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NUOVO Forum Restauro@Conservazione    CHIMICA E DIAGNOSTICA PER IL RESTAURO    Tecniche di restauro innovative  ›  Consolidamento "in situ" Moderatori: Rossella Croce
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Consolidamento "in situ"  (attualmente 2.123 viste) Stampa
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Rossella Croce
Settembre 19, 2005, 11:48am Rapporto al Moderatore
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte
Moderatore
Posts: 1.268
Location: Venezia
La discussione si propone di affrontare lo spinoso tema del consolidamento in situ, raccogliendo esperienze ed esempi di  restauratori ed esperti tecnici che si sono trovati ad affrontere tali difficoltà durante lo svolgimento di specifici restauri. La discussione vorrebbe spaziare  dalla progettazione dell' intervento alle tecniche di restauro utilizzate, dalla scelta dei prodotti al monitoraggio post intervento per una prima, anche se incompleta, valutazione dell' efficacia e della durabilità dello stesso.
La discussione è aperta a qualsiasi materiale dell'arte interessato da tali interventi.


Rossella Croce
Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici   
Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro

Cooperativa per il Restauro S.c.p.a.- Milano
http://www.cooprestauro.net

MODERATORE SEZIONE CHIMICA E DIAGNOSTICA


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gian1
Settembre 19, 2005, 2:46pm Rapporto al Moderatore
architetto e Conservatore
Utente Attivo
Posts: 46
ho iniziato ad eseguire consolidamento in sotto vuoto in sito (cioè senza lo spostanmento dell'oggetto) fin dal 1976. tela tecnica si ootiene applicando in modo molto attento ed omogeneo uno strato osmotico e il sucessivo strato impermeabile, segue lo studio del c/to pneumatico e di quello idraulico che ne deve garantire la risalita del consolidante in modo uniforme. La percentuale di vuoto che può garantire il trattamento può arrivare anche al85%. i cicli di risalita e pertanto l'imbibizione dell'oggetto vengono eseguiti fino a completa saturazione dell'oggetto stessa da parte del consolidante. la penetrazione del consolidante in un marmo microcristallino fortemente degradato arriva oltre il cm, mentre su pietra arenaria può superare i 5 cm. intaluni casi ho ottenuto l'effetto biscotto. la pressione che la membrana esercita sulla superficie degradata dell'oggetto risulta essere uniforme, sempre ortogonale alla superficie (mai tangenziale, fenomeno che si registra se si usa membrane impermeabili tipo fogli di politilene, ecc..) le superfici degradate vengono mantenute totalmente. al termine dei cicli, e una volta rimosso la membrana, la superficie lapidea presenta un forte aspetto di bagnato, dopo 24 ore la superficie perde questo aspetto e non si registrano effetti di sovrasaturazione del consolidante. Il trattamento in sottovuoto in sito è stato da me sviluppato in questi anni fino a portare il consolidamento sottovuoto a manufatti con altezze fino a 7 metri.


Giancarlo Calcagno
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gian1
Settembre 22, 2005, 10:49am Rapporto al Moderatore
architetto e Conservatore
Utente Attivo
Posts: 46
il consolidamento in sottovuoto (in laboratorio o in sito) è consigliabile aoltre ai materiali lapidei in genere, anche a materiali in legno e legno policromo, materiali compositi, in stucco o gesso. recentemente ho sviluppato la possibilità di eseguire sottovuoto in sito su bassorilievi marmorei in parete con ottimi risultati di penetrazione e tenuta del vuoto.


Giancarlo Calcagno
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Edgardo Pinto Guerra
Settembre 24, 2005, 11:29am Rapporto al Moderatore
Consulente restauro murature storiche
Moderatore
Posts: 205
Location: Sarteano (Siena)
L'argomento interessa moltissimo anche a me -
1) una domanda (ingenua consolidamento con che cosa?? acqua di calce - latte di calce - silicati di etile - acrilici - silossanici???
2) come vi comportate in presenza di sali? a me risulta che laddove vi è una forte  presenza di sali il consolidante non è efficace.  Non tocca il materiale vero e proprio ma si deposita sui sali. Grazie

Commento dell'admin E dagli co stì sali ..  



Ing. Edgardo Pinto Guerra - 0578 266922 - 348 705 7354  Email: xgardo@tele2.it
Consulente risanamento murature storiche. Sito http://www.mangiasali.it
Autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate". Dario Flaccovio Editore 2008.
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admin
Settembre 24, 2005, 4:30pm Rapporto al Moderatore
Architetto
Amministrazione
Posts: 722
Location: Palermo
Ti rimando alla domanda che ti pongo in Consolidamento ligneo:
http://www.tine.it/cgi-bin/blah/Blah.pl?b=RL,m=1108887742
pregandoti in ogni caso di non disperdere gli argomenti in diverse sezioni.

I primi esperimenti con la tecnica del sottovuoto sono stati iniziati da Kempel all'interno del British Museum (vedi relazione negli atti del Symposium Unesco Rilem  Parigi 1978 ). In italia sono state realizzate diverse applicazioni all'interno dell'Opifico Pietre Dure di Firenze.
Nel corso degli anni 80 la società inglese Peter Cox registrava un brevetto internazionale (basato sull'utilizzo del polietilene) e dava inizio ad una serie d'interventi di consolidamento (anche strutturale).
In quel periodo collaboravo con la Peter Cox in qualità di componente del comitato tecnico ed ho avuto modo di apprezzare pregi e difetti del sistema.

In quel periodo, tuttavia, si era ancora convinti che i sistemi d'impregnazione più idonei fossero quelli capaci di veicolare in profondità la sostanza impregnante.

Credo che da qualche anno sia in atto una decisa inversione di tendenza (che emerge soprattutto all'interno dei più noti istituti di ricerca) in merito all'evidente irreversibilità di questi trattamenti.
Il problema si è posto in tutta la sua gravità nel corso di lavori di "de-restauro"  su affreschi ed altre opere che accusavano, trascorsi alcuni anni, evidenti crisi d'incompatibilità con la sostanza impregnante.
Il tema è stato affrontato da diversi relatori nel corso degli ultimi convegni Arkos e personalmente ho avuto il piacere di discuterne con A. Pasetti e con l'inossidabile Giovanna Alessandrini.



Sergio Tinè
Amministratore del forum

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Rossella Croce
Settembre 25, 2005, 9:45am Rapporto al Moderatore
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte
Moderatore
Posts: 1.268
Location: Venezia
L'intento di questa sezione è proprio quello di raccogliere l'argomento, di comune interesse per molti settori del restauro, in un'unico spazio, che si propone di affrontarlo analiticamente, dal punto di vista tecnico-scientifico e non tecnico-applicativo. Per la parte applicativa ed operativa, si rimanda, alle specifiche sezione, con tutti i dettagli e  le varianti che richiedono in corso d'opera materiali diversi.


Rossella Croce
Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici   
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MODERATORE SEZIONE CHIMICA E DIAGNOSTICA


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gian1
Settembre 26, 2005, 8:33am Rapporto al Moderatore
architetto e Conservatore
Utente Attivo
Posts: 46
Personalmente ho condotto i primi progetti di consolidamento in sottovuoto a venezia dal 1976 al 1978 su sculture in marmo del Palazzo Ducale.
Occorre dividire in due parti il processo del consolidamento sottovuoto: la prima, come semplice tecnica che permette di ottenere il vuoto anche da opere scultoree non amovibili, tecnica che  sfrutta le caratteristiche della depressione controllata sia all'interno che sulla superficie dell'oggetto, con tutte le implicazioni quali ad esempio il mantenimento delle superfici degradate e/o decoese. La seconda è la scelta del consolidante che è solamente in funzione delle caratteristiche dell'oggetto (pietra, che tessitura, stato di porosità, o altro materiale ecc..). Quando invece c'è la forte presenza di sali all'interno del manufatto, cosa abbastanza frequente,  l'intervento di consolidamento dovrà essere attivato solo in un secondo tempo, dopo la riduzione dei sali presenti. Il sistema sotovuoto si presenta quale tecnica migliore per la riduzione di sali, le mie esperienze in questo senso sono su alcuni manufatti in pietra e in legno: AL termine dell'applicazione degli strati e i circuiti idraulici e pneumetici, si attiva  il sistema e si fa affluire dell'acqua deionizzata e/o altro tale che possa sciolgliere in parte i sali e trasportarli fuori attraverso il circuito idraulico, mantenendo sempre e con valori costanti  il vuoto. Questo favorisce lo scambio anche in profondità e non danneggia gli strati esterni degradati in quanto la depressione che viene esercitata, oltre ad essere controllata, mantiene una pressione costante e ortogonale alla superficie senza creare sforzi tangenziali alla superfici (cosa che si verifica nel caso si utilizza il politilene come rivestimento). Altro intervento di riduzione dei sali è stato eseguito  su fasciame ligneo di una nave recuperata dal mare. L'intervento di desalinizazione ha ottenuto risultati ottimi, in circa 12 cicli si è ridotta la percentuale dei sali del 80%. successivamente alla fase di desalinizzazione si porta all'asciugatura lenta del manufatto, sempre utilizzando il sistema del sottovuoto, questa fase può essere accellerata inserenda all'interno gas di azoto. Terza fase il consolidamento con appropriato prodotto precedentemente testato (in particolare il solvente che potrebbe daneggiare l'involucro) e l'applicazione di un numero di cicli fino alla saturazione e stabilizzazione dell'assorbimnento.


Giancarlo Calcagno
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gian1
Dicembre 29, 2005, 6:19pm Rapporto al Moderatore
architetto e Conservatore
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Posts: 46
in questi ultimi mesi ho portato a termine l'applicazione del consolidamento a ULTRA-VUOTO cioè con parametri di circa 6-7 volte maggiori rispetto a quanto svolto precedentemente. tale tecnica permette di ridurre i tempi di preparazione del 80% e di conseguenza anche i costi. inoltre permette il consolidamento sottovuoro a parete, cioè a manufatti tipo bassorilievi murati o posti su parete, con lo stesso sistema è possibile ottenere il vuoto e agire indistintamente in desalinizzazione, riduzione dell'umidità e successivo consolidamento anche per apparati lignei di grande dimensione ed articolazione (vedi navi recuperate dal mare o manufatti archeologici, eccc.).
mi farebbe piacere inviare foto, ma non sono in grado di farlo, qualcuno può spiegarmi se possibile?
arch giancarlo calcagno


Giancarlo Calcagno
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