Comincio io, in quanto studente, ma credo che moltissimi siano gli studenti del mio corso a porsi questa domanda.
STCCR (Scienze e tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro) è un corso relativamente nuovo, nato con le lauree triennali. L'obiettivo è quello di
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preparare laureati con una solida conoscenza della chimica di base e dei materiali, associata ad una adeguata preparazione umanistica e ad una cultura nel campo della conservazione e tutela dei Beni Culturali.
Cosa andremo a fare? Una risposta ci vien data fin dall'inizio:
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Il laureato avrà la capacità di lavorare anche in gruppo e operare con autonomia e consapevolezza svolgendo compiti ed attività professionali e dirigenziali in qualità di:
- Chimico per la diagnostica per i Beni Culturali;
- Chimico dei prodotti e tecnologie per il restauro;
- Operatore nel campo della conservazione e restauro;
ma quali sono i ruoli che già esistono in questo campo e che potremmo andare ad occupare? La mia paura è che non esista un vero e proprio ruolo di "chimico per la diagnostica", "chimico dei prodotti", e via dicendo. Devo dire che inoltre la terza ipotesi non mi alletta moltissimo: dopo 5 anni per avere una laurea come chimico spero proprio di non andare a fare l'"operatore" (ma questo è solo un mio parere molti del mio corso invece non vedono l'ora).
Inoltre, se occuperemo posti già esistenti con in mano questa laurea (nuova nuova), chi mi impeisce di pesare che possano esser presi da chi non ce l'ha (infatti i nostri predecessori mica l'avevano, e avran fatto ugualmente bene il loro lavoro...)?
Dovremo inventarci nuove professioni (che non sarebbe neanche tanto male, ma la gavetta è un'altra cosa...)?
--------------------- Trevisanello Michele laureato triennale in scienze e tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro
Non sottovaluterei le opportunità di lavoro presso i tanti piccoli produttori di materiali per il restauro. In atto i consulenti sono "riciclati" dalla produzione di materiali per nuove costruzioni.
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte Moderatore
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Mi sembra che dell'argomento io e te ne abbiamo già parlato di persona in passato...per cui dico solo che al tuo posto (ed alla tua età) , nonostante tutto non sarei così pessimista, ma ammetto che il mio giudizio può essere un pò di parte... Dice il saggio...siediti sulla riva del fiume ed aspetta...almeno di finire la laurea triennale, aggiungerei io! Questo non vuol dire prendere le cose con passività...ma solo prendersi il tempo necessario per riflettere profondamente sulle proprie aspettative al fine di, una volta valutate bene tutte le possibilità, concentrarsi su un obbiettivo che davvero ci interessa e perseguirlo con dedizione, adottando una politica propositiva ed anche un pò manageriale... Dico questo perchè mettendo sui piatti della bilancia i pro ed i contro del nostro mestiere ci si rende subito conto che esso ci obbliga ad una grande passione per riuscire a perseverare .... Per esperienza ho imparato che nulla in questo settore arriva mai dal cielo, o per caso, ne di certo si trova lavoro rispondendo ad un'inserzione sul giornale: questa è la realtà! Tutti noi che operiamo nel settore sappiamo bene, inoltre, che è un momento di grande transizione sia per la qualificazione professionale che per la didattica del restauro e di conseguenza per tutte le materie ad essa collegate...non ci sono certezze, ma al contempo nulla è veramente precluso. Questo genera confusione e problemi enormi, ma la speranza è che da questo ''magma in attività'' ci sia una spinta decisiva verso un cambiamento, un miglioramento globale. Le innovazioni richiedono pazienza... ci vuole il tempo materiale per un assestamento del sistema a livello nazionale: questo è lo scotto di aver intrapreso una strada nuova. Sicuramente non è un percorso facile, ma secondo me le opportunità non mancheranno, per chi saprà coglierle, in più di un ambito....
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
io conosco solo la PHASE per ora. Penso sia la più famosa. (Ce ne saranno anche altre effettivamente). Devo dire che tra le tre è quella che mi ispira di più. Punterò su quello. Adesso mi informo riguardo aziende vicino a venezia o in veneto (se qualcuno ne sa già qualcuna magari potrebbe agevolarmi la ricerca).
X Ross: Eh eh è vero, ne abbiamo già parlato, ma meglio avere le idee chiare (e io non le avevo). Adesso che Sergio mi ha dato una piccola indicazione almeno so da che parte iniziare. Devo dire che ha colto in pieno l'idea che mi ero fatto. E' vero la laurea triennale deve ancora finire, ma manca solo un semestre (scaga...) Le opportunità ci saranno, e io voglio sapere dove guardare
--------------------- Trevisanello Michele laureato triennale in scienze e tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro
Fase, CTS, Bresciani .... non ci siamo. Commercializzano esclusivamente prodotti di altre aziende.
Mi riferivo ai produtori (a largo raggio) di materiali che in vario modo vengono utilizzati nelle opere di manutenzione e di restauro (soprattutto in architettura). In atto la maggior parte delle aziende si rivolgono a chimici (per nulla specializzati in materia) che hanno una "storica" esperienza nella produzione industriale. Personalmente ho avuto diversi "scontri" con consulenti di aziende produttrici di intonaci, malte speciali, ed altro.
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte Moderatore
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Per quello che so anche phase e cts fanno ricerche interne , anche in collaborazioni con chimici esterni che tra parentesi conosco, e producono anche prodotti a loro marchio, ovviamente presso fabbriche esterne, di cui sconosco il nome. Per quello li citavo, pensando piu ad un lavoro di consulenza e ricerca. Per Bresciani effettivamente forse si può pensare solo ad un lavoro come agente.... Ho capito che Sergio forse invece intende un lavoro vero e proprio di produzione di prodotto, come tecnico di laboratorio, allora le ditte sono veramente tante, basta cercare i maggiori produttori di prodotti chimici per l'edilizia e non, tutti più o meno fanno qualcosa per il restauro o l'edilizia storica. Come esempi: Syremont, Geal , Rhone Poulenc...ecc...Le ditte più famose e accreditate per il restauro mi risulta non siano italiane. Alcune hanno sedi in Italia, ma per lo più commerciali. Per il resto...pagine gialle di zona.
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
consideriamo anche l'ANTARES(BO) e non dimentichiamo che i restauratori e ancor di più i chimici potrebbero ragionare meglio sull'utilizzo dei prodotti belli e pronti.
Agente non mi ci vedo proprio. Adesso prendo le pagine gialle e guardo. ... che bello, in provincia di venezia sotto "restauro, prodotti e materiali" non c'è nulla
--------------------- Trevisanello Michele laureato triennale in scienze e tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro
Ciao a tutti!!Michele, capisco benissimo i tuoi timori..anch'io sinceramente non ho ancora capito quale ditta potrebbe assumere un diagnostico del restauro (provengo dalla facoltà di geologia)..E pensa 1po' che Bari è stata la prima Università in tutta Italia a far venir fuori questo diploma di laurea(oggi laurea triennale).. e io sono stata tra i primi 25 ad immatricolarmi (era a numero chiuso).E ora che sono arrivata al termine non so proprio a chi rivolgermi..
tecnico per la diagnostica del restauro Utente medio
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ragazzi date un'occhiata all'argomento laureandi in diagnostica del restauro ok? leggete trovo che dovremmo muoverci di piu' e fare piu' domande a chi puo' dare risposte
ciao mike, sono Simonetta..sono studentessa come te (ma di architettura), per cui non ho l'esperienza necessaria a fornire una risposta esaustiva alla tua domanda. Posso dirti però che la figura del chimico per la diagnostica in restauro c'è e, secondo me, è molto affermata. Io sto facendo la tesi per un istituto del CNR a Milano e posso dirti che la metà del personale è costituita da chimici. Penso siano persone laureate in chimica e che col passare del tempo abbiano affinato la propria esperienza nell'ambito dei beni culturali.
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Documento assembleare
Gli studenti del corso di laurea in “Scienza e tecnologia per la diagnostica e conservazione dei beni culturali” dell’Università di Bari, riuniti in assemblea il 27 ottobre 2005 hanno discusso sulle prospettive professionali. Si è definita la loro figura professionale partendo dall’unica normativa oggi esistente emessa dal MIUR che descrive gli sbocchi occupazionali dei laureati della classe 41 e 12s. La norma però non chiarisce bene la collocazione lavorativa del diagnosta, per cui risulta necessario prima di tutto definire la figura dello stesso nell’ambito delle aree in cui può svolgere le proprie attività. Il lavoro del diagnosta è oggi svolto dal chimico, dal fisico, dal geologo o dall’archeologo sicchè questi professionisti considerano i diagnosti quasi come usurpatori del loro lavoro, non comprendendo che in realtà la loro funzione è essenziale e distinta al tempo stesso per la specificità e complessità degli interventi possibili sia per la loro professionalità che per la nostra. Il problema oggi oltre che riguardare una non precisa definizione del nostro ruolo nei vari ambiti, consiste nell’impossibilità di certificare le analisi eventualmente svolte da un diagnosta perché non esiste un ordine professionale che riconosca i laureati della classe 41 e 12s. Aziende di restauro pubbliche e private, anche sovrintendenze già riconoscono la necessità del ricorso ad un tale professionista, ma questo non può praticare liberamente perché il suo titolo non è pienamente riconosciuto. Per sbloccare questa situazione ci siamo interrogati su quali possano essere le possibili soluzioni per legittimarci: crediamo innanzitutto che sia necessario costituirci in associazione, giuridicamente riconosciuta, o creare una sede regionale di un’associazione già esistente, l’AIEDAbc (Associazione Italiana Esperti in Diagnostica Applicata ai Beni Culturali), per stabilire un dialogo costruttivo con il MIUR , con la comunità europea, con le regioni ,con le province e con i comuni, nonché con associazioni e fondazioni varie. È prevalsa l’opinione di creare preliminarmente un registro regionale ma senza tralasciare ogni tentativo per realizzare gli obiettivi prefissati.
La rappresentante degli studenti nel consiglio del corso di laurea Germinario Giulia Bari, 27 ottobre 2005
... già , il tema è molto interessante, peccato che io mi inserisca adesso (che probabilmente è chiuso) a distanza di 2 anni. Comunque devo constatare (scusatemi) che c'è molta confusione (solo per questo tema intendo, e non in generale, dove molti di voi sono da me stimatissimi). Un po di chiarezza in merito ai produttori, rivenditori, ecc. di materiali non farebbe male. Comunque forse è troppo tardi per riaprire il discorso, ma se mai qualcuno volesse sono a disposizione per riaprirlo. saluti.