[messaggio aggiunto] Ancora salve a tutti! riprendendo una domanda già posta nel forum da parte di donatella, vorrei sapere a che punto è arrivata la questione della riforma degli albi naturalmente per i corsi di laurea inerenti il restauro.esiste un albo dei conservatori per le lauree del primo livello??? e soprattutto, bisogna ancora uscire da una facoltà di architettura per accedere a codesto albo o si è riusciti a superare il favoritismo concesso a chi esce dalle 10s ? e poi, queste lauree in ingegneria-architettura, sorte come risposta al dibattito sulla formazione del "buon" restauratore architettonico, non avranno per caso la sfrontatezza di volersi iscrivere a tutti gli albi che ci sono in giro ? qualcuno è in grado di fare chiarezza su tutto ciò? spero proprio di sì e ringrazio fin da ora chi si prenderà la briga di rispondere.. [/messaggio aggiunto]
Gli studenti ovviamente stanno studiando per diventare una qualche figura nel mondo del lavoro.
In mezzo però ci sta la legislazione. cosa dice a riguardo? La domanda mi è giunta spontanea leggendo i post di altri utenti e dei loro dubbi riguardo la scelta effettuata:
Quale legge delinea le figure lavorative che girano attorno alla conservazione dei beni culturali?
Studiando legislazione siamo venuti a conoscenza di una cosa preoccupante: il codice dei beni culturali appena uscito come sostitutivo del testo unico precedente, si deve rifare ad una vecchia legge in fase di cambiamento. In poche parole i corsi che stiamo intraprendendo ci rendono competenti in un campo ancora delimitato da leggi non aggiornate.
Quali sono queste leggi? Si sa come cambieranno ed entro quanto? Le nuove leggi definiranno la posizione di un laureato triennale nel mondo del lavoro? Definiranno il ruolo di un chimico specializzato in conservazione e restauro? Saremo solo "assistenti" di restauratori che di chimica probabilmente ne sanno molto meno, o avremo probabilmente un ruolo paritario rispetto a quello del restauratore prendendo però in considerazione altri campi?
queste e molte altre domande probabilmente troveranno risposta solo con la nuova lege che verrà. Intanto se qualcuno sa rispondere anche ad una sola di queste domande... discutiamone.
--------------------- Trevisanello Michele laureato triennale in scienze e tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro
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..già, quanti problemi....purtoppo le leggi non sono fatte intorno a noi, come possono citare molte pubblicità, il mondo del restauro è ancora tenuto all'oscuro dalle legislazioni, cioè non sono molto chiare per quanto riguarda il futuro dello studente che vuole intraprendere una situazione lavorativa agiata e di sua competenza. ...ora vado a cercare nuove informazioni su internet ... per tastare il vero terreno di "guerra".
Peccato (bellini i gattini!! )... quando avrò dato legislazione per i beni culturali ti saprò dire io Se qualche professionist del restauro vuole intervenire intanto...
