Restauratore - National Archives of Scotland Utente anziano
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L'unico contributo che posso dare in merito al Ciclododecano riguarda il "sentito dire": se non erro si dice che non sublimi completamente lasciando residui sul supporto. Non so se sia limitato al caso carta o meno. Vediamo se trovo del materiale in proposito...
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Mi confermi una critica ricorrente, anche dal settore dei materiali lapidei mi giunge la stessa informazione. In quell'ambito viene utilizzato prevalentemente come protettivo temporaneo, per la sua capacità di sublimare a temperatura ambiente. In che ambito lo usate, nel restauro della carta?
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Restauratore - National Archives of Scotland Utente anziano
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Se non ho inteso male, credo prorpio che l'uso sia il medesimo. Sulla carta o la pergamena (mi confermate?) viene utilizzato come schermante per inchiostri, pigmenti o media vari (immagino ci siano delle controindicazioni per media grafici polverosi, ma non mi addentro non conoscendo bene cosa starei per dire ) per operazioni per via umida, in modo da proteggere la zona per la durata del trattamento. La sublimazione poi dovrebbe far sì che tutto torni com'era allo stato precedente all'applicazione...
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Ho utilizzato il ciclododecano spray su una volta dipinta a secco, cinquecentesca prevalentemente ridipinta. L'abbiamo utilizzato per proteggere il colore dalla creta che applicavamo sulle crepe per poi consolidare con malta idraulica. In teoria si sarebbe dovuto eliminare da sè senza lasciare traccia, ma in realtà ha lasciato aloni. Tra l'altro non permetteva una corretta adesione della creta che si staccava ripetutamente portandosi via il ciclododecano appena spruzzato.
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scusate non avevo fatto caso che il topic sul ciclododecano avesse avuto un seguito (non mi sono fatto inviare le repliche...) l'uso del ciclododecano è legato alle cosiddette operazioni di fissaggio e servirebbe a ridurre i rischi di solubilizzazione degli inchiostri in caso di operazioni umide quali lavaggio e deacidificazione purtroppo non sono riuscito a trovare articoli che riguardassero l'argomento e l'unica cosa che ho visto sono i risultati di test di invecchiamento artificiale fatti a patologia de libro e mai pubblicati (non lavorando lì non so spiegare perchè non siano stati pubblicati) l'entità dell'ingiallimento dei supporti mi ha abbondantemente convinto che l'uso del ciclododecano su supporti cartacei è ancora da tenere sotto osservazione (non ho invece idea dei suppporti membranacei per quanto non ne capirei l'utilità, dopotutto nessuno laverebbe una pergamena in ogni caso...) ciao
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Il ciclododecano dopo averlo sciolto in solventi idrocarburici (cicloesano, etere di petrolio) l'ho testato su diverse superfici tra cui materiale ceramico, intonaco, pietra e vetro. Dopo un mese circa dall'applicazione è ancora presente su tutte le superfici, anche sul vetro che apparentemente sembrerebbe quello più facile da liberarsi. In pratica è una cera (paraffina) a peso molecolare abbastanza basso. Non escludo che con il tempo possa sublimare completamente... in ogni caso è un processo lungo (soprattutto d'inverno, l'estate forse permetterà la completa sublimazione! Ne riparliamo a settembre).
Per quanto riguarda il contrad 2000 alcuni lo definiscono "soda travestita". Misurando il pH con il mio pHametro l'indicatore si è fermato a 12,30... un pH decisamente elevato. Viene consigliato anche dai produttori di usarlo diluito (anche se spesso i restauratori lo usano puro) ma anche diluendolo di 10 volte si otterebbe comunque un pH ancora al di sopra dell'11 poichè la scala dei pH è logaritmica. Diciamocelo, al di la del potere solubilizzante dei tensioattivi quello che realmente lavora è il pH e basta provare a lavorare con tensioattivi non ionici per scoprire quanto sia intenso il fattore pH. "Contrad 2000" comunque è un nome commerciale quindi non credo che vi possano essere molte variazioni nella composizione (è come dire Nutella, la Nutella è sempre Nutella) tuttavia sappiamo dall'etichetta e dalla scheda tecnica che contiene tensioattivi anionici e non ionici a cui potrebbero anche essere aggiunti altri additivi minoritari (tra i quali non escluderei a priori l'EDTA). Neutralizzarlo non dovrebbe in teoria essere difficile basta addizionarlo a un buffer a ph neutri qualsiasi. Sotto un certo pH il tensioattivo si protona perdendo la sua caratteristica struttura e la sua efficacia... attenzione perchè con procedimenti simili vengono introdotti sali solubili quindi soprattutto se si sta parlando di lapideo o di murature potrebbero insorgere dei problemi, risolvibili, se possibile, con un prolungato lavaggio con acqua distillata.
Marco NICOLA MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico sito: http://www.adamantionet.com
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Rispetto all'uso di contrad adeguatamente diluito nella pulitura di superfici lapidee esterne, non ho mai registrato problemi a posteriori di un intervento, ovviamente se usato nella corretta maniera e localizzato ad alcune zone. So invece di colleghi restauratori che ne abusano, soprattutto nella diluizione e ritengo che ciò sia alquando rischioso. Rispetto alla dose generalmente consigliata nelle schede tecniche, 4-5% ritengo che un 2% sia piu che sufficiente. Non applicherei il contrad abitualemnte,ma in determinate situazioni può risolvere problemi che richiederebbero utilizzo di prodotti piu aggressivi. Nel caso in cui sia il minor male, credo la scelta possa casere liberamente su esso.
Mi sorge una domanda....c'è ancora qualcuno che pulisce le superfici lapideee con acqua non deionizzata???? Mi sembra assurdo solo pensarlo possibile.
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
1° il prodotto in questione, lo abbiamo capito tutti, è il CONTRAD 2000, il C2000 è una abbreviazione per specialisti ma preferisco i nomi chiari ed estesi che non generano equivoci.
2° perchè voler neutralizzare questo tensioattivo quando ce ne sono altri che sono già neutri?
3° ... forse è perchè pulisce bene! sicuramente l'idrossido di potassio che contiene una buona mano nella pulitura la da certamente ...
4° esistono in commercio tensioattivi con caratteristiche analoghe ma senza idrossido di potassio e con pH meno basici
5° certamente non contiene EDTA (a meno che le formulazioni non vengano manomesse da qualche produttore [cit. rossella croce]) cosa vuole dire? non capisco. Il produttore del contrad 2000 è uno solo. Gli altri sono distributori. E che interesse possono avere nel manipolare aggiungendo edta al contrad 2000? se così fosse, cosa che per'altro non è vietata, il prodotto finale non potrebbe assolutamente più chiamarsi contrad 2000 ma prenderebbe un'altro nome.
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Semplicemente che non contiene EDTA, ovvero, che non mi risulta che sia in commercio addizionato ad edta sotto nessun nome commerciale.
Credo che il largo utilizzo del Contrad nel restauro derivi prevalentemente dalla facile reperibilità e basso costo, che lo fa ritenere vantaggioso rispetto ad altre soluzioni chimicamente migliori, ma meno economiche.
Secondo me, nessun prodotto va demonizzato a priori: visto uno specifico contesto, il budget a disposizione ed essendo sicuri di utilizzarlo adeguatamente, penso esistano casistiche in cui può trovare ancora il suo spazio.
Rossella Croce Consulente diagnostico e Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Certamente, demonizzare qualche prodotto in particolare è l'ultimo dei miei pensieri. Al massimo posso demonizzare l'utilizzo che di alcuni prodotti si fa, non il prodotto (che di per se non è nè buono nè cattivo, ha solo delle specifiche caratteristiche che devono essere ben conosciute e valutate in fase d'uso). saluti.
ciao a tutti, in merito al ciclododecano (spray o da solubilizzare) vorrei farvi partecipe delle mie esperienze. L'ho usato spesso sulle carte per fermare prima dei lavaggi inchiostri PARZIALMENTE sensibili all'acqua. Su inchiostri fortemente sensibili il ciclododecano, per essere efficace, deve essere applicato in maniera molto penetrante (ossia liquido, ad alta concententrazione e mediante l'apporto di temperatura) cosa che ritarda, ovviamente, la sublimanzione portandola a tempi davvero lunghi (mesi). la sublimazione è in funzione della temperatura esterna e soprattutto della ventilazione. A logica io sconsiglierei l'applicazione su supporti altamente porosi o che possano avere un iterazione con i solventi alifati in cui è solubilizzato il ciclododecano.
devo correggermi: non è corretto dire "supporti che interagiscono con i solventi alifatici" in quanto mi risulta che il ciclododecano si solubilizzi in genere in idrocarburi (etere e cicloesano). scusate.