo costruito correttamente o vogliamo riciclare (per dormirci o collezionare componenti elettronici) un'efficace cantina in una squallida camera da letto. I sò pazzo ?
credo che il termine "macroporoso" venga spesso confuso (comunque usato impropriamente) con "deumidificante". difatti non tutto ciò che è definito macroporoso è anche deumidifcante. so benissimo che la supposizione è la madre di tutte le stupidate. quel che conta, a mio parere, è risolvere "il problema". se il problema, come nella fattispecie, è l'umidità dei muri, o si pongono in atto delle tecniche tali da garantire il "prosciugamento" (e con tale termine intendo un prosciugamento "misurabile" scientificamente con strumenti che diano misurazioni precise ed inoppugnabili -prima e dopo-) oppure si prende in giro l'interlocutore utilizzando generici materiali spacciati "sulla carta" come macroporosi, ma che -in fondo- sono dei "risananti". una cosa è "risanare", un'altra è "limitare efficacemente" e tutt'altra cosa è "deumidificare", cioè togliere l'umidità , rendendo asciutto il muro (e l'ambiente che descrive).il mercato oggi chiede certezze, non utopie. è proprio per evitare una certa confusione sulla terminologia tecnica che nella mia presentazione pubblicata sul sito ho voluto dedicare un paragrafo all'esplicazione dei temini, soprattutto rivolto ai "non addetti ai lavori", all'utente comune.
se ne ha voglia e tempo gradirei che le desse un'occhiata, mi interessa (moltissimo) il Suo parere.
al piacere di rispondere ai suoi dubbi e quesiti, cordialmente saluto. leo sigi
LSD Sigi Leo 340-9572525 consulente tecnico e marketing sito: http://www.top-level.it info@top-level.it
Ri-salve a tutti e auguri di stagione (oggi è il solstizio) - e cerchiamo di mantenere la discussione pacata come ha fatto l'Ammiraglio - Come diceva (credo) Socrate: definiamo i termini e troveremo terreno comune sul quale intendersi, anche se potremo non essere d'accordo. "Risanare", "risanante","Deumidificare", "deumidificante", "antisale" descrivono un risultato. Sono termini oramai commerciali.
Gli intonaci macroporosi, o cellulari a grandi pori, descrivono una struttura fisica. Questa struttura di per se ingenera tre proprietà : a) isolamento termico, sono coibenti; b) capacità di "succhiare" umidità quando in contatto con un substrato i cui pori sono più piccoli, per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nei pori più grandi, sono osmotici detti deumidificanti; c) capacità di immagazzinare, e perciò nascondere, al loro interno i cristalli di sali che formano in conseguenza dell'evaporazione, sono assorbenti Perfetti? Teoricamente sì. - possono mantenere un equilibrio dinamico di umidità più bassa dell'originale nel muro, ossia parzialmente asciugare, il muro sottostante se il ritmo di risucchio ed evaporazione e superiore al ritmo di risalita, isolare termicamente, nascondere i sali. MA in pratica, come dice il Saggio Admin, bisogna vedere caso per caso, e non è tutto oro ciò che luccica. In generale - se applicati all'interno di un locale non possono far altro che trasferire l'umidità del muro all'aria ambiente; - possono nascondere, i cristalli di sali che si formano dall'evaporazione solo fino alla saturazione dei pori e conseguente crollo; - possono mantenere la loro capacità coibente massima solo finchè asciutti. (Leo ha ragione quando dice che pori umidi diminuiscono la coibenza)
Vi sono due condizioni d'uso: a) in presenza di barriera alla risalita; e b) in assenza di barriera. In presenza di barriera il muro si asciugerà e, se la quantità di sali accumulati all'interno è poca, dureranno, MA saranno stati un costo inutile, salvo forse per la coibenza. Sarebbe bastata la barriera. In assenza di barriera funzioneranno inizialmente MA, essendoci continuo apporto di nuovi sali dalla risalita, i cristalli intaseranno gradualmente i macropori diminuendo la capacità coibente e la capacità di succhiare umidità dal substrato. Alla saturazione crolleranno.
Quanto alla misura della quantità d'acqua in un muro, è cosa estremamente difficile che si presta in tutti i modi ad errori, alle volte interessati, come dice Minozzi. Gli strumenti a capacitanza derivati dall'industria legno non sono affidabili in quanto nell'industria edile non vi sono, e non potrebbero esserci, tabelle di taratura per delle condizioni "standard" quali si verificano nel commercio del legname (tipo di essenza: dolce, media, dura; spessori delle tavole normalizzati).
Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354 Email: xgardo@tele2.it Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
salve a tutti. sono parzialmente d'accordo con Lei Pinto Guerra. non trovo il pericolo che un ambiente trattato con malta deumidificante (non tutte) trasferisca altra umidità nell'ambiente. innanzitutto perchè questa è già presente in % elevate nell'aria ambiente, altrimenti il danno provocato da umidità di risalita verrebbe relegato a fattore puramente estetico. normalmente si decide di trovare una soluzione per molteplici motivi: l'aria diventa intollerantemente "pesante" con persistenti odori di chiuso, per l'igiene e l'abitabilità dato lo svilupparsi di muffe e batteri che trovano facile proliferazione in queste condizioni, ed inoltre i danni provocati a mobili, tendaggi e quanto contenuto, solo per ultimo si prende in cosiderazione il fattore "estetico". lo scopo principale di un intervento efficace è quindi quello di abbassare l'igrometria ambientale innanzitutto, eliminando così le condizioni in cui si sviluppano i germi patogeni e salvaguardare salute e suppellettili. solitamente gli interventi ad intonaco macroporoso tendono a risanare solo la parte "estetica" della faccenda, non tenendo in debito conto che il problema principale legato all'aspetto abitativo-igienico è proprio l'alta UR. con la tecnologia che intendo io, è fondamentale tutelare il consumatore restituendogli innanzitutto una UR accettabile (50-53%), e per ottenere questo valore si agisce proprio sulla grande attitudine dell'aria a "trasportare" aria umida, che viene espulsa con i ricambi d'aria. l'umidità che traspira dalla muratura risanata viene resa prontamente disponibile a "sciogliersi" nell'aria ambiente. essendo la velocità di espulsione maggiore della velocità di risalita (perchè i materiali costituenti barriera offrono sempre una certa "resistenza" all'acqua in ascesa, è per questo che i danni da umidità di risalita si manifestano dopo anni), l'umidità nel muro si abbassa fino a stabilizzarsi alla base dello stesso. i sali: questi non costituiranno più un fastidioso problema, anche in assenza di barriera meccanica/chimica. perchè? è semplice: perchè togliendo il "mezzo" con cui questi si muovono (cioè l'acqua) questi non potranno più muoversi e, quindi, non possono fare più alcun danno. neanche criptoflorescenze (o subflorescenze). perchè? perchè prima che arrivi acqua liquida (il "mezzo") questo è sempre preceduto dal vapore. se il vapore, ha la possibilità di "aggregarsi" diventa liquido e ricomincia a veicolare il sale, ma se il vapore tende ad essere espulso "prima" che possa aggregarsi in molecole più grandi, il muro si asciugherà ed i sali rimangono "bloccati", senza far danni. diversamente significherebbe che me li ritroverei nello spessore della malta (il che porterebbe allo "scoppio da tensione" della stessa, -chi meglio di Lei conosce il forte potere espansivo dei sali?-) o immediatamente al di sotto di essa. se fosse così gli interventi suonerebbero "a vuoto", indice di distacco imminente. per tale motivo il sale non fa in tempo a creare danni macroscopici. e finchè rimane lì, andrà in letargo. a mio avviso la soluzione è tutta qui, nell'eliminare "il mezzo", anche perchè se questo vi permanesse si aggregherebbe, facendo confluire altri "colleghi" che a loro volta -tutti insieme- attirerebbero altra acqua per igroscopicità e, se questa arrivasse a ghiacciare, si arriverebbe a tensioni anche di 165Kg/cmq!! . nel frattempo la muratura si asciuga, le macchie non si ripresentano, la manutenzione periodica è superflua, l'UR ambiente è nei limiti accettabili e l'utente è felice . e io pure . per questo, a distanza di anni, mi faccio redigere delle lettere di referenza, a disposizione del prossimo utente.
saluti e a presto. leo sigi
LSD Sigi Leo 340-9572525 consulente tecnico e marketing sito: http://www.top-level.it info@top-level.it
Gentile Sigi - non posso assolutamente accettare le sue argomentazioni in quanto tecnicamente contradittorie, fuorvianti, pseudo logiche e comunque troppo orientate "commercialmente". Delle due l'una, come dicono a Roma: o "c'è" e si rende conto di quello che dice, oppure "ci fa", cioè si arrampica sugli specchi.
1- Se un intonaco osmotico-evaporante messo all'interno di una stanza non dissipa l'umidità in risalita nella stanza stessa, dove la mette? Per diminuire la UR del locale bisogna aerare continuamente (sperando che la UR esterna sia bassa). Quindi, per asciugare ventilando non serve un intonaco evaporante. 2- Se vi è evaporazione da soluzione salina presto o tardi vi sarà formazione di cristalli di sali all'interfaccia evaporante con i danni conseguenti. Stop.
Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354 Email: xgardo@tele2.it Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
egregio ing. Pinto Guerra, una delle massime che guida la mia attività e le mie convinzioni è la seguente: se fai quello che hai sempre fatto, arriverai dove sei già arrivato. è ovvio che questa è una massima che invita al cambiamento; cambiamento nelle opinioni, nelle credenze, nell'esperienza e nel modo di "guardare" alle cose. qui stiamo parlando di soluzioni ad un problema "concreto" come quello dell'umidità dei muri e l'utente finale aspetta da noi tecnici delle soluzioni altrettanto "concrete", al di fuori di delle opinioni personali. non credo di essere contraddittorio, forse io e Lei, più semplicemente, abbiamo delle cognizioni tecniche..."differenti", possiamo chiamarle così? eppure qui stiamo parlando di fisica e psicrometria, dunque di scienze esatte, non di...filosofia. non credo di essere fuorviante per le stesse ragioni esposte nel capoverso precedente. le mie ragioni saranno -forse- pseudo-logiche, per il Suo personalissimo modo di "vedere" però, è un dato di fatto, che finora nessuno ha mai contestato un mio lavoro nel campo della deumidificazione. se vuole vedere dei lavori effettuati a partire da 16 anni addietro non ha che da raggiungermi nella mia regione (non sono attrezzato per trasportare delle strutture), unitamente a qualche decina di lettere di referenze debitamente validate dall'utente. forse in una cosa ha ragione: sono orientato commercialmente, come Lei dice, e questo avviene per tre ragioni: la prima è che, nonostante tutto, il sistema funziona (eccome!) e non vedo perchè dovrei cambiare strada, e, quindi, riesco a risolvere definitivamente il problema in questione, con completa soddisfazione di tecnici ed utenti (deversamente non mi compilerebbero lettere di referenza o non mi darebbero accesso ai locali per visite successive, Le pare?). ciò mi sembra una cosa buona. Una seconda ragione, è quella di mettere a disposizione del grande pubblico un qualcosa che finalmente funziona (anche quest'ultima mi sembra una cosa buona). l'ultima è che...vivo di questo lavoro, e credo di svolgerlo piuttosto bene. e questa mi sembra un'ottima ragione (almeno per come la vedo io). Mi rendo conto perfettamente di quello che dico (e scrivo) e non mi arrampico sugli specchi, mi rendo semplicemente conto che, come dice Vitino, pizzaiolo in Bari, le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che oltrepassa le loro capacità di comprensione. gran verità quella di Vitino. per rispondere al Suo punto 1) la risposta è insita nella replica precedente, cioè nella grande capacità di accoglimento di umidità dell'aria, non ho mai detto che non bisogna ventilare, ma almeno aprire le finestre di tanto in tanto, ne più ne meno come quando si spalancano gli infissi per i normalissimi ricambi d'aria al mattino. ciò è sufficiente perchè l'aria "svuoti" il suo contenuto umido miscelandosi con l'aria esterna. per il Suo punto 2) ho già più volte ribadito, forse non sono stato abbastanza chiaro o, più probabilmente, sono stato letto "superficialmente", che il metodo per evitare la formazione di sali consiste nel togliergli il "mezzo" con cui questi si muovono, cioè l'acqua. che poi, sempre secondo Lei, si formeranno dei sali proprio favoriti dall'evaporazione può anche essere, sta di fatto che finora non ci sono. e questo è un dato di fatto inconfutabile. per maggior precisione allego n° 2 foto della situazione iniziale e del sopralluogo-verifica ispettiva dopo 13 anni dall'intervento, in occasione dell'applicazione di un nuovo strato di piastrelle sulle precedenti ormai usurate. Nota bene: non abbiamo sollevato la struttura. la struttura è in muratura di tufo, a sacco, spessore 60-70 cm, costruita fine '800, situata in zona marina (Bari-Torre a Mare), a circa 150 mt dal mare. deumidificazione effettuata nel 1994. non me ne voglia, ing. Pinto Guerra, nessuno la costringe a condividere le mie "opinioni" o argomentazioni come Lei preferisce chiamarle. Lei per la sua strada ed io per la mia. questa è la vera libertà . Le auguro una buona giornata.
Gentile Sigi - Questo è un forum di dibattito tecnico e non una vetrina commerciale. Il suo messaggio è tecnicamente poco coerente. Perchè citare una parete piastrellata? la piastrellatura impedisce l'evaporazione e pertanto ivi non si formeranno mai sali. Non sposta nulla di quanto ho detto prima.
Non è qui la sede per verificare la sua esperienza di successi personali per i quali ci sarà sicuramente una spiegazione ben diversa da quella che lei sostiene ma, a mio modesto avviso, le sue approssimate tesi tecniche non possono contraddire leggi fisiche.
Quanto ad essere giudicato con la saggezza di un pizzaiolo "mente mediocre che condanna ciò che oltrepassa la propria capacità di comprensione", alla mia età non me la prendo più . . . . . di cure miracolose ne abbiamo sentite tante negli anni, perciò se insiste con le sue tesi sarà costretto a metterle assieme alle altre nella stanza dove tengo i miracoli Noti bene però, che non condanno nulla: semplicemente chiedo coerenza di affermazioni-deduzioni tecniche.
Cordiali saluti
Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354 Email: xgardo@tele2.it Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.