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aiuto... non sapresti dirci quale è la legge che delinea la figura del restauratore? (non quella del codice dei beni culturali, ma quella a cui dovrebbe far riferimento in mancanza di quella nuova ancora da fare)
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Art. 7. Restauratore di beni culturali 1. Ai fini del presente regolamento, nonché ai fini di cui all'articolo 224 del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, per restauratore di beni culturali si intende colui che ha conseguito un diploma presso una scuola di restauro statale di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, di durata non inferiore a quattro anni, ovvero un diploma di laurea universitaria specialistica in conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico. 2. Per restauratore di beni culturali s'intende altresì colui che alla data di entrata in vigore del presente regolamento: a) ha conseguito un diploma presso una scuola di restauro statale o regionale di durata non inferiore a due anni e ha svolto attività di restauro dei beni stessi, direttamente e in proprio ovvero in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa con responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento, con regolare esecuzione certificata da parte dell'autorità preposta alla tutela del bene o della superficie decorata, per un periodo di tempo almeno doppio rispetto a quello scolare mancante, e comunque non inferiore a due anni; b) ha svolto attività di restauro dei beni predetti, direttamente e in proprio ovvero in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa con responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento, per non meno di otto anni, con regolare esecuzione certificata dall'autorità preposta alla tutela dei beni sui quali e' stato eseguito il restauro; c) ha conseguito un diploma presso una scuola di restauro statale o regionale di durata non inferiore a due anni ovvero ha svolto attività di restauro di beni mobili o superfici decorate per un periodo almeno pari a quattro anni, direttamente e in proprio ovvero in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa con responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento, con regolare esecuzione certificata dall'autorità di tutela, ove ne venga accertata l'idoneità o venga completato il percorso formativo secondo modalità stabilite con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, da adottarsi entro il 31 dicembre 2001.[così dopo le modifiche apportate dal D.M. 24 ottobre 2001, n. 420 - N.d.R.]. [Si confronti la determinazione 6/2001]
Art. 8. Collaboratore restauratore di beni culturali 1. Agli effetti del presente regolamento, per collaboratore restauratore di beni culturali si intende: a) colui che ha conseguito un diploma di laurea universitaria triennale in tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali, ovvero un diploma di Accademia di Belle Arti con insegnamento almeno triennale in restauro; b) colui che ha conseguito un diploma presso una scuola di restauro statale o regionale di durata non inferiore a tre anni; 2. Per collaboratore restauratore di beni culturali s'intende altresì colui che, alla data di entrata in vigore del presente regolamento, ha svolto lavori di restauro di beni mobili di interesse storico, artistico o archeologico, o di superfici decorate di beni architettonici, per non meno di quattro anni, anche in proprio. L'attività svolta è dimostrata con dichiarazione del datore di lavoro, ovvero autocertificata dall'interessato ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, accompagnata dal visto di buon esito degli interventi rilasciato dall'autorità preposta alla tutela dei beni oggetto del lavoro. [così dopo le modifiche apportate dal D.M. 24 ottobre 2001, n. 420 - N.d.R.]. [Si confronti la determinazione 6/2001]
Quindi se io studio "scienze e Tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro posso diventare "collaboratore". Ma questa legge non pone in secondo piano le persone che conseguono questo tipo di lauree?
--------------------- Trevisanello Michele laureato triennale in scienze e tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro
Salve a tutti è la prima volta che scrivo su questo forum. Sono una studentessa al primo anno dell'ICR e posso dire che questo problema riguarda tutte le tipologie di scuole che "toccano" il mondo del restauro e che sarà molto, molto difficile risolverlo con la soddisfazione di tutti. Neanche avevo cominciato le lezioni che già assistevamo a riunioni dove si discuteva proprio del ruolo del restauratore icr, delle figure professionali create dalle nuove lauree ecc. Il discorso è molto complesso e l'unica cosa che per ora ho capito è che è ancora tutto in alto mare e che anche l'icr rischia di perdere le sue caratteristiche fondamentali. In risposta però a miketrevis mi sento di dire che una laurea triennale sulle "scienze e tecnologie chimiche ecc... ecc..." non possa fornire la preparazione completa (e infatti anche il nome del corso di laurea lo dice) che la figura del restauratore dovrebbe avere. La figura di collaboratore mi sembra invece si adatti perfettamente al complemento specialistico, in questo caso di tecnologie chimiche, che dovrebbe affiancare il restauratore al fine di assicurare un lavoro il più corretto e scientifico possibile. Certo è che poi con l'esperienza ed eventuali specializzazioni dovrebbe essere giusto che un collaboratore possa diventare restauratore a tutti gli effetti. Non capisco perchè non si possa creare un albo anche in questo settore, con esami che possano realmente stabilire chi possa restaurare cosa. Non sono molto giovane e ho tanta paura di ritrovarmi con una laurea e un diploma icr praticamente inutili a potermi mantenere da sola. Tutto questo è abbastanza deprimente... Ma non perdo le speranze, un saluto grande a tutti
Io non voglio assolutamente diventare restauratore, fatto sta che il termine "collaboratore" mi sembra ponga troppo in secondo piano la figura dello "scientifico per il restauro"...
